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 Oggetto del messaggio: MALICE IN LALALAND (Vivid, 2010)
MessaggioInviato: dom feb 06, 2011 5:01 pm 
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Veterano dell'impulso
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MALICE IN LALALAND


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ANNO: 2010
PRODUZIONE: Miss Lucifer Prods/Vivid
DURATA: 98 min
Prodotto: luglio 2010
Uscita: 14 settembre 2010 (USA)
REGIA: Lew Xypher
CAST: Sasha Grey, Andy San Dimas, Sadie West, Kristina Rose, Kagney Lynn Carter, Juelz Ventura, Alyssa Reese, Phoenix Marie, Chayse Evans, Mackenzie Pierce, Jesse Capelli, Ron Jeremy, Keni Styles, Dirty Fred, Tommy Gunn, Alan Stafford, Danny Mountain, Billy Glide, Chris Johnson
Trama (pubblicita’ Vivid): "Malice In Lalaland" is an innovative Miss Lucifer Productions film shot on 35 mm. Based on the two books by Lewis Carroll: "Alice In Wonderland" and "Through The Looking Glass", we stay true to a strange world and its' even stranger characters. Malice (Sasha Grey) manages to escape from an asylum with the help of Rabbit (Stephen Powers). During her escape from Queenie (Andy San Dimas) and Jabbowski (Dirty Fred), she has the most sexy adventures ever.


L’Alice rediviva. Il 2010 è stato un anno memorabile per la diafana e fantastica creatura di Lewis Carroll. A centocinquant’anni circa dalla pubblicazione del romanzo originale e nel sessantesimo anniversario della sua più celebre trasposizione cinematografica, quella a disegni animati di Walt Disney, il successo mondiale del film diretto da Tim Burton e interpretato da Johnny Depp - circa un miliardo di dollari incassati nel mondo, sesto risultato di ogni tempo - ha sancito la definitiva consacrazione mediatica di uno dei personaggi più polimorfi, ambigui e affascinanti fra quelli che popolano le fantasie di grandi e piccini.

Ma se è vero che quella firmata da Burton è la prima versione “ufficiale” interpretata da attori in carne e ossa (sebbene trasfigurati da tonnellate di trucco ed effetti speciali), non è pero la prima trasposizione “adulta” delle avventure di Alice, né tantomeno la più ardita e paradossale. Per la sua natura conturbante e surreale la storia si è sempre prestata a rielaborazioni che ne hanno portato in primo piano, di volta in volta, gli elementi sottesi più oscuri, morbosi, devianti. Anche in opere lontane anni luci dal cromatismo pre-psichedelico della Disney, tanto quanto dal gotico-cavalleresco di Burton.

Fra queste il cinema erotico/pornografico ha goduto di una corsia preferenziale. Basti pensare al film italiano di Roman Polanski “Che?”, commedia licenziosa piena di ammiccamenti perversi e di nudità, o ad un classico della Golden Age, ancora al crocevia fra soft e hardcore, come “Alice In Wonderland” del 1976: un porno-musical dalla vena off e tardo hippie a cui un eterno freakettone come Burton avrà senz’altro dato più d’un occhiata. Il film fu prodotto dalla Caballero, diretto da Bud Townsend e interpretato dalla meravigliosa Kristine DeBell (alla sua prima e unica pellicola a tripla X) sulla cui effettiva partecipazione ai pochi segmenti hard aleggiano tutt’ora parecchi dubbi. E da allora è stato tutto un susseguirsi di porno-Alici, più o meno fedeli all’archetipo della giovane e innocente fanciulla che scopre in se un mondo interiore di perdizione, in titoli come “Alice In Blackland” (1988), “Alice In Whiteland” (1988, con la prima Alice afro-americana: Angel Kelly), “Alice In Analand” (1994), “Alice In Bondageland” (1997), “Alice In Fetishland” (2000) e via discorrendo.
Fino al 2010, appunto. Quando, auspice il film di Burton, sono stati ben tre i porno-remake ispirati ad esso o al plot originale.

Fra questi - che per inciso sono: “Alice” della Metro con cast di livello che annovera, fra le altre, la divina Kimberly Kane e la giovane Katie St. Ives, e “Alice: A Fairy Love Tale” diretto da Paul Chaplin per la Bluebird - il più creativo, ambizioso e pubblicizzato è senza dubbio “Malice In Lalaland”. Il film, diretto Lew Xypher per la Vivid e forte di un cast stellare e di una dovizia di mezzi produttivi che surclassa quelli dei “concorrenti”, prende recisamente le distanze dai due film della Disney (quello animato e quello della premiata ditta Burton/Depp) e rivisita topoi e personaggi del libro di Carroll con un gusto fumettistico, pulp, psichedelico ed un’iconografia ispirata alla musica hard rock e heavy metal che la fa da padrona assoluta nell’arrembante colonna sonora. “Malice in Lalaland” è un ibrido bastardo, quanto può esserlo un pornazzo, fra un Gilliam semi-analfabeta, un Tarantino in diapositiva e un buon videoclip rock che Mtv non avrebbe mai il coraggio di passare neanche in terza serata. Ricco di citazioni intertestuali: il Bianconiglio è un nanetto che indossa un inquietante costume molto simile a quello di “Donnie Darko”, lo Stregatto (Keni Styles) è un fotografo pazzoide e puttaniere vestito come il Dr Gonzo di “Paura & Delirio”, il Cappellaio Matto è truccato come il chitarrista Slash ai tempi dei Guns’n Roses, e il Brucaliffo è nientemeno che Ron Jeremy, ovvero Mr Porno per antonomasia.

