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 Oggetto del messaggio: [O.T.] CAPORETTO - grande guerra, piccoli generali
MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 2:45 pm 
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Visto il grande interesse per i topic storici (a noi i vari melograni, mieli, luzzato, ginzburg ci fanno nà  pippa....), ci tengo a farvi partecipi che qui in regione il 90° anniversario della rotta di Caporetto ha avuto degna attenzione con una diffusa serie di eventi piccoli e grandi, in generale sarà  perchè QUI si è svolta la guerra e che Udine ne era la capitale questi argomenti raccolgono ancora interesse, la città  è impegnata dal 2005 e fino al prossimo anno compreso con un progetto culturale che attraversa tutti gli anni della grande guerra.

Il mese scorso sono andato alla presentazione di un libro "Grande guerra, piccoli generali" di Lorenzo Del Boca, mi aspettavo una moderata critica nei confronti di coloro i quali conducevano (si fa per dire) le truppe in guerra e invece mi sono trovato di fronte ad un vivace signore 60enne (presidente dei giornalisti italiani) accanito ferocemente (con prove alla mano) in un' opera di meritoria pratica revisionista contro Cadorna, Badoglio e altri generali che in altri tempi sarebbero stati condannati almeno per manifesta incapacità  e inettitudine (vorrei qualificarli in altro modo ma mi contengo, l'autore ci è andato giù in maniera pesantissima) e che invece ci troviamo in monumenti e intitolazioni di vie in ogni città  d'italia.

Forse per alcuni di voi sarà  cosa nota, per me lo era ma non nei dettagli di cui sono venuto a conoscenza; sempre qui in regione ci sono diversi storici e ricercatori che hanno scoperto nuovi episodi vergonosi, altre nefandezze tra cui la più grande sono le decimazioni avvenute di migliaia di soldati ad opera di carabinieri o commilitoni, comandate quasi sempre senza processi, nell'arbitrio più totale e senza registrazione (cosicchè di moltissimi non è possibile sapere neppure il nome).

E nelle scuole? Queste cose si dicono?
Si dice che di Caporetto si sapevano i piani d'attacco austriaci e furono ignorati?

Si dice che sarebbero cmq stati fermati se Badoglio non avesse mosso di testa sua un numero di truppe che potevano permettere l'arrivo di rinforzi?

Si dice che noi non abbiamo vinto la guerra e nemmeno Vittorio Veneto perchè i krukki non ne avevano più e spintisi troppo in avanti furono costretti a ripiegare?

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MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 2:57 pm 
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Ma soprattutto, vogliamo dire che se gli austriaci non dilagarono nell' intera Pianura Padana fu grazie al ripiegamento ordinato della TERZA E DELLA QUARTA ARMATA, schierate ai lati del punto di sfondamento austriaco? Vogliamo dirlo che la terza armata era guidata da Vittorio Emanuele Filiberto di Savoia, secondo duca d' Aosta? L' unico ad infliggere sconfitte ai krukki?

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MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 3:00 pm 
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Quel generalissimo con il cuore di ferro


Il generalissimo Luigi Cadorna? Da poche ore era stato nominato capo di stato maggiore ma, prima di verificare i piani militari dei quali avrebbe dovuto disporre, si preoccupó di acquistare un buon pachetto di azioni dell'Ansaldo.
L'Ansaldo era l'azienda che - più di tutti - finanziava i guerrafondai di casa nostra perchè soffiassero sul fuoco del conflitto, in modo tale da renderlo inevitabile. Ovvio...Le sue acciaierie avrebbero lavorato per rifornire di armi i magazzini militari e - più di tutti - avrebbe avuto modo di guadagnarci. Il numero uno dell'esercito italiano giocó una buona fetta dei suoi risparmi, scommettendo sulle fortune di una società  alla quale lui, personalmente, doveva rivolgersi per comprare materiale bellico e che - date le circostanze - non poteva che gonfiare fatturato e utili. Il dividendo di quelle azioni gli avrebbe procurato un discreto tornaconto. "Conflitto di interessi" è parola di recente configurazione perchè sembra che i partiti l'abbiano scoperta soltanto adesso. Invece, basta guardarsi un poco intorno, sbirciando fra le pieghe della storia, per accorgersi che è il filo conduttore che lega le vicende politiche fin dai tempi della prima e della seconda monarchia. Nessuno ci ha mai badato per davvero, perchè il conflitto d'interessi è sempre quello degli altri.

