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 Oggetto del messaggio: Re: [O.T.] DELITTI
MessaggioInviato: sab mag 26, 2018 2:31 pm 
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danny_the_dog ha scritto:
Beh, la giornalista del fatto non ha tutti i torti, comunque questo è il passaggio che mi "attorciglia" dentro:


appunto, era soprattutto a questo che mi riferivo (e viceversa alle stronzate dell'altro articolo)

anche se ormai è faccenda chiusa, che può dare solo frustrazione.


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 Oggetto del messaggio: Re: [O.T.] DELITTI
MessaggioInviato: sab mag 26, 2018 4:18 pm 
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 Oggetto del messaggio: Re: [O.T.] DELITTI
MessaggioInviato: lun giu 11, 2018 5:38 pm 
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Per la rubrica "non c'è limite all'assurdo" eccovi la storia del nigeriano pezzo di merda a cui dobbiamo per "legge" pagare pure la casa.
https://www.picenooggi.it/2018/06/08/56453/ai-domiciliari-vuole-alloggio-gratuito-dal-comune-protesto-e-se-occorrera-daro-dimissioni/

P.s. Ho come l'impressione (vabbè la certezza) che abbiano smesso di pagare l'affitto perchè consapevoli di poter avere un alloggio pagato dal comune.

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Quando la fatica supera il gusto e ora di lasciar perdere la Patacca e attaccarsi al lambrusco. Giacobazzi


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 Oggetto del messaggio: Re: [O.T.] DELITTI
MessaggioInviato: gio giu 14, 2018 11:28 pm 
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16enne suicida a Forlì, condannati i genitori a 3 anni e 4 mesi


Il sostituto procuratore di Forlì Sara Posa aveva chiesto sei anni di carcere per il padre Roberto Raffoni e due anni e mezzo per la madre Rosita Cenni. Il difensore Martines aveva chiesto l'assoluzione. La pm aveva puntato sul concetto di maltrattamenti da intendersi anche come abusi psicologici definendoli il comportamento dei genitori nei confronti della figlia "disfunzionale". Rapporti sfociati in una vera e propria 'sfida-guerra', in particolare con il padre, quando Rosita, per l'accusa, ha cercato di liberarsi della cappa di umiliazioni, isolamento e privazioni a cui era sottoposta. Anche la volontà del suicidio, ha precisato l'accusa, era nota ai genitori, ma questo non avrebbe modificato il loro atteggiamento vessatorio.



rosita Aveva accusato i suoi genitori di averle tolto la voglia di vivere e subito dopo si era lanciata dal tetto del liceo classico che frequentava a Forlì. Oggi per quel padre e quella madre è arrivata una condanna a tre anni e quattro mesi per il reato di maltrattamenti e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, oltre al pagamento delle spese processuali. La corte d’Assise di Forli, presieduta da Giovanni Trerè, ha chiuso così il processo nei confronti dei coniugi per la morte di Rosita Raffoni avvenuta il 17 giugno 2014. Quel giorno la ragazza,descritta come una ragazza timida e molto chiusa e come una studentessa modello, lasciò in un messaggio video sul suo telefonino e in una lettera pesanti accuse sul comportamento dei genitori tali dallo spingerla a farla finita. Quando la procura chiuse l’inchiesta il pm contestò ai due indagati le “umiliazioni” e gli “insulti” nei confronti della ragazzina che fu sfidata a farla finita.


Accuse che la difesa aveva respinto: "Non è vero che Rosita era soggetta a privazioni materiali e morali. Non è vero che vivesse in isolamento sociale, non è vero che non aveva il permesso di uscire mai, non è vero che Rosita e il fratello abbiano avuto un’infanzia infelice", la contro replica dell'avvocato Martines che ha portato più volte in aula il dolore dei genitori per la perdita di Rosita. "Davvero si vuole fare credere che un padre possa volere la morte della figlia?". Quando era nato il primogenito, fratello maggiore di Rosita, il padre aveva lasciato il lavoro per occuparsi della famiglia. "È stata la bambina più bella e brava più del mondo. Poi è successo qualcosa. Forse non sono riuscito a capire fino in fondo i cambiamenti di mia figlia", le sue parole durante l'interrogatorio della pm.

