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 Oggetto del messaggio: FUCK SASHA GREY (2010, Evil Angel)
MessaggioInviato: sab lug 17, 2010 1:17 pm 
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Veterano dell'impulso
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FUCK SASHA GREY

Immagine

PRODUZIONE: Evil Angel

ANNO: 2010

GENERE: gonzo, all sex

DURATA: 161'

REGIA: Belladonna

CAST: Sasha Grey, Claire Adams, Kurt Lockwood, Steve Holmes, Brian Pumper, Rico Strong, Brian Surewood, Tony T

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Bella & Sasha. Sasha + Bella. Sasha vs Bella. Bella loves Sasha. La maestra e l'allieva. Da qualsiasi angolazione si voglia inquadrare l'ultimo porno-decennio, non c'è verso di prescindere da loro due: le figure più emblematiche, le icone indiscusse. Un decennio - apertosi nel segno della prima e chiusosi con la consacrazione dell'altra - che le ha viste, spesso una accanto all'altra (meglio: una sopra l'altra), ineguagliabili protagoniste. E che ha cambiato faccia al modo stesso di fare hard al femminile. Oscillando fra gonzo duro e puro e performance art, fra ricerca dell'estremo e glamour mainstream, fra mascolino e femminino, le due eroine hanno imposto al mondo intero una nuova, vincente genealogia di pornostar. Spregiudicate (nelle perfomance), naturali (nel fisico), cangianti (nello stile e nel look). E, a dispetto dei ruoli “degradanti” (secondo alcuni/e) interpretati sulla scena, forti, intraprendenti, padrone di se stesse e della propria immagine e abili nel gestire in prima persona una carriera ai massimi livelli. L'esatto contrario del frusto stereotipo della pornostar come macchina da fottere, senza arte né parte, né cervello. Bella è rimasta più terra terra, più street, fedele a sé stessa e ai propri tatuaggi. Sasha s'è concessa pindarismi intellettuali e stelline comete nell'empireo “notturno hollywoodiano”.

Quasi fosse l'ideale compendio di un'epoca, è dei mesi scorsi l'uscita di “Fuck Sasha Grey”, un'opera monografica, una raccolta di cinque scene inedite, tutte dirette da Bella e interpretate da Sasha. Bella dietro la macchina da presa, Sasha davanti, in una galleria di situazioni estreme - c'è di tutto e di più: lesbo, toys, fetish, Bdsm, enema, face fucking, anal, double penetration, black... - nel segno del rough sex e della dominazione. Non è roba per “pornoromantici” o per cinefili di Andrew Blake, insomma. Anzi, raramente le capacità fisiche e performative della Grey sono state messe così a dura prova (e parliamo di una che da questo punto di vista non si è mai risparmiata). Bella chiede il massimo alla sua giovane musa e la Filthy Diva, magnificamente diretta, dà ancora una volta il meglio di sé. Tra i cinque episodi spiccano in particolare il primo e l'ultimo: lunghe sequenze provenienti dal “capolavoro perduto” della coppia, quel “The Awakening Of Sasha Grey” di cui, a parte un trailer e qualche spezzone, sembrava ormai essersi persa qualsiasi traccia. Memorabile in particolare il primo, quello dell'orsacchiotto cazzuto (“e come avrete capito adesso v'inculo...” come diceva una vecchia canzone di Elio e le storie tese) che, stuzzicato da Sasha, bimba cresciutella e ma ancora vogliosa di giocare coi peluche, quasi la violenta in una sequenza tosta e delirante che sembra uscita dai meandri più perversi dell'Overlook Hotel di Stephen King.

Ma tutto il film, pur pescando da materiale eterogeneo e senza un vero filo conduttore a livello tematico, a parte la presenza della stessa, straordinaria, interprete sottoposta ad un tour de force massacrante, si mantiene comunque su un livello piuttosto alto per un gonzo. La regia di Bella è impeccabile as usual: basata su lunghi piano-sequenza, talora impassibile, asfissiante, documentaria, talora screziata con qualche effetto visivo sopra le righe, da videoclip underground, specie nell'ultima scena, nella stanza imbottita, anch'essa tratta da “The Awakening Of...”. Belle, in generale, le riprese digitali, le luci taglienti e la fotografia espansa e desaturata. Buono anche il cast di contorno in cui si segnala l'ottima prova di Claire Adams, grande scoperta belladonniana. mistress di gran classe e rara cattiveria, e sulla sponda maschile, Kurt Lockwood, il veterano Steve Holmes e i coriacei supernigga Brian Pumper e Rico Strong.

