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 Oggetto del messaggio: REZERVOIR DOGGS (2011, Exquisite)
MessaggioInviato: mar ago 16, 2011 2:58 pm 
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Veterano dell'impulso
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REZERVOIR DOGGS

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ANNO: 2011

PRODUZIONE: Exquisite

REGIA: General Stone

GENERE: film con trama, porno-remake

DURATA: 137'

CAST: Andy San Dimas, Kimberly Kane, Raylene, Lizzie Borden, Amber Rayne, Chanel Preston, Zoey Holloway, Tom Byron, Anthony Rosano, Dale DaBone, Xander Corvus

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Cinema hard e cinema d’autore. Ancora una volta a braccetto nell’immaginario mondo parallelo di Hollywood/Tinseltown. Dopo “The Big Lebowski”, apoteosi dell’estetica porno-remake nella scorsa stagione, quest’anno tocca ad un altro capolavoro degli anni novanta: “Reservoir Dogs” (1992), ovvero “Le Iene”, di Quentin Tarantino. L’esordio assoluto di uno dei maestri del cinema americano dell’ultimo ventennio. Un’opera prima folgorante che rivelò il talento e l’originalità di questo grande autore. Un film che evidenziava già tutti i segni distintivi di quella che sarebbe diventata la sua poetica cinematografica: la costruzione ellittica e virtuosistica dei dialoghi, l’alternanza dei punti di vista all’interno della storia, la struttura temporale sfalsata, con continui flashback fra passato e presente, le brusche e spiazzanti variazioni di tono che fanno oscillare il plot fra il divertimento da commedia nera e le agghiaccianti esplosioni di violenza. Tuttavia “Reservoir Dogs” resta un episodio po’ a parte, anomalo rispetto al resto della sua filmografia: vuoi per il budget basso e l’ambientazione spartana (una produzione indipendente realizzata tra mille difficoltà: Tarantino all’epoca era praticamente sconosciuto e non aveva ancora la Miramax alle spalle), praticamente tutta in interni, che fa assomigliare l’opera ad una moderna tragedia elisabettiana, vuoi per una maggiore linearità e rigore formale nella messinscena, quasi tutta centrata sugli scontri dialettici dei personaggi e con il fulcro dell’azione vera e propria (la rapina) confinato fuori scena.

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Difficile immaginare una trama meno adatta ad essere trasposta in chiave porno, diciamocela tutta: nessun personaggio femminile, neanche un accenno di scena di sesso, quasi nessun riferimento all’altro sesso se si escludono i dialoghi sulla “metafora della fava grossa” di “Like A Virgin” o quello della “fica nera” che, con la colla a presa rapida, incolla l’uccello sulla pancia ad un marito-pappone un po’ troppo manesco. Eppure i signori della Exquisite, casa di produzione specializzata in gonzo e all-sex con un solo altro porno-testo all’attivo finora (quello del “Saturday Night Fever” di John Travolta), ci sono riusciti e con ottimi risultati. Come? Semplice: trasformando i “cani da rapina” in “cagnette” molto più sexy ma non meno feroci e inventandosi di sana pianta una serie di amplessi coerenti col passato e la personalità dei personaggi che riemergono dai flashback del giorno precedente la sanguinosa rapina. Assistiamo così all’intersecarsi di vari porno-episodi: una bella trombata in amicizia fra Miss White (Andy San Dimas) ed il vecchio boss Joe Cabot (Tom Byron), Miss Pink (Kimberly Kane) che noleggia un gigolò (Anthony Rosano) e lo usa a suo piacimento, la figlia di Joe (Raylene) che si fa un anonimo collaboratore (Dale Da Bone) in un meeting d’affari molto caldo, l’infiltrata/Miss Orange (Chanel Preston), in borghese, si concede una scappatella con lo stesso giovane poliziotto (Xander Corpus) che poi verrà brutalmente torturato da Miss Blonde (Lizzie Borden), non a caso l’unica Jena femmina a non fare sesso (patologicamente repressa e dunque ancora più spietata delle altre), e via discorrendo.