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MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 3:13 pm 
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Generalissimo? Mentre i suoi soldati sentivano la cancrena che entrava loro nei piedi e saliva per le gambe, lui scriveva ai familiari di aver scalato il Matajur, "con Lello", da dove "si gode una magnifica vista su tutto il campo di battaglia". Escursionista di guerra. Gli uomini dei reparti, affondati nel fango, anche fino alle ascelle, non avevano il diritto di muoversi ma lui andava ad Aquileia per "pascersi delle bellezze architettoniche della città ": "pranzo con Mambrettie, dopo colazione, l'ho battuto a bigliardo". In gita anche a Feltre, a Venezia, "nella simpatica villa del senatore Facheris, in posizione incantevole". Turista d'assalto.
Alla vigilia di caporetto, in previsione di un'offensiva degli austriaci, ai reparti italiani vennero ritirate le licenze, sospesi i permessi e raddoppiati i turni di servizio. Lui, dopo aver dato disposizioni ferree perchè nessuno si muovesse da suo posto, partì per Vicenza in vacanza. vanza "breve", s'intende, dalla quale tornó giusto in tempo per assistere al disastro del suo esercito ma solo perchè il tempo si era guastato: pioveva e non si poteva godere appieno del tempo libero. Che ferie sarebbero state quelle che obbligavano a rimanere al chiuso di un hotel...?!

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MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 3:22 pm 
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Drogato_ di_porno ha scritto:
Ma soprattutto, vogliamo dire che se gli austriaci non dilagarono nell' intera Pianura Padana fu grazie al ripiegamento ordinato della TERZA E DELLA QUARTA ARMATA, schierate ai lati del punto di sfondamento austriaco? Vogliamo dirlo che la terza armata era guidata da Vittorio Emanuele Filiberto di Savoia, secondo duca d' Aosta? L' unico ad infliggere sconfitte ai krukki?

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Mentre generali inetti e soldati mandati al macello fuggivano QUALCUNO HA FATTO FRONTE. Qualcuno di cui non si parla mai...


Ah verissimo, dopo che badoglio fu sostituito (da Diaz), gli inglesi e francesi proposero lui per comandare l'esercito, ma il re "sciaboletta" lo odiava, ne aveva una paura folle, apparteneva all'altro ramo della dinastia e ne ebbe sempre gran timore che gli soffiasse anche il trono.

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MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 3:44 pm 
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Generalissimo? Non conosceva il valore della fatica (degli altri). Riteneva che il sacrificio non fosse mai sufficente (quello degli altri). E non s'impressionava del sangue che colorava l'Isonzo e delle cataste di morti che si ammassavano nelle retrovie (perchè i cadaveri erano degli altri). Di fronte al martirio di interi reparti che si lasciarono massacrare per obbedire a degli ordini strampalati, mostró un apatico cinismo. Il 28 agosto 1916 lasció che un'offensiva terminasse per sfinimento. Era costata 36mila morti, 96 mila feriti e 25 mila dispersi. Per avanzare di quattro chilometri e conquistare qualche ettaro di pietraia erano stati messi fuori combattimento 150 mila poveri diavoli."Un tempo - commentó con sussiego - una vittoria come la mia ultima mi avrebbe portato fino a Lubiana ma, adesso, con questa guerra di macchine e materiali, non si sono guadagnati che pochi spazi". Pensava di essere nelle condizioni di insegnare qualche cosa anche a Napoleone. Tenendo fra le dita il bollettino della battaglia che riassumeva l'inferno di dolore che aveva imposto a quei ragazzi di leva, fece una passeggiata liberatoria attorno alla palazzina degli alti comandi. Chissenefrega, se 150 mila famiglie, da quella notte, avevano un motivo serio per piangere. "Lui ride e, quando ride, mostra una dentiera grossa, in disordine, pulita ma diseguale, come quella di un vecchio cavallo". I suoi biografi annotarono che " era contento per come andavano le cose".

