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 Oggetto del messaggio: Re: Catalunya e le altre "sorelle". Dove andranno da sole? (
MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 1:58 am 
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dostum ha scritto:
Drugat vedo che in te rivivono gloriose tradizioni milanesi


e Banastre Tarleton?




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 Oggetto del messaggio: Re: Catalunya e le altre "sorelle". Dove andranno da sole? (
MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 2:21 am 
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Come precedente non è un granchè.Invece questo era uno con le palle (di cannone)Mettilo come Avatar!
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 Oggetto del messaggio: Re: Catalunya e le altre "sorelle". Dove andranno da sole? (
MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 2:26 am 
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The butcher era il top

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 Oggetto del messaggio: Re: Catalunya e le altre "sorelle". Dove andranno da sole? (
MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 2:35 am 
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Non buttarti via puoi fare di meglio

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 Oggetto del messaggio: Re: Catalunya e le altre "sorelle". Dove andranno da sole? (
MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 2:51 am 
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Mariano El Cid Campeador

Cita:
Il piano segreto di Rajoy per la Catalogna: l'intervento militare
Le alte sfere dell'esercito spagnolo solo già state avvertite: il piano "Cota de Malla" prevede l'occupazione di infrastrutture strategiche se la Catalogna dovesse insorgere


C'è anche l'intervento militare fra le opzioni allo studio del governo di Mariano Rajoy per gestire le conseguenze della crisi catalana.
Il nome in codice, svela il quotidiano madrileno El Pais, è "Cota de Malla": la serie di misure di emergenza da adottare nel caso la situazione in Catalogna dovesse degenerare.

Nel caso che la regione di Barcellona dovesse dichiarare unilateralmente l'indipendenza, mettendo in atto tutte le mosse per renderla effettiva, il governo spagnolo sarebbe pronto a inviare l'esercito con compiti ben precisi: presidio di infrastrutture strategiche come autostrade, centrali energetiche porti e aeroporti, rimuovendo eventuali ostacoli o barricate erette dai rivoltosi. Il compito di affrontare le sommosse di piazza, invece, verrebbe lasciato, fin quando possibile, agli uomini della Guardia Civil.

I piani di intervento saranno in parte mutuati da quelli approntati per rispondere a situazioni di emergenza derivanti da attentati terroristici o catastrofi naturali. Ma le forze armate - ricordarlo pare superfluo eppure è importante farlo - tengono a chiarire che "non interverranno se non su ordine del governo centrale". Altrimenti, sottolinea il tenente generale Pedro Pitarch, "sarebbe un golpe di Stato".

I militari però si tengono pronti: alcuni reparti sono stati posti in pre-allerta per raggiungere la Catalogna, perché gli uomini presenti sul territorio potrebbero non essere abbastanza.

Già una settimana fa il ministero della Difesa di Madrid aveva inviato verso Barcellona alcune unità di supporto alla Guardia Civil e alla polizia. Ma in quel caso si era trattato di una missione partita esclusivamente con compiti di supporto logistico. Questa volta, se la situazione dovesse sfuggire di mano, le cose potrebbero essere diverse.

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 Oggetto del messaggio: Re: Catalunya e le altre "sorelle". Dove andranno da sole? (
MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 2:59 am 
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Mariano è un Gallego, in quanto a testa dura non è secondo a nessuno

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 Oggetto del messaggio: Re: Catalunya e le altre "sorelle". Dove andranno da sole? (
MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 3:01 am 
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Drogato_ di_porno ha scritto:
Mariano El Cid Campeador

Cita:
Il piano segreto di Rajoy per la Catalogna: l'intervento militare
Le alte sfere dell'esercito spagnolo solo già state avvertite: il piano "Cota de Malla" prevede l'occupazione di infrastrutture strategiche se la Catalogna dovesse insorgere


C'è anche l'intervento militare fra le opzioni allo studio del governo di Mariano Rajoy per gestire le conseguenze della crisi catalana.
Il nome in codice, svela il quotidiano madrileno El Pais, è "Cota de Malla": la serie di misure di emergenza da adottare nel caso la situazione in Catalogna dovesse degenerare.