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Per il resto la parte filmica ricalca pari pari la sceneggiatura di Tarantino, rievocandone con grande perizia le scene più importanti e memorabili: il prologo con la discussione su Madonna e sulla legittimità delle tasse governative sulle mance, i violenti faccia a faccia fra Miss White e Miss Pink e poi fra la prima e la sadica Miss Blonde, quest’ultima che sevizia un agente di polizia armata rasoio e tanica di benzina, il tutto a tempo di musica, e la sparatoria finale: quattro delle protagoniste che cadono sotto il fuoco incrociato mentre Miss Pink, l’unica sopravvissuta, se la svigna quatta quatta un attimo prima che la polizia (fuori campo) faccia irruzione nel garage dove le Jene si erano asserragliate e uccida Miss White già gravemente ferita. La regia di tale General Stone denota grande mestiere nel riprodurre con efficacia buona parte delle inquadrature originarie e si distingue particolarmente nella resa dei dialoghi (il pezzo forte del film) e nella direzione di una magnifica squadra di attrici la cui descrizione merita un paragrafo a parte. Professionale, anche se un po’ piatta, senza grandi guizzi cromatici, la fotografia di Paul Woodcrest. La produzione, a giudicare dalle scenografie e dagli oggetti di scena (le pistole fin troppo finte che le nostre brandiscono minacciosamente), è molto meno ricca di quella dispiegata per “The Big Lebowski – A XXX Parody” ma raggiunge ugualmente il suo scopo, probabilmente perché, come già ricordato, il film originale era già abbastanza disadorno e stilizzato di suo. Più interessante il lavoro sulla colonna sonora che inanella pregevoli rivisitazioni, ai limiti del plagio, di brani ormai entrati nella mitologia “tarantiniana” come “Little Green Bag” dei George Baker Selection, sui titoli di testa, e “Stuck In The Middle With You” degli Stealers Wheel nella scena “cult” della tortura.

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Ma il pregio principale di “Rezervoir Doggs” risiede nella certosina trasposizione delle geniali battute tarantiniane e nella gran prova d’attori (attrici, perlopiù, in questo caso), tutti/e bravi/e e convincenti come raramente se ne vedono “al porno d’oggi”. Andiamo allora presentarle una per una, con tanto di inchino: la carismatica Andy San Dimas, che sfodera un bel faccino tosto e un accento latino da dura del barrio, nei panni di Miss White eredita il personaggio che fu del roccioso Harvey Keitel; Kimberly Kane e Tom Byron, la coppia d’assi di “The Big Lebowski”, ritornano come Miss Pink (Steve Buscemi nell’originale) e Joe Cabot (il vecchio Lawrence Tierney), e ci sembra persino stucchevole rimarcarne qui, per l’ennesima volta, l’eccellente livello di recitazione; Lizzie Borden, la controversa attrice e regista della Estreme Associates e moglie di Rob Black, presta il suo viso inquietante e un po’ abbrutito di vera ex detenuta (condannata a un anno di reclusione per le ben note vicende che l’hanno vista coinvolta insieme al marito) al temibile personaggio di Miss Blonde (quello che Michael Madsen fu per Tarantino). Ma le due vere rivelazioni del film sono l’istrionica Raylene, la figlia di Joe (versione al femminile del compianto Chris Penn), che nasconde la sua crudeltà dietro l’apparenza paciosa da super-milf e la misconosciuta Chanel Preston, attrice che ha esordito nella tripla X solo l’anno scorso (2010), in un personaggio chiave come quello di Miss Orange (Tim Roth), la finta Jena/poliziotta infiltrata rimasta ferita durante la rapina, di cui trasmette, con intensità a tratti davvero sopra le righe, le sofferenze fisiche e psicologiche. Ottima prova, nei personaggi secondari di Miss Brown (là interpretato da Tarantino in persona) e Miss Blue (un cameo del grande scrittore noir Edward Bunker), anche per Amber Rayne, di cui avevamo già magnificato le doti drammatiche in “The 8th Day”, e la sexyssima e sottovalutata milf Zoey Holloway.

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Leggermente sottotono rispetto al rifacimento delle scene derivate dall’originale, la componente porno offre comunque, tra alti e bassi, numeri sufficienti per non deludere gli spettatori interessati solo alle scene di sesso. .