Il padre della ragazzina è stato invece assolto, “perché il fatto non costituisce reato”, dall’ipotesi di istigazione al suicidio. Alla lettura della sentenza, arrivata dopo circa sette ore e mezza di camera di consiglio, non erano presenti i due i coniugi diversamente da quanto accaduto durante le precedenti sedici udienze del procedimento. Rispetto alle richieste avanzate dalla difesa rappresentata dall’avvocato Marco Martines – che aveva chiesto l’assoluzione per i suoi assistiti – e della pubblica accusa, rappresentata dalla Pm, Sara Posa – che aveva chiesto sei anni di carcere per Roberto Raffoni per istigazione al suicidio e maltrattamenti e due anni e sei mesi per Rosita Cenni per maltrattamenti – la Corte d’Assise con la sua sentenza ha parzialmente accolto la richiesta per l’uomo mentre per la moglie il verdetto è stato più severo di quanto chiesto dal pm. Secondo l’accusa, nella fase di chiusura delle indagini, i comportamenti di disinteresse e dissociazione affettiva e familiare erano proseguiti anche dopo la morte della figlia: la ragazza sarebbe stata “lasciata nuda e senza vestiti in cella frigorifera per giorni, impedendo ad amici e parenti di visitarla nella camera mortuaria”. Un disinteresse che a parere dei pm sarebbe poi sfociato nella scelta di non dare alla ragazza “gli onori di un funerale, disponendo che la salma venisse cremata senza alcuna visita e senza alcun sentimento di pietà”.


Un estratto del video girato col telefonino – un grido di dolore e atto d’accusa al tempo stesso – era stato fatto sentire in aula a porte chiuse.
Dalla voce della 16enne, i giudici avevano potuto ascoltare le accuse rivolte ai genitori cui la ragazza diceva di averla odiata aggiungendo che, proprio per questo, il suo suicidio a loro non sarebbe loro dispiaciuto tanto. Nella registrazione Rosita aveva sottolineato che i genitori non l’avevano mai capita, conosciuta, né accettata per quello che era. La ragazza, ancora, aveva anche manifestato il dispiacere di lasciare la vita, spiegando che avrebbe voluto fare tante cose, andare all’estero, avere un ragazzo, rendere felice qualcuno.
Parole risuonate in un aula di Tribunale che, oggi, ha emesso la sua sentenza.

Fuori dal tribunale si sfoga l'amica e compagna di liceo Clara Rossi: "Domenica sarà l'anniversario della sua morte, sono stati quattro anni di lotte e sofferenza, ma ora sono contenta di questa sentenza, significa che Rosita diceva la verità. Nella lettera che mi ha lasciato aveva allegato una sua poesia scritta in seconda media dove parlava di morte e suicidio. L'insegnante l'aveva corretta per renderla meno dura. Tanti i segnali che lei mandava, invece l'hanno voluta far passare per un disagiata. Non lo era, Rosita era una persona con un grande attaccamento alla vita. E io vivo da allora con i sensi di colpa: se avessi visto la lettera prima, se....".

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Uno scorpione vuole attraversare un fiume, ma non sa nuotare. Chiede a una rana di traghettarlo. La rana non si fida, ma lo scorpione la rassicura: “se ti pungessi annegherei”. La rana generosamente accetta, ma a metà percorso lo scorpione la colpisce con il suo aculeo velenoso. La rana, disperata e morente, gli chiede “Perché?”. Lo scorpione, prima di morire annegato, risponde “È la mia natura” ( favola)


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 Oggetto del messaggio: Re: [O.T.] DELITTI
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ma l'agente immobiliare del pavese - ciclista semi professionista - che faceva i sopralluoghi e faceva rapinare le ville soprattutto se avevano le biciclette da corsa per la ricettazione?
vi dico solo questo: guardate la sua agenzia e il negozio di fianco..