Con largo abuso di ipocrisia, per decenni, la maggior parte degli storici l'ha trattato con i guanti bianchi, dicendo e non dicendo - come è suo costume - alludendo, dove non era proprio possibile farne a meno, ma in modo che i resoconti non risultassero troppo comprensibili, se non per chi, davvero, addetto ai lavori. Nelle pagine dei libri, Luigi Cadorna risultava un uomo tutto d'un pezzo, ligio al dovere e allo spirito di sacrificio. Esagerazioni retoriche. La verità  stava nei racconti dei reduci e nei loro diari dove appariva, piuttosto, come un forsennato con poche idee in testa, perlopiù sbagliate e proprio a quelle cocciutamente affezionato.

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MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 4:06 pm 
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Cadorna pensava che le questioni militari - organizzative e burocratiche - potessero trovare risposta ( e soluzione) nelle pagine di un libriccino che aveva firmato. Pochi capitoli, in verità . del resto, non ci voleva molto per condensare compiutamente il suo pensiero in tema di guerra: "attacco frontale". Avanti a testa bassa, sempre e comunque. Infatti, se l'attacco partiva di lato, bastava ruotare su se stessi di qualche grado, per farlo diventare frontale. La corsa contro il nemico doveva essere tumultuosa e irruente per demoralizzarlo, con l'irresistibile movimento in avanti. secondo lui, l'andare in avanti costringeva il difensore ad appiattirsi e a tirare alto. Certo, non si poteva escludere che l'avversario colpisse per il verso giusto: in questo caso? "Bisognava sottrarsi all'offesa". Come? "Andando avanti con maggiore celerità ...!". Fermarsi e gettarsi a terra sarebbe stato un gravissimo errore: "equivaleva a rimanere sotto la percossa del fuoco", aumentando la propria vulnerabilità . Perció di corsa, in faccia al nemico.

Esprimeva totale fiducia nella baionetta e immaginava la guerra come un attacco furibondo, senza rispetto per l'intrinseca crudeltà  che una tattica del genere, forzosamente, comportava. Cadorna ebbe nelle mani un "arnese di guerra" di milioni di ragazzi, destinati a finire nei cimiteri e negli ospedali, per la sua dogmatica certezza nelle "spallate" a viso aperto, capaci di abbattere il fronte avversario.

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MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 5:06 pm 
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Cadorna è stato indubbiamente un fanatico sostenitore di inutili e sanguinosi assalti frontali (ma non più di un Conrad o di un Joffre) ció giustifica il giudizio negativo di Giolitti sulla sua capacita di comando tuttavia
IMHO il successo dell'offensiva austriaca è da imputarsi sopratutto alla presenza delle truppe tedesche (fra cui il giovane Rommel!) addestrate ed equipaggiate in modo + moderno.

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 Oggetto del messaggio: Re: [O.T.] CAPORETTO - grande guerra, piccoli generali
MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 5:29 pm 
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Midian ha scritto:
a noi i vari melograni, mieli, luzzato, ginzburg ci fanno nà  pippa....