Nel caso che la regione di Barcellona dovesse dichiarare unilateralmente l'indipendenza, mettendo in atto tutte le mosse per renderla effettiva, il governo spagnolo sarebbe pronto a inviare l'esercito con compiti ben precisi: presidio di infrastrutture strategiche come autostrade, centrali energetiche porti e aeroporti, rimuovendo eventuali ostacoli o barricate erette dai rivoltosi. Il compito di affrontare le sommosse di piazza, invece, verrebbe lasciato, fin quando possibile, agli uomini della Guardia Civil.

I piani di intervento saranno in parte mutuati da quelli approntati per rispondere a situazioni di emergenza derivanti da attentati terroristici o catastrofi naturali. Ma le forze armate - ricordarlo pare superfluo eppure è importante farlo - tengono a chiarire che "non interverranno se non su ordine del governo centrale". Altrimenti, sottolinea il tenente generale Pedro Pitarch, "sarebbe un golpe di Stato".

I militari però si tengono pronti: alcuni reparti sono stati posti in pre-allerta per raggiungere la Catalogna, perché gli uomini presenti sul territorio potrebbero non essere abbastanza.

Già una settimana fa il ministero della Difesa di Madrid aveva inviato verso Barcellona alcune unità di supporto alla Guardia Civil e alla polizia. Ma in quel caso si era trattato di una missione partita esclusivamente con compiti di supporto logistico. Questa volta, se la situazione dovesse sfuggire di mano, le cose potrebbero essere diverse.

NO PASARAN

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MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 4:23 am 
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bellavista ha scritto:
OSCAR VENEZIA ha scritto:
Salvini gia' mette le mani avanti e dice che da noi non ci saranno manganellate.


ma cosa centra salvini e quella cazzata che stanno per fare i lombardia.
quella è una pagliacciata dove si chiede un generico “volete che chiedamo più automomia”?
e per questo sondaggio che si poteva fare sulla pagina web della regione spendendo 100 euro di programmatore hanno buttato nel cesso 50 milioni.

chi dovrebbe venire a manganellarli per questa cagata? al massimo dovrebbero andare a manganellargli quelli che sono 20 anni che vanno a pontida a dire padania libera :lol:

La pagliacciata non e' paragonabile ma le intenzioni si.
Il potenziale vulnus futuro allo stato centrale c'è tutto.
Già abbiamo una caterva di regioni a statuto speciale di cui nessuna riusciremo mai a ricondurre allo status di ordinaria. E' normale che la Sicilia sia a statuto speciale con stipendi faraonici che nessuno si sogna mai di ricondurre alla normalità? Perché non possiamo permetterci conflitti con le autonomie locali ed in Sicilia ci sono pure gli USA in mezzo ai coglioni ed altri Stati europei cui non dispiacerebbe tenerci sulla corda con qualche problema aggiuntivo.
E gli altoatesini ? E Maroni quanto e' subdolo ? E se diventa una moda fra le regioni ? Forse era meglio smembrarle ed avere le province piu piccole.
Siamo pieni di bombe ad orologeria.
E poi teniamo presente che in caso di crisi alla catalana in Italia la gente non da tutto questo appoggio allo Stato centrale per retaggio culturale molti simpatizzano con l'anti stato o al limite sono indifferenti


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 Oggetto del messaggio: Re: Catalunya e le altre "sorelle". Dove andranno da sole? (
MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 6:42 am 
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Si' e' vergognoso che anche storici de sinistra come Hobsbawm caricavano di nostalgie borboniche dei delinquenti comuni come i briganti :evil:

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1) l'ignoranza crea, la cultura rimastica.
2) io stesso sono la mia malattia.
3) "Cosa farebbe Kennedy? Lo sai che se la farebbe!"
4) le donne vogliono essere amate, non rispettate


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MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 10:12 am 
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vedo pesantemente in difficoltà il ticinese in questo topic, non sa più come aggrapparsi allo specchio

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non è bello essere cagati in bocca economicamente :-(


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MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 10:20 am 
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le zecche catalane urlano al tradimento:

Cita:
«La Cup si è sentita tradita, valutiamo se togliere l’appoggio al Govern»
Intervista alla consigliera di Barcellona Maria Rovira. «Pensavamo fosse venuto finalmente il momento di annunciare la nascita della Repubblica catalana». Tra le opzioni in campo anche il ritiro dal parlament


Maria Rovira è una giovane consigliera comunale di Barcellona eletta nelle liste della Cup, la Candidatura d’Unitat Popular, la sinistra indipendentista catalana che grazie al proprio appoggio esterno ha reso possibile la nascita dell’esecutivo guidato da Carles Puigdemont. Rovira si trova in Italia per partecipare a un breve tour di presentazione del volume Catalogna indipendente pubblicato in questi giorni da Manifestolibri (pp. 144, euro 10).

Martedi il presidente della Generalitat, Puigdemont, ha annunciato che l’indipendenza catalana è rinviata: è più triste o arrabbiata per questo?

Un misto di entrambe le cose. Il meccanismo concordato e votato dai catalani prevedeva che alla prima convocazione del parlamento si annunciasse solennemente l’indipendenza come esito della volontà popolare espressa con il referendum. Perciò, ci siamo sentiti traditi: pensavamo fosse venuto finalmente il momento in cui si sarebbe stata annunciata la nascita della Repubblica catalana. Ora vigileremo perché non si perda altro tempo.

Ora la Cup potrebbe togliere il proprio sostegno al governo catalano?

La decisione finale la prenderemo sabato, ma i nostri attivisti stanno già discutendo in queste ore sul da farsi, se togliere l’appoggio a Puigdemont, abbandonare il parlamento di Barcellona o che altro. La discussione non è però qualcosa di chiuso, sta avvenendo, come è nostra prassi, nei quartieri di tutte le città e in ogni centro, anche il più piccolo, della Catalogna. Stiamo promuovendo assemblee con i cittadini e contemporaneamente stiamo lanciando una manifestazione per fare pressione sulla Generalitat perché abbandoni questa esitazione: i catalani si sono espressi chiaramente in favore di un’indipendenza immediata.

In questo senso, quali scenari ritiene possibili ora?

Il premier spagnolo Rajoy continua a negare ogni legittimità al voto dei catalani e all’esito del referendum. Lo ha fatto ancora ieri pomeriggio dando un nuovo ultimatum alla Generalitat. Ora il governo di Puigdemont sta studiando una nuova risposta, ma sembra ormai chiaro che l’offerta di dialogo rivolta a Madrid non ha sortito alcun effetto. Ora dobbiamo prima di tutto vedere se Rajoy intende andare fino in fondo e applicare contro la Catalogna questo famigerato articolo 155 della Costituzione spagnola. Resta il fatto che più di due milioni di persone hanno votato e hanno fatto una scelta chiara per l’indipendenza, non vedo come non si potrà tenerne conto.

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MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 10:25 am 
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analisi lucida

Cita:
L’indipendenza della Catalogna rischia di trasformarsi in umiliazione per i secessionisti
L'onore delle armi agli indipendentisti catalani rischia di non esserci. Il governo Rajoy ha messo il presidente della Catalogna con le spalle al muro e non ha convenienza a trattare.