https://www.google.it/maps/uv?hl=it&pb= ... 4Qpx8IdTAK

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 Oggetto del messaggio: Re: [O.T.] DELITTI
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 Oggetto del messaggio: Re: [O.T.] DELITTI
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 Oggetto del messaggio: Re: [O.T.] DELITTI
MessaggioInviato: dom lug 01, 2018 1:53 am 
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Organizza una festa d'inaugurazione per la nuova casa e qualche ora dopo rischia la pena di morte. È accaduto in India, nel villaggio di Mahad, dove la 23enne Pradnya Survase si è messa ai fornelli per accogliere degli ospiti che però non hanno gradito la sua performance culinaria, prendendola in giro. La risposta della giovane? L'uccisione di 5 (tra cui 4 minori tra i 7 e i 13 anni) dei 120 invitati al party, perpetrata per mezzo del pesticida aggiunto ai cibi. Altre 88 persone sono finite in ospedale.

Secondo quanto riporta il Daily Mail, Pradnya Survase avrebbe rischiato di uccidere anche il marito, le cognate, la suocera e la sorella di sua suocera: anche loro avevano storto il naso davanti alle pietanze servite.

La Polizia ha sottolineato che la ragazza ha raccontato di essere vittima di vessazioni psicologiche da quando, due anni fa, era convolata a nozze. La sua famiglia, infatti, la ridicolizzava regolarmente per la sua carnagione scura e per le sue scarse doti culinarie. Survase è accusata di omicidio, tentato omicidio e cospirazione ai sensi del codice penale indiano. Ora rischia la sentenza capitale.

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 Oggetto del messaggio: Re: [O.T.] DELITTI
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PORCO DUE, :o capisco che li' i figli non sono un bene raro & prezioso come da noi che pretendiamo di farli dopo i 30 :evil: , pero' ca22o ammazzare dei ragazzini (diciamo innocenti. o almeno cazzoni e non responsabili... :no: )

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Firenze, confessa figlio di coppia uccisa a Impruneta/ “L'ha ordinato l'Isis”: aveva vestiti sporchi di sangue

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MessaggioInviato: mar lug 03, 2018 5:23 am 
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E' banale dirlo ma nel 1988 avrebbe detto "L'ha ordinato Satana" :P

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MessaggioInviato: gio lug 05, 2018 12:19 am 
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Marocchinella

Dopo la convalida del fermo per Jalal Hassisou e Soufyane El Khedar, i due marocchini accusati di aver massacrato di botte Zeneb Badid, sono ore di attesa. Sono state disposte perizie per confermare l'uso di sostanze stupefacenti da parte dei due uomini che avrebbero pestato con pugni e calci la donna, mamma di tre figli, in una casa nelle campagne di Baja Sardinia. Ma saranno rilevanti, come riportato dall'Unione Sarda, anche i risultati dell'autopsia che dovranno accertare se, tra le altre cose, le ore trascorse tra le prime profonde ferite inferte alla vittima e la richiesta di soccorsi abbiano avuto una rilevanza nella morte della 34enne, arrivata all'ospedale di Olbia quando era ormai in coma. Le indagini, condotte dai carabinieri di Olbia, sono coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Cristina Carunchio. Non si è più ripresa. È morta nella tarda mattinata di ieri.

