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 Oggetto del messaggio: THE DEVIL IN MISS JONES (1973,VCX)
MessaggioInviato: gio apr 29, 2010 4:22 pm 
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Veterano dell'impulso
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THE DEVIL IN MISS JONES

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(1973,Arrow,VCX) (USA) 74 min
Data di uscita (cinema): 28 marzo 1973 (57th Street Playhouse, New York City)
Produzione: MB Productions
Regia: Gerard Damiano (1928-2008)
Musiche: Alden Shuman
Fotografia: Harry Flecks=Joao Fernandes
Production Manager: Harry Reems
Catering: Georgina Spelvin
Budget: ca $40,000-$50,000
Box office: $7,700,000 (stimato)
Cast: Georgina Spelvin (Justine Jones), Harry Reems (the Teacher=il maestro), John Clemens (Mr. Abaca), Clair Lumiere=Judith Hamilton, Sue Flaken=Erica Havens, Marc Stevens, Rick Livermore=Levi Richards, Albert Gork=Gerard Damiano (non sex)
Genere: film con trama, golden age, porno-chic


Voto: 9
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È impossibile comprendere le origini del cinema pornografico e misurarne le effettive potenzialità prescindendo da quest'opera che ne è uno dei massimi esempi in senso filmico oltre che erotico. Gerard Damiano e “The Devil In Miss Jones” stanno alla tripla X come John Milton e il “Paradise Lost” alla letteratura anglo-sassone, Mi si passi il paragone, ancorché blasfemo ed iperbolico, visto che, in un certo senso, sempre d'inferno e/o paradiso si parla. O, restando più precauzionalmente in ambito cinematico, come John Ford e il suo STAGECOACH (Ombre Rosse) (1939) al western americano, Alfred Hitchcock e il mitico “Pyscho” (1960) al thriller moderno. Insomma, fate voi, ma poi non venitemi a dire che siete dei veri cinefili a luce rossa se non sapete nemmeno di cosa stiamo parlando.

Scritto, diretto e prodotto dal genialoide autore italo-americano nel lontano 1973, all'indomani del successo ottenuto con l'altrettanto famoso e seminale (in tutti i sensi) “DEEP THROAT” (“La Vera Gola Profonda”, 1972), superbo frutto di quella breve e favorevole congiuntura socio-culturale denominata “porno-chic” (quando cioè la pornografia, o come si chiamavano allora i “sex-movies” e la “sexploitation”, veniva diffusamente apprezzata per la sua valenza provocatoria e libertaria, oltre che per la buona qualità estetica di alcune produzioni, ed era oggetto di riflessioni e recensioni sulle pagine degli spettacoli dei principali giornali americani), “THE DEVIL IN MISS JONES” è uno dei pochissimi film esplicitamente e dichiaratamente porno ad aver avuto accesso non solo alla grande platea del mainstream ma anche al club ben più esclusivo dei critici specializzati e del cinema d'autore. Tanto per fare qualche esempio: William Friedkin, regista fra gli altri de “L'Esorcista” e “Il Braccio Violento della Legge”, lo considera fra i suoi film preferiti di sempre, mentre “Il Mereghetti”, una delle bibbie dei cinefili italiani, non solo acclude buona parte della filmografia di Damiano, unico regista porno presente insieme a Radley Metzger (che però ha girato anche soft-core e film tradizionali), ma conferisce alla pellicola un giudizio più che lusinghiero e una valutazione molto alta (tre stelle su un massimo di quattro).

“THE DEVIL IN MISS JONES” racconta la storia di Justine Jones (Georgina Spelvin) una MILF nubile e inibita che per oscure ragioni decide di suicidarsi risvegliandosi così in una sorta di elegante sala d'attesa dove Mr Abaca (John Clemens), responsabile del collocamento nell'aldilà, le comunica che, essendo morta in peccato mortale, il massimo che può assegnarle è un posto all'inferno o tutt'al più nel limbo. Miss Jones confessa di avere un rimpianto che più di tutti la tormenta: quello di essere morta vergine e di non aver mai assaporato i piaceri della carne. Mr Abaca, che sarà anche uno squallido burocrate ma non ha il cuore di pietra, patteggia con lei una sospensione della pena in modo che, prima di raggiungere l'inevitabile destinazione, possa recuperare il tempo perduto in vita. Così la sfortunata Justine, sotto la guida di un sedicente Maestro (Harry Reems, il diavolo, probabilmente, sotto mentite spoglie), brucerà le tappe e godrà infinitamente delle gioie del sesso e della perdizione (dall'oral all'anal, al lesbo, al thresome prima con una donna e poi con due uomini) fino a trasformarsi, per reazione, in una libertina insaziabile. Ma scaduta la breve proroga concessa ai suoi sensi il prezzo da pagare sarà altissimo...