Sul piano visivo il film è una tavolozza di colori acidi o saturi e di luci espanse ben amalgamate dall’ottima fotografia ed è sospinto a cento allora da un montaggio adrenalinico punteggiato dal ritmo incessante della musica rock sparata a tutto volume (un po’ fastidiosa, a mio avviso, quando “copre” il sonoro originale nelle scene di sesso); su quello narrativo è piuttosto esile ma efficace (la trama è elementare: Alice è una giovane schizofrenica rinchiusa in un manicomio che sogna di evadere e nel sogno è inseguita da un implacabile infermiere killer e da una perfida dottoressa fetish, la Regina Rossa interpretata dalla San Dimas…) nello sbozzare con un certo umorismo nero e demenziale scenette/episodi che preludono alle forsennate performance hard. Memorabili in particolare: la Grey esce dalla tana del Bianconiglio in jeans e maglietta e si ritrova sperduta nel deserto californiano vestita soltanto di un delizioso e sottilissimo triangolino pubico, i duetti con lo Stregatto e il Brucaliffo e l’uccisione di quest’ultimo per mano dell’infermiere psicopatico. Pornograficamente parlando, infine, “Malice” è un esempio lampante delle ultime tendenze di casa Vivid (e di molto porno americano con trama), abile nel mescolare una buona fantasia di costumi e ambientazioni, una messinscena fastosa e patinata, con un sesso forte, aggressivo e anabolizzato (molto spesso di estrazione fetish) nell’evidente tentativo di tenere il passo con la spietata concorrenza dei gonzo. La Grey, che ostenta il suo solito mix di impudenza e stupore, è con ogni probabilità l’Alice più disinibita e post moderna mai vista finora sul grande schermo, ben coadiuvata, sul piano attoriale, dall’ottima prova della San Dimas, di Styles e di Dirty Fred (nel ruolo non sex dell’infermiere/inseguitore).

Parlando schiettamente di sesso, invece:

SCENA 1: (Andy San Dimas, Chayse Evans, Chris Johnson, Danny Mountain)
Furibonda per la fuga di Alice (Grey), la Dr.ssa/Regina Rossa (San Dimas) le mette alle calcagna lo scagnozzo Jebelsky (Dirty Fred), quindi decide di concedersi una sveltina in foursome per calmarsi i nervi. Il represso Jebelsky, che è rimasto acquattato nell’altra stanza, si godrà lo spettacolo dal buco della serratura, come il più classico dei guardoni. Deflagrante scena d’apertura ambientata in una sorta di morgue (i due stalloni vengono estratti, in pieno rigor vivis, da una specie di cella frigorifera) e insaporita da primizie fetish degne d’un cartoon per adulti (Johnson e Mountain indossano due maschere nere di latex con orecchie da Topolino, la San Dimas una divisa da generalessa della cortina di ferro). Fra colori aspri e sgargianti, gole profonde “a pistone”, saliva a fiumi, e scopate percussive con le due belle che s’incrociano e si scambiano effusioni, la San Dimas e la tatuata Evans spremono all’osso i due eleganti e muscolosi partner (che sembrano più modelli di Gucci che pornoattori). Martellante, ipnotica, decisamente impressionante. Il montaggio ultra-frammentato e la musica heavy a spron battuto potrebbero, in ogni caso, scontentare gli amanti delle scene lunghe e dettagliate.

SCENA 2: (Kagney Lynn Carter, Alan Stafford)
Uscita nuda e sperduta dalla tana del Bianconiglio, Alice (Grey) ripara in una stazione di servizio semi abbandonata. Jebelsky (Dirty Fred) che ha fiutato odore di topina, la raggiunge e cerca di forzare l’entrata chiusa a chiave. Non ha fatto i conti però col proprietario (Stafford) che, pistola in pugno, gli suggerisce di salire in macchina e guidare il più lontano possibile. Jebelsky si dilegua, il proprietario si pavoneggia e la sua bella (Lynn Carter) lo applaude. I due possono ora continuare ciò che l’inopportuno visitatore aveva evidentemente interrotto. Mentre il redneck e la bonazza si fiondano sul retro di una Ford, nella più classica delle chiavate on the road sul sedile posteriore, Alice e il Bianconiglio li spìano dall’interno della vetrina (il nanetto, eccitato, s’aggrappa al culetto di Sasha e fa per scoparle una gamba). Nonostante lo spazio angusto a disposizione (la scopata si svolge nel retro di una vera auto) Stafford (gran bel ragazzo e bravo performer anche se veramente poco dotato per gli standard odierni) e la Carter danno il meglio di sé. Baci lascivi e appassionati, gran leccata con ditalino e pompini a manetta, poi uno spettacolare reverse cowgirl prima della venuta in bocca copiosa. Geniale, una volta tanto, la canzone che accompagna la performance quando, in un tripudio di doppi sensi porno-carrolliani, urla a squarciagola: “Fuck like rabbit, yeah rabbit in your hole, rabbit in your hole, rabbit in your hole!”