UNO DEGLI ARRESTATI "SCONVOLTO E DISPERATO"

Le indagini su quanto accaduto in Costa Smeralda al termine di un festino di alcol e droga e incentrate sull'uccisione violenta di una marocchina 34enne sono partite dopo la segnalazione del personale del Pronto Soccorso di Olbia. Qui era arrivata la donna in condizioni critiche dopo essere stata trasportata dalla guardia medica di Arzachena dal personale del 118. Inizialmente era stata condotta dai due amici alla guardia medica riferendo di una caduta accidentale ma questa versione è stata definita subito poco credibile dagli inquirenti che hanno quindi approfondito ricostruendo il drammatico episodio culminato con la morte della donna e l'arresto dei due connazionali. L'aggressione violenta nei confronti della 34enne sarebbe stata generata dalla gelosia, come emerso dall'inchiesta del sostituto procuratore di Tempio Cristina Carunchio, provata da Jalal Hassissou in seguito agli ammiccamenti di un altro marocchino nei confronti della donna. Ora Jalal Hassissou, 40 anni, e Soufyane El Khedar, 36 anni dovranno rispondere dell'accusa di omicidio. Il più giovane si sarebbe difeso spiegando di essere innocente e di aver tentato anche di aiutare la ragazza dalla furia del 40enne. Quindi si è detto sconvolto e disperato per l'accaduto.

UNO DEGLI ARRESTATI SI DIFENDE: LITE PER GELOSIA?

Non è ancora ben chiara la dinamica del pestaggio a cui è stata sottoposta la 34enne Zeneb Badid, deceduta all’Ospedale di Olbia dopo essere stata riempita di botte ed essere finita in coma. Oggi, dopo che uno dei connazionali sospettati dell’omicidio si è presentato davanti al gip, ha di fatto negato qualsiasi responsabilità per il crimine, sostenendo di aver anzi difeso la donna dall’aggressione di Jalal Halissou, il 40enne che era con lui nel corso del festino incriminato a base di droga e alcool. Tuttavia, al momento, dopo la versione fornita dal 36enne Soufiane El Khadar, non vi sono riscontri su quella dell’altro uomo che, probabilmente, rigetterà le accuse di essere stato l’unico a riempire di botte Zenib: l’unica certezza al momento che hanno gli inquirenti è che l’aggressione è stata davvero brutale e che il possibile movente di uno dei due sospettati ora in stato di fermo (o di almeno uno dei due) è la gelosia, e che la lite sarebbe nata per via di una serie di sguardi e ammiccamenti che qualcuno avrebbe rivolto alla 34enne di origini marocchine.

UNO DEI DUE ARRESTATI SI DIFENDE

La confessione di uno dei 2 imputati ha di fatto “confermato” la linea investigativa ma non ha per nulla risolto il caso: «Ho tentato in tutti i modi di difendere la ragazza, ma non ce l’ho fatta, lui è più forte di me e aveva preso cocaina, poi mi ha minacciato per farmi dire che era stato un incidente», con queste parole Soufiane El Khadar scarica di fatto tutta la colpa dell’omicidio brutale contro il “compare” 40enne, anche lui marocchino. Qualcuno sta mentendo in questa storia e l’orrore più grande è che ormai nulla è più recuperabile per quella povera donna 34enne uccisa, massacrata e brutalizzata dopo un “festino” a base di eccessi d’ogni tipo. La gelosia, come abbiamo scritto qui sotto, sarebbe il movente di colui il quale però, ancora, non ha fornito una sua versione sull’intera tragedia: nel frattempo, ci pensa El Khadar a parlare, assistito dall’avvocato Nino Vargiu. Nelle ultime ore, il marocchino in carcere a Tempio Pausania si è detto “sconvolto e disperato” per quanto accaduto.

CONVALIDATO FERMO DEI 2 CONNAZIONALI

La 34enne Zeneb Badid era stata ricoverata ieri in gravissime condizioni presso l’Ospedale “Giovanni Paolo II” di Olbia ma la donna di origini marocchine, finita poi in coma causa del pestaggio non ce l’ha fatta: per il suo omicidio sono stati fermai due connazionali che nella giornata di oggi sono stati chiamati a fare chiarezza sulla propria posizione e per comparire davanti al giudice che si occupa delle indagini preliminari per confermare il fermo. I due, infatti, avrebbero pestato la 34enne in preda ai fumi dell’alcol e della droga nella notte tra domenica e lunedì scorso fino a ridurla in fin di vita, in una casa sulle colline di Baia Sardinia, località nei pressi di Arzachena. Per quanto riguarda invece il movente, pare che sia stata la gelosia a scatenare la ferocia ingiustificata dei due marocchini, uno di 36 e l’altro di 40 anni, anche se si attendono in merito degli aggiornamenti a seguito degli interrogatori a cui i presunti assassini sono stati sottoposti dopo il loro fermo.