Se è vero quello che dice un mio carissimo e solitamente saggio amico - che un film porno è un bel film quando le scene drammatiche ti rimangono impresse quanto, se non più, quelle di sesso – beh allora “THE DEVIL IN MISS JONES” è uno di questi (rarissimi) casi. Del film di Damiano - oltre agli accoppiamenti decisamente fantasiosi e spregiudicati per l'epoca - colpisce ancora oggi (anzi, oggi più che mai, visto che di porno così non se ne fa quasi più) la qualità estetica della messinscena.
A cominciare dalla scrittura: i dialoghi di rara efficacia e concisione, l'icastica caratterizzazione della protagonista, la descrizione della vita dopo la morte come una sorta di boudoir ultraterreno in cui la protagonista, come in De Sade (a cui rimanda anche il nome della donna: Justine), viene sessualmente educata al culto del piacere, l'amarezza e la malinconia di fondo che, al contrario della maggior parte dei film di Damiano, prendono il sopravvento sull'umorismo salace e l'elogio della più spensierata e disinibita sessualità.

Di alto profilo è anche la regia: il taglio ellittico e sospeso delle scene, il rigore classico e formale delle inquadrature, il montaggio (dello stesso Damiano) lento, nitido e cadenzato che sottolinea ancora di più l'andamento onirico e surreale della storia, la fotografia (di Harry Flecks) che si diletta a creare immagini quasi pittoriche (morbide e suadenti nelle scene di sesso, fredde e opalescenti nelle parti drammatiche: la bella sequenza iniziale del suicidio, in particolare, lunga quasi 10 minuti). Notevole la colonna sonora firmata da Alden Shuman, non il solito muzak riempitivo di sottofondo o il funky da scopata che diventerà un luogo comune del porno negli anni seguenti, ma un accompagnamento da camera delicato e toccante. Fra i meriti della pellicola è impossibile non annoverare anche quello di aver lanciato nell'empireo dell'hard la sua straordinaria protagonista: Georgina Spelvin, ex ballerina di Broadway e attrice in piccole produzioni indipendenti, che esordisce nel porno a 36 anni (una vecchia per gli standard odierni) e ne diviene, nel breve volgere di qualche pellicola, una delle migliore interpreti di tutti i tempi. Merito della sua bellezza fragile, inquieta e inquietante e della debordante forza naturalistica che sprigiona nelle performance (impagabile quando si masturba e mima una fellatio con la testa di un serpente vivo, quasi una moderna Cleopatra).

“THE DEVIL IN MISS JONES” è un film che gioca in maniera intelligente con i tabù e gli stereotipi dell'iconografia cattolica elaborando una propria morale anticonformista: inferno e paradiso esistono solo dentro di noi, come proiezione metafisica dei nostri desideri, delle nostre inibizioni e dei nostri sensi di colpa. E l'unica via di salvezza dalla dannazione è vivere in modo spontaneo, appagante e naturale la propria sessualità senza ridursi all'eccesso o all'astinenza (estremi opposti fra cui oscilla, invece, schizofrenicamente la povera Justine Jones).