SCENA 3: (Sasha Grey, Keni Styles)
Sfuggita miracolosamente alle grinfie dell’inseguitore Alice fa l’autostop nel deserto e viene caricata dallo Stregatto (Styles, truccato come il Dr Gonzo), un eccentrico che la conduce in un motel di provincia e le chiede in cambio soltanto il permesso di scattarle qualche fotografia. In un escalation di pose sexy Sasha attira a se il gattone, che ci lascia lo zampino, per così dire. Sasha col vestito azzurro merlato di bianco dell’Alice originale è già uno spettacolo, ma Styles che, toltisi gli occhiali e il cappello del Dr Gonzo, scopa con un gigantesco mascherone da Stregatto in testa è ancora più folle. Insieme, Sasha e il tatuato attore anglo-thailandese fanno scintille: pussy licking sontuoso del secondo e blow-job da regina della prima, poi scopata acrobatica in un fottio di posizioni. Gran venuta in bocca ma niente anal per Alice, peccato. Scena comunque stupenda.

SCENA 4: (Jesse Capelli, Mackenzie Pierce)
Lo Stregatto (Styles) conduce Alice alla corte di Brucaliffo (Ron Jeremy), il proprietario di un bordello, che, dopo averle fatto assaggiare un fungo di cioccolata pralinata dalle chiare proprietà allucinogene, si gode lo spettacolino offerto da due lap-dancers (Capelli e Pierce). Più un intermezzo che una scena vera e propria. Godibile comunque per la simpatia di Jeremy e l’impegno delle due che ci danno dentro con dita e dildo. La Pierce è decisamente meglio della Capelli, ma niente di che alla fin fine.

[SCENA 5: (Sasha Grey, Kristina Rose, Alyssa Reece)
Ancora intontita dagli effetti del dolce psicotropo, Alice - la curiosa - si aggira per i corridoi del boudoir del Brucaliffo. Nelle stanze intravede ogni sorta di perversione, finché aperta l’ultima porta, accetta l’invito di Alyssa e Kristina ad accomodarsi. E come dire di no, d’altronde? L’Alyssa con mascherina veneziana e la Kristina che sorseggia lasciva una bottiglia di assenzio (che inglese si scrive “absinthe”: un gioco di parole che richiama sibillinamente il “the” della versione originale) sono ancora meglio delle sirene di Ulisse. Forse la migliore scena del film: threesome lesbo di altissimo livello, scena più naturale e distesa del solito (anche la musica è una specie di funky-dub molto pacato e atmosferico), interpreti di una bravura e di una sensualità clamorosa. Kristina che addenta con gusto l’orecchio di Sasha mentre questa bacia la sua amichetta e il trenino finale con doppio strapon sono i fiori all’occhiello di un’esibizione praticamente perfetta.

SCENA 6: (Sadie West, Juelz Ventura, Keni Styles)
Mentre Sasha se la spassa con le sue due nuove amiche, l’insaziabile Stregatto dà la caccia a due deliziose conigliette (West e Ventura, con tanto di maschera, la Ventura se la toglie quasi subito, la West, pazzerella come suo solito, si diverte a darci dentro per un po’). Dopo la parentesi rosa, qua si torna a spingere sull’acceleratore. A tavoletta. Keni, agile davvero come un gatto, viene letteralmente sovrastato dalle due conigliette mannare. La Sadie, in particolare, è una furia, puro argento vivo, salta, morde, bacia, scopa (impagabile quando spinge al deepthroat la Ventura afferrandole la testa con due mani) come un ossessa e Juelz non è da meno. Keni ha il suo bel da fare per soddisfarle entrambe. Ma è, appunto, un gran bel da fare. Notevole quando pompa di peso la piccola Sadie mentre lecca la slanciata Juelz.

SCENA 7: (Phoenix Marie, Tommy Gunn, Billy Glide)
Sfuggita per l’ennesima volta allo psicopatico Jebelsky (che nel frattempo, li mortacci sua, ha ucciso sia il Brucaliffo che lo Stregatto), Alice finisce sul set di un film porno (questo si che è meta cinema, ragazzi!). Non come attrice, purtroppo, ma come regista intenta a riprendere con una telecamera un threesome pseudo-tarantiniano fra i “bad guys” Gunn, Glide e la Marie, che indossa una succinta veste rosa confetto da cameriera di fast-food anni 50. Bella scena con musica da blaxploitation, la prosperosa e rifatta Marie in sandwich (bocca-fica soprattutto) fra i due possenti stalloni ci regala il primo e unico anal della pellicola facendosi penetrare da entrambi. Quando si dice un lieto fine.

VOTO: 7,5


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