Il resto è storia:

SCENA 1 (Sasha Grey, Tony T)

Se è vero che il cane è il migliore amico dell'uomo. Allora gli orsacchiotti di peluche potrebbero esserlo per le donne. Almeno nel caso di Sasha, che ne ha uno a grandezza naturale nella sua cameretta. Questo particolare orsacchiotto, anche senza corrente o batterie incluse, può prendere vita, come per magia, se adeguatamente stimolato. Pronti-via e Bella comincia subito alla grande riportando alla luce una delle scene più strambe, conturbanti e porno-fiabesche da lei mai girate. L'atmosfera è onirica, inondata di luce bianca, espansa, che a tratti avvolge completamente i corpi dei due attori. Bianca come il vestitino balneare di Sasha che, in omaggio al concept infantile, sfoggia un paio di lunghe trecce degne della principessa Leia di “Star Wars”. Superba, la principessa (sul pisello) Sasha, quando, stanca di languire sul suo lettino, s'arrampica in grembo all'orsacchiotto, stravaccato immoto su un divanetto, e comincia strusciarsi contro la bozza che già s'intravede sotto la pelliccia sintetica. Poi trovato un pertugio, estrae il cazzo del finto plantigrade e gli porge uno dei suoi gloriosi deepthroath. E l'incantesimo si compie: come fatato il grosso animale prende vita e comincia a scopare come un forsennato la bocca della principessa. Quindi si trasferiscono sul letto e dopo un'energica cavalcata in fica, Sasha e Tony T (stando almeno ai credits, sfido chiunque a riconoscerlo con quel costume da orso da cui spunta solo un grosso cazzo bruno) si lanciano in una jam session anale a tutto spiano, declinata in un' eccellente varietà di posizioni (di lato, reverse cowgirl, per buona parte del tempo, poi lui in piedi tenendola praticamente in braccio, e infine, per riposarsi un po', a cagnolina). Tony T, scatenato, pompa come se avesse un martello pneumatico fra le gambe, e possiamo solo immaginare quanto avrà sudato sotto quel costume peloso e quel testone d'orso, ma ne è valsa la pena. Sasha gode e impreca alla sua maniera, incitando il suo animaletto preferito ad assecondare i propri istinti bestiali. Alla fine ne riceve a bocca aperta lo schizzo a pioggia. Poi la fantasia svapora nel nulla, il peluche sprofonda inanimato sulla solita poltrona e a Sasha - trucco disfatto, due pozzanghere di mascara sotto gli occhi, capelli in disordine - non resta che sussurrare dispiaciuta al suo amichetto (semi)immaginario “Please...don't go away”. Quasi struggente. Scena che spacca i culi, in senso figurato e letterale, bravi tutti.

SCENA 2 (Sasha Grey, Kurt Lockwood)

Stavolta Sasha non ha nessun animaletto di peluche con cui giocare. E allora si trasforma lei stessa in un grazioso animaletto da salotto (o da camera da letto): una bella cagnolina in carne ed ossa che il suo padrone (Lockwood) tira fuori dalla gabbia e, tenendola al guinzaglio, fa scorrazzare per casa tirandogli un osso finto che lei prontamente insegue e riporta. Dopo questo divertente siparietto i due pensano bene di far divertire anche noi e cominciano a darci dentro. Belladonna opta per uno stile e un'ambientazione diversi in questa seconda scena: sempre sporca e cattiva ma più realistica, recitata, giocosa. Sasha e il tatuato Kurt formano una bella coppia e danno l'impressione di spassarsela un mondo, sciorinando un ragguardevole repertorio anale e orale. Rispetto all'esordio, però, qui trovano ampio spazio il pussy licking, il rimming (reciproco), perfino un paio di bei momenti di kissing (“faccio anche altre cose con questa bocca, fidati” come diceva l'altrettanto venerabile Sheri Moon Zombie ad un attonito vegliardo né “La Casa del Diavolo” del marito Rob). Lockwood si cimenta in una performance più completa del suo predecessore (che, poverino, con quel cazzo di costume, che doveva fare?) e si lascia perfino infilare quelle dita graziose e sottili nel più sacro dei suoi buchi (prima uno, poi addirittura due) mentre Sasha lo succhia avidamente. Buona, anzi ottima, anche la seconda.

SCENA 3 (Sasha Grey, Brian Pumper, Rico Strong)

Sasha goes black. Il tre, si sa, è il numero perfetto: terza scena e primo threesome in compagnia di due “fratelli”, anzi fratelloni. Brian e Rico, nerboruti e agghindati come due gangsta rapper, hanno noleggiato una “bitch” per movimentare un po' la serata. E allora arriva lei: rossetto rubino, carnagione chiarissima (esaltata dalla fotografia esangue), capelli lunghi corvini stretti sul capo da una fascia blu che fa molto anni ottanta, vestitino nero attillato e cortissimo. Esaltata dai muscoli giganteschi e dai membri ipertrofici dei due bestioni (quello di Rico, detto per inciso, è impressionante: sarà tipo 30 cm!), Sasha dimostra perché, Bella a parte, è lei (e solo lei) la numero 1 e che Julia Roberts saprà anche recitare meglio “ma vorrei vedere lei sul ring” (come diceva Bob De Niro/Jake La Motta in “Toro Scatenato”). Doppi pompini a profondità che sembrerebbero inaccessibili per uno scricciolo come lei, anal extralarge, e una doppia penetrazione meravigliosa, prima dello tsunami di sborra finale. E come per tutti i fuoriclasse di qualsiasi sport, non solo fisico ma anche classe: certe occhiate languide e stremate, le movenze agili e feline, quella sua aria sempre un po' complice e un po' strafottente. Bella, dietro la macchina da presa, può essere oltremodo orgogliosa della sua pupilla.