Il film darà vita a una nutrita serie di citazioni, remake e seguiti più o meno apocrifi fra i quali vale la pena di ricordare il sequel DEVIL IN MISS JONES, Part 2 (1982,VCA) di Henri Pachard, i due splendidi volumi realizzati nel 1986 da un altro grande visionario del porno come Gregory Dark “The Devil In Miss Jones 3: A New Beginning” (1986,VCA) e “The Devil In Miss Jones 4: The Final Outrage” (1986,VCA), “The Devil in Miss Jones 5: Inferno” (1995,VCA) di Gregory Dark, “Devil in Miss Jones 6" (1999,VCA) di Antonio Passolini, “The New Devil In Miss Jones” (2005,Vivid) con la regia di Paul Thomas e un cast all-star che vede la partecipazione, fra le altre, di Jenna Jameson e dell'ineffabile Georgina (ormai quasi settantenne) in un ruolo non-sex, e nel mese di aprile 2010 “The Devil in Miss Jones: The Resurrection” (2010,Vivid) con la regia di Paul Thomas con Belladonna e Savanna Samson.

Chiudiamo con una succinta panoramica dei momenti più hot:

SCENA 1: Georgina Spelvin, Harry Reems
Miss Jones (Spelvin), ammessa al cospetto del maestro (Reems), viene introdotta da questi al sesso orale, vaginale e anale. L'espressione sardonica di Reems e l'intensità emotiva con cui la Spelvin descrive l'incontenibile piacere che assale e travolge la vergine fin dal primo assaggio di membro maschile valgono da soli il prezzo del biglietto. Buoni oral e anal per gli standard dell'epoca. Esplosivo il crescendo erotico.

SCENA 2: Georgina Spelvin, Judith Hamilton
Dopo l'orgasmo il Maestro affida Miss Jones alle cure di un'ancella (Hamilton) che la ristora dalle fatiche del suo primo amplesso cospargendole il corpo con un balsamo. Le carezze e i massaggi dilagano ben presto in una sensuale conoscenza lesbica. La Spelvin e la Hamilton, che furono a lungo amanti anche nella vita, si trovano perfettamente a loro agio e danno il meglio di se in una scena languida, sfumata e sensuale.

SCENA 3: Georgina Spelvin
Risvegliatasi in una calda vasca da bagno Miss Jones e si masturba usando il sottile tubo di gomma che la inonda con l'acqua del rubinetto. Anche sola soletta la Georgina fa scintille. Guardare per credere. Spassose le sonorità quasi morriconiane che contrappuntano la scena.

SCENA 4: Georgina Spelvin, Harry Reems
Sempre più bramosa e famelica Miss Jones concede il bis al Maestro. Pompino da standing ovation per la Spelvin.

SCENA 5: Georgina Spelvin
Nuda e discinta in una camera da letto liberty ed esotica che sembra uscita da una stampa erotica, Miss Jones ci regala altri virtuosismi masturbatori. Prima un assaggio di frutta, in bella vista accanto a lei sul comodino, deliziosi chicchi d'uva e una turgida banana, poi il famoso serpentello. Sublime.

SCENA 6: Georgina Spelvin, Erica Havens, Marc Stevens
Miss Jones e una nuova amica (Havens) spolpano letteralmente un fortunato giovanotto (Stevens). Georgina ed Erica, che si passano “il microfono” con gran profluvio di lingue e salive e dopo una doppia cavalcata lo spremono fino all'ultima goccia, sono un gran bel vedere.

SCENA 7: Georgina Spelvin, Levi Richards, Marc Stevens
Da un threesome all'altro: Erica Havens lascia il posto a un secondo stallone (Richards), ma Miss Jones non ci perde nel cambio anzi. Georgina, scatenata fra i due in doppia penetrazione, è uno spettacolo. I due tipi, nella fretta, si sborrano praticamente addosso. Ma sono cose che capitano.


Screens:
http://www.hotmovies.com/video/17009/Th ... iss-Jones/
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Commenti vari dai critici cinematografici:

With “The Devil In Miss Jones”, the hardcore porno feature approaches an “art form”....The pic is a sensation, marked by a technical polish that pales some recent Hollywood product and containing some of the most frenzied and erotic sex sequences in porno memory. -----Addison Verill (Variety)

The most ambitious blue movie yet made—and the first that women appear to enjoy as much as men.
----Brendan Gill (The New Yorker)

”The Devil In Miss Jones” is unique, suprisingly provocative, exceptionally well filmed and acted---as well as lustily performed. It takes a big step forward bridging the gap between serious film making and more sexploitation. ----Bruce Williamson (Playboy)

The most interesting film of its kind...dissolves the distinction between sex films and art films
----Newsweek


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