Non so a quale utente l'hanno fatta in particolare. Ma la prossima volta filmateli cazzo, ho un amico interessato a comprare il video ;)


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MessaggioInviato: sab dic 01, 2007 10:06 pm 
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Per maneggiare un esercito, con quelle idee e con la pedanteria che esigeva nel farle rispettarle, aveva bisogno di ufficiali che obbedissero, senza discutere. Se si accorgeva che qualcuno, forse, pensava per proprio conto, lo cacciava senza complimenti.
Cadorna, nelle sue memorie, dichiaró di aver rimosso 170 generali. In realtà  furono 217. Le sostituzioni procedettero a ritmi industriali. Il "90° fanteria", dal maggio 1915 all'ottobre 1917, cambió 17 comandanti - record - ma, in questa speciale classifica dei trombati, anche il "114°" fece la sua parte con tredici sostituzioni al vertice, in poco più di due anni, quasi un cambio ogni due mesi. Le grandi e medie unità  furono dirette da 407 comandanti che vennero mandati a sostituirsi a vicenda in una girandola di spostamenti e di punizioni. Nella sede dello Stato Maggiore, a Udine, la tabella con gli organici dei reparti portava i nomi dei comandanti scritti a matita in modo che fosse più facile cancellarli con la gomma e scrivere il nome del sostituto, sempre a matita, in previsione di cancellarlo. Proprio per evitare l'umiliazione del trasferimento che diventava una macchia negativa nel curriculum professionale, gli ufficiali presero a comportarsi con untuosa sudditanza.
Cadorna ordinava l'attacco? E i comandanti eseguivano, anche se il piano appariva lacunoso, disorganico e insufficente. Qualcuno sapeva che l'assalto non avrebbe portato risultati ma, prima della vita dei suoi uomini, contava la propria personale carriera. Dunque: avanti...pretendendo che i soldati si facessero ammazzare, con la noncuranza che si riserva alle questioni di secondaria importanza. I cadaveri si accatastavano in pile di corpi informi e di facce sfigurate. Più cresceva il grado gerarchico nell'esercito e meno avvertivano il rispetto per chi stava alle loro dipendenze.
Bersaglieri e fantaccini, "l'attacco frontale", dovevano personalmente realizzarlo. Anche se il nemico non si appiattiva e non tirava alto, come stava scritto sul manuale d'istruzione. In quella gente, il coraggio venne iniettato artificialmente con massicce dosi di alcool.
Quando arrivavano i rifornimenti di grappa e di cognac significava che l'attacco era imminente.
E quando i fiaschi non bastarono più, entrarono in azione i plotoni di esecuzione che, in fretta e, spesso, senza processo, mandavano al muro chi appariva titubante nel correre a farsi ammazzare.
Dovevano essere esecuzioni "esemplari", in modo che servissero da esempio e da deterrente.
A eseguire la sentenza venivano chiamati i militari del paese della vittima.
Era obbligatorio trasmettere al sindaco il nome del fucilato, in modo che anche la famiglia, nella vita civile, fosse colpita da un marchio d'infamia.

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Comunque il crollo del fronte di caporetto fu molto colpa del generale Capello -il conquistatore di Gorizia- che si rifiutó di attenersi agli ordini Cadorna di mantenere un atteggiamento difensivo, con le riserve della sua seconda Armata ben profonde nelle retrovie, ma volle tenerne uno offensivo prevedendo di ricacciare il tedesco dopo le prime schermaglie, sfondare finalmente il fronte e prendere il posto di Cadorna. Solo che non aveva calcolato che i tedeschi avevano truppe fresche dopo la rivoluzione russa e il crollo del fronte orientale e che non si fecero problemi a iniziare l'offensiva annientando un reparto trasmissioni con un bombardamento a base di cianuro. Badoglio comandava un reparto relativamente piccolo e non ebbe particolare rilevanza strategica in quei giorni.

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sgrofo ha scritto:
Comunque il crollo del fronte di caporetto fu molto colpa del generale Capello -il conquistatore di Gorizia- che si rifiutó di attenersi agli ordini Cadorna di mantenere un atteggiamento difensivo, con le riserve della sua seconda Armata ben profonde nelle retrovie, ma volle tenerne uno offensivo prevedendo di ricacciare il tedesco dopo le prime schermaglie, sfondare finalmente il fronte e prendere il posto di Cadorna. Solo che non aveva calcolato che i tedeschi avevano truppe fresche dopo la rivoluzione russa e il crollo del fronte orientale e che non si fecero problemi a iniziare l'offensiva annientando un reparto trasmissioni con un bombardamento a base di cianuro. Badoglio comandava un reparto relativamente piccolo e non ebbe particolare rilevanza strategica in quei giorni.