SCENA 4 (Sasha Grey, Claire Adams)

Le donne, per carità, sono esseri meravigliosi. Ma quando diventano cattive, specialmente fra di loro, fanno paura. O, come in questo caso, te lo fanno venir duro. In un pornazzo con Belladonna e Sasha Grey un po' di lesbo non poteva mancare. È come se Dario Argento girasse un film intero senza neanche un morto ammazzato. Ed eccolo, infatti, puntuale alla quarta scena. Sempre giocando sul filo del roleplay e della dominazione. E che dominazione: bdsm esplicito e pesante come poche volte s'è visto nei film della Nostra. Non per nulla Bella ha scelto Claire Adams quale partner di Sasha. E non per nulla la scena era rimasta nel cassetto fino ad oggi (forse per paura di scontentare un certo tipo di pubblico). Claire, oltre che attrice, quasi solo lesbica, in diverse produzioni (mainstream e indipendenti) e presenza ricorrente nella filmografia belladonniana, è una vera mistress anche nella vita privata, una professionista di bondage e sadomaso. Una, insomma, che conosce molto bene la sua arte e sa come spingerla all'estremo. È anche una donna di classe, capelli fulvi, incarnato latteo, profilo austero, avvenente, quasi vittoriano. Ma quando c'è da sottomettere, povero (o fortunato) a chi capita. Chi l'ha già vista all'opera su Whippedass et similia sa di cosa parlo. Botte da orbi (alla docile e burrosa Lorelei Lee - mi ricordo - rifilò persino una paio di ginocchiate, non so quanto forti, sulla topina) e schiacciante soggezione psicologica. Sasha, da parte sua, non è una che si tira indietro ma in questa scena, a tratti, sembra seriamente provata, quasi sul punto di cedere (vedere per credere: quando Claire le molla un paio di manrovesci poderosi sul seno e alle costole e lei, dopo aver resistito per un bel po', cerca di ripararsi coi gomiti ma viene subito irretita dalla spietata rossa; o quando, verso la fine, la stessa Sashina grida con voce rotta e implorante alla sua domina: “What do you want more?”). Per quanto in cuor suo, c'è da crederlo, si stesse divertendo un mondo. Comunque resiste stoicamente e segue passo passo la padroncina in un girone S/M costellato di slapping bello tosto in tutto il corpo, trampling, spittting, choking, dildo in tutti i buchi, e perfino un paio di clisteri d'altri tempi. La Adams le squirta due volte in faccia e nel finale, con Sasha davvero sfiancata, disfatta, livida e bagnata dalla testa ai piedi, la congeda sputandole in faccia dopo averle fatto ripetere due volte che è un “useless fuckin' object”. Scena non per tutti i gusti, ma imprescindibile per i cultori del genere.

SCENA 5 (Sasha Grey, Brian Surewood, Steve Holmes)

E siamo al gran finale. La scena tratta dal pluri-annunciato e tutt'ora invisibile (in versione integrale) “The Awakening Of Sasha Grey”. Sasha è impazzita. È chiusa in una stanza imbottita, prigioniera di una camicia di forza e dei propri incubi. Due infermieri balordi (Surewood e Holmes) non si fanno scrupolo di abusare di lei. Ma sta succedendo davvero o è tutto nella sua mente? La sequenza che chiude “Fuck Sasha Grey” non si differenzia molto dalle altre, sul piano dei contenuti, ma se ne distacca nettamente su quello formale. Bella gira con un approccio più cinematografico: la fotografia sgranata su tonalità giallognole, alcuni effetti sporcano e sfumano l'immagine restituendo una malsana sensazione d'irrealtà, i tagli di montaggio sono più frequenti. A livello di performance assistiamo ad un threesome bello carico e perverso con profusione di deepthroath e assalti bocca fica, nessuna doppia penetrazione e meno anal della media. Holmes e Sherwood sono laidi e maniaci quanto serve. Sasha scopa da dio, come al solito, e si cala bene bei panni di una giovane schizofrenica, violentata dei suoi stessi deliri. Stupendo lo shoot della venuta di Holmes, con Sasha - bocca spalancata, espressione in deliquio e occhi quasi ribaltati all'indietro - che chiude questo grande film-omaggio al suo talento (e a quello di Bella, come regista) con un espressione facciale da brividi. Eccitante e inquietante al tempo stesso.


VOTO: 7,5


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