FERMATI DUE UOMINI PER L'OMICIDIO

Una donna marocchina di 34 anni è stata massacrata di botte e uccisa sulle colline di Baia Sardinia, vicino ad Arzachena, in Sardegna. La donna era stata ricoverata in gravissime condizioni ieri nell'ospedale di Olbia, dove è morta la notte scorsa. Due connazionali sono stati fermati con l'accusa di omicidio. Il movente dell'aggressione sarebbe la gelosia. Stando all'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Cristina Carunchio, i tre hanno trascorso la domenica insieme in una casa di campagna, in località “Stazzu di Calcinaiu”. Infastidito dai presunti ammiccamenti rivolti dalla donna ad un altro connazionale, Jalal Hassissou, 40 anni, avrebbe cominciato una discussione culminata con un pugno in pieno volto. Poi è cominciato il pestaggio che l'ha ridotta in fin di vita. I due fermati, che avrebbero agito sotto l'effetto di alcol e droga, sono nel carcere di Nuchis, a Tempio Pausania.

34ENNE ASSASSINATA PER GELOSIA DOPO FESTINO

Proseguono gli aggiornamenti sulla brutale uccisione di Zaneb Badid, 34enne marocchina che nella notte fra domenica e lunedì è stata assassinata da due suoi connazionali sotto l’effetto di droga e alcol. In un primo momento i due uomini avevano raccontato ai medici del pronto soccorso del Giovanni Paolo II di Olbia, che la ragazza fosse caduta, poi, dopo un interrogatorio dei carabinieri, El Khedar, uno dei due aguzzini, è crollato, ed ha così deciso di raccontare tutto. Pare che a far scattare l’ira degli aguzzini sia stata la gelosia di Jalal Hassissou, che accusava la vittima di flirtare con un loro connazionale: a quel punto l’uomo avrebbe colpito la 34enne con un pugno e da lì sarebbe iniziata tutta una serie di eventi che avrebbero poi portato la povera donna al coma, e quindi al successivo decesso. Olbia.it racconta anche di un litigio dei due marocchini con i medici del pronto soccorso di Olbia, con gli assassini che avrebbero ripreso la donna e l’avrebbero poi portata presso la guardia medica locale.

ULTERIORI DETTAGLI

Arrivano ulteriori dettagli circa la morte della 34enne marocchina di Arzachena, in provincia di Sassari, dopo essere stata massacrata di botte da due connazionali di 40 e 36 anni. A chiamare i soccorsi sarebbero stati gli stessi aguzzini, che ai medici giunti sul luogo avrebbero raccontato di come la donna si sarebbe provocata quelle profonde ferite (le è stata sbattuta ripetutamente la testa contro il lavandino e il water), cadendo e facendo tutto da sola. Una ferita accidentale quindi, alla quale però sia i medici quanto i carabinieri subito dopo allertati, non hanno creduto. I due pare abbiano trovato la vittima svenuta in un giardino, e l’avrebbero quindi soccorsa e portata nell’ospedale vicino. Dopo qualche indagine i marocchini sono stati arrestati e portati presso il carcere di Nuchis, a Tempio Pausania, e quest’oggi presenzieranno davanti al giudice per le indagini preliminari per l’udienza di convalida dell’arresto.

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Torino, la denuncia di una donna 50enne: “Violentata per ore da mio figlio”. La denuncia, sulle pagine de La Stampa, ha portato all’arresto del 30enne, accusato di violenza sessuale. La vittima, invece, si trova in un centro antiviolenza negli ambulatori del Sant’Anna di Torino.

http://www.lastampa.it/2018/08/08/crona ... agina.html


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