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MessaggioInviato: dom dic 02, 2007 1:12 am 
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dostum ha scritto:
Cadorna è stato indubbiamente un fanatico sostenitore di inutili e sanguinosi assalti frontali (ma non più di un Conrad o di un Joffre) ció giustifica il giudizio negativo di Giolitti sulla sua capacita di comando tuttavia
IMHO il successo dell'offensiva austriaca è da imputarsi sopratutto alla presenza delle truppe tedesche (fra cui il giovane Rommel!) addestrate ed equipaggiate in modo + moderno.


Vero dostum, si pensi al nuovo tipo di mitragliatrice in dotazione ai tedeschi.

Certo anche gli italiani senza il supporto di reparti anglo-francesi nei mesi successivi avrebbero fatto ben poco.

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MessaggioInviato: dom dic 02, 2007 10:50 am 
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Quest'estate nell'ameno paesino di montagna in cui mi rifugio ogni anno per tranquille escursioni sulle più belle montagne del mondo... non avendo portato nulla da leggere ho preso dalla piccola biblioteca "Addio alle armi". Lo ricordavo come uno splendido libro semi-autobiografico nel contesto della Grande Guerra.

Cercavo in particolare la descrizione di Caporetto, il racconto delle decimazioni e l'episodio di Stresa essendo stato di recente al Des Iles Borromees nella suite dove ha soggiornato Hemingway.

La rilettura è stata una tremenda delusione. Hemingway è piccolo. Cioè il suo personaggio è minuscolo di fronte a una cosa enormemente più grande di lui. Il suo protagonista è alla perenne ricerca di qualcosa da bere e di dimostrare il suo fascino "americano" sulle donne e il suo distacco con una fastidiosa questione (la guerra) che disturba la sua villeggiatura italiana.

E' una love story più che una war story. Cioè il contesto drammatico di una delle guerre più sanguinose e insulse della storia dell'umanità  sono solo uno sfondo nel racconto della storia d'amore dell'ausiliario americano e della sua infermierina. Che farà  morire di parto in un finale assurdo. E' un po' come nei racconti degli scrittori minori dove prevale l'io narrante e non il contesto.

Sembra che la proporzione storica della prima guerra mondiale sia completamente sfuggita ai contemporanei. Come temo stia sfuggendo alla maggior parte di noi la dimensione tragica drammatica e assolutamente apocalittica del nostro tempo.

Nonostante la delusione adoro Hemingway. Cioè lo adoro nel ricordo delle letture dei suoi grandi romanzi "Il vecchio e il mare" ecc. Sono peró arrivato alla conclusione che è molto meglio NON RILEGGERE quei libri che mi hanno lasciato un segno profondo. Magari leggendo meglio potrei accorgermi che non ho mai capito veramente un cazzo.

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non si valuta un aspetto terribile della prima guerra mondiale..

e cioe' il totale disprezzo della vita umana..(voi giustamente direte: in una guerra si deve aspettare il rispetto della vita?)
mi spiego

esistono statistiche che riportano il numero di morti tra i soldati nel periodo tra la firma dell'armistzio e la sua entrata in vigore..
impressionante..dopo la firma TUTTI i comandi "alleati" diedero l'ordine di attaccare e di conquistare piu' terreno possibile fino all'esatto secondo dell'entrata in vigore del cessate il fuoco...

di questo non si parla mai in nessun libro..a scuola.e' un aspetto per me molto importante e significativo del 1 conflitto mondiale..e delle rivalse e nervi scoperti che lascio' e che portarono a quella che sarebbe stato il secondo.....

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E' la vecchia guardia e i suoi interventi sul darkside sono imprescindibili, affronta il lato oscuro del sesso estremo con l'approccio dostojeschiano dell'uomo che soffre, mitizza e somatizza.UN DEMONE
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