Qualcuno l’ha definito una “virata nella barzelletta”, fatto sta che l’ultimo capitolo della vicenda relativa all’indipendenza della Catalogna sta effettivamente rischiando di trasformarsi in un qualcosa di ridicolo per il presidente secessionista della regione, Carles Puigdemont. Dopo il suo discorso di martedì sera alla Generalitat di Barcellona, non si è capito granché sulla dichiarazione a metà tra indipendenza e richiesta di avvio del dialogo con Madrid. Tanto che il premier spagnolo Mariano Rajoy, dopo avere convocato una riunione d’urgenza con la vice e il ministro della Giustizia, ha chiesto formalmente a Puigdemont se abbia o meno proclamato l’indipendenza della “repubblica di Catalogna”. Una domanda, che per il presidente catalano rappresenta un macigno, visto che non è nelle condizioni di poter rispondere entro lunedì prossimo, come richiesto dal premier. (Leggi anche: Dichiarazione indipendenza Catalogna, i mercati ignorano Puigdemont) Se l’uomo replicasse di avere proclamato l’indipendenza, si vedrebbe automaticamente isolato non solo in Spagna, bensì in tutta Europa, dopo che Bruxelles ha chiarito che una dichiarazione unilaterale di secessione porterebbe la Catalogna fuori dalla UE. E il governo di Madrid potrebbe avvalersi dei poteri consentitigli dalla Costituzione spagnola, in base ai quali si sostituirebbe al governo catalano, esercitandone le funzioni al posto suo. In teoria, potrebbe persino limitare la libertà di circolazione nella regione, dichiarando lo stato di emergenza.
Se Puigdemont rispondesse, invece, che non vi sarebbe stata alcuna proclamazione ufficiale dell’indipendenza, vedrebbe sbriciolarsi la sua stessa maggioranza, che si regge su un accordo tra forze politiche di estrazioni contrapposte, ovvero della destra nazionalista dentro Junts Pel Si e la sinistra radicale del CUP. Quest’ultima preme più di tutte per la secessione, scontrandosi contro l’ala più dialogante della maggioranza, che vorrebbe negoziare con Madrid. Dalle parti proprio del CUP sono arrivate al presidente accuse di “tradimento” per un discorso, che in effetti non è stato né carne, né pesce.
Che l’indipendenza della Catalogna non ci sarebbe stata è chiaro da sempre, a meno di non immaginare uno scenario da guerra civile, che appare improbabile per le divisioni all’interno della stessa regione, dove la maggioranza dei residenti sarebbe contraria a staccarsi da Madrid, reclamando semmai solo il diritto di votare con un referendum. Qui, però, si tratta adesso di verificare se l’estremismo con cui Puigdemont ha portato avanti lo scontro con il governo centrale si risolverà in un flop totale o se potrà conservare almeno l’onore delle armi. (Leggi anche: Referendum indipendenza Catalogna, le 3 lezioni impartite dalla crisi spagnola)
Affinché sia possibile questo ultimo scenario, sarebbe necessario che egli portasse a casa un qualche risultato visibile, come maggiori competenze, specie in ambito fiscale. Il punto è che Rajoy e il resto della politica spagnola nazionale sanno benissimo che cedendo ora, anche su richieste in sé legittime e giuste, equivarrebbe a darla vinta ai secessionisti, se non a incoraggiarne di nuovi, come nei Paesi Baschi, dove tanto sangue è scorso negli ultimi decenni e che solo da pochi anni la violenza sembra essere stata domata. Perché mai Rajoy dovrebbe concedere qualcosa a Puigdemont, che è uscito dalla non proclamazione di indipendenza un leader più debole e isolato sul piano internazionale?

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MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 2:04 pm 
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si segnalano scontri fra estremisti di destra (unionisti) e di sinistra (secessionisti)

Cita:


solo qualche sedia lanciata in testa però...io speravo in un accenno di Liberty or Death

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MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 5:01 pm 
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Ma chi critica Rajoy e il governo di Madrid in generale: che dovrebbero fare? Calare le braghe di fronte agli "indipendentisti" catalani? Poi magari anche i Baschi, i Galiziani, gli Aragonesi, i Navarrani? E poi il Regno di Spagna che fine fa?
Immaginate succedesse in Italia qualcosa di simile: se qualcuno volesse l'indipendenza della Toscana e la rinascita del Granducato, che si dovrebbe fare? Accordagliela?
Che si dovrebbe fare, tornare all'Italia del 1858? Stato Pontificio, Ducato di Parma, Regno delle Due Sicilie, ecc... :blankstare:

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MessaggioInviato: gio ott 12, 2017 7:55 pm 
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Ahem...di quale nazione stiamo parlando?

Di una nazione catalana!

Tale nazione non esiste e nominarla è tradimento.

Noi siamo cittadini di una nazione catalana e i nostri diritti sono minacciati da un tiranno che sta a 600 km di distanza.

Mi spiegate perché, Mr. Puigdemont, dovrei scambiare un tiranno che sta a 600 km di distanza con 600 tiranni che distano soltanto 1 km?

Ohhhh!

Un'assemblea democraticamente eletta può calpestare i diritti di un uomo quanto un re.

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