SCENA 1 (Andy San Dimas, Tom Byron)

Miss White (San Dimas) e il grande capo Joe (Byron) discutono i dettagli della rapina in banca e suggellano il patto criminale con un bella scopata a sangue. Due criminali incalliti come loro non si perdono certo in smancerie e difatti, dopo un bel bacio iniziale, la San Dimas scende subito in picchiata sulla patta di Byron e ci delizia con un pompino fluido e frenetico concentrato sulla cappella, facendogli una sega simultaneamente. Quindi cavalca Byron di faccia e di schiena: un periplo di fianchi e bacino da far invidia ad una danzatrice del ventre. Chiude lasciando l’iniziativa al compare che la sbatte in fica sul ripiano della sua scrivania, prima d’inginocchiarsi di nuovo e ricevere, con sguardo lascivo e lingua invitante a penzoloni fino al mento, la densa venuta del bravo Tom. L’espressione beata che illumina volto della bella Andy mentre ingoia varrebbe da sola il prezzo del noleggio. Scena di lunghezza modesta che desta comunque una discreta impressione.

SCENA 2 (Kimberly Kane, Anthony Rosano)

Anche Miss Pink (Kane) è una che non scherza. Quando vuole una cosa, si tratti di soldi o di sesso, allunga le mani e se la prende. Senza tanti scrupoli. Un giovane stallone a pagamento (Rosano) bussa alla sua porta. Lei lo attende sul letto, in canottiera e mutandine, la pistola in bella vista dentro la fondina appesa alla spalliera del letto. Kim lo passa ai raggi x per assicurasi che valga il denaro che ha pagato, lo provoca, lo intimorisce, gl’intima di spogliarsi, di farle vedere il cazzo, lo tratta in modo sprezzante. Quindi lo attira a sé con un bacio perentorio e si fa fare un lavoretto completo. La coppia Kane-Rosano, che aveva già mostrato grandi potenzialità nei panni di Scully e Mulder in “Sex Files – A Dark XXX Parody”, non delude le attese. Soprattutto lei: dirty talking, oral voraci e sboccati, cavalcate selvagge, gran sborrata in bocca con elegante degustazione. Ma niente mance, Miss Pink non crede nelle mance. Così il gigolò se ne va a palle vuote. Ottima scena, sottilmente noir e femdom, con due interpreti sexy e affiatati. La migliore, a mio avviso, a pari merito con l’ultima.

SCENA 3 (Raylene, Dale Da Bone)

Edie (Raylene) non è solo la figlia del boss ma anche il suo braccio destro. Una che ci sa fare, il vero cervello della banda. Dopo aver riabbracciato l’amica Miss Blonde (Lizze Borden), averle trovato un lavoro finto, per eludere i controlli sulla libertà vigilata, e uno vero (la rapina con le altre Jene), si concede una meritata pausa pranzo. Il pranzo è un bel bisteccone di nome Dale DaBone (già Batman anni 60 per Alex Braun). Anche se indossa abiti maschili (giacca di velluto e un paio di jeans attillati), Raylene ci mette mezzo secondo a spogliarsi e mostrare tutta la sua femminilità. Tornata trionfalmente sulle scene da qualche anno di assenza, Raylene, con il suo seno matronale, le cosce formose e il culone possente, si conferma una vera forza della natura. Anche con qualche chiletto in più, comunque ben distribuito, e un po’ di pancino. La scena ripete lo schema delle altre: qualche bacio per rompere il ghiaccio, gran bocchino da applausi, poi sgroppata in fica a 90 a cowgirl, venuta in bocca. Un po’di fantasia in più, da parte del regista, non avrebbe guastato, ma gl’interpreti ci danno dentro e la scena si fa guardare. Gli amanti di Raylene, soprattutto, apprezzeranno.

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SCENA 4 (Chanel Preston, Xander Corvus)

Miss Orange (Chanel Preston) è in realtà una poliziotta che lavora sotto copertura per incastrare Joe e le sue Jene. Ma, come loro, quando si tratta di uomini non si perde in chiacchiere. Così di fronte a un collega che la prende alla larga (Corpus) ribatte: “Senti, perché non diamo un taglio alle stronzate, non ho tempo da perdere, ti va di scopare, qui, adesso?”. Esattamente quello che tutti noi vorremmo sentirci dire ogni volta che ci proviamo con una ragazza. A parte le poppe rifatte, Chanel è una gran bella topina con un fisico statuario e il nasino all’insù. Ed è anche brava, soprattutto con la bocca. Peccato che la loro performance non aggiunga granché di nuovo rispetto alle altre, a parte una leccata di fica e un accenno di foot licking (lui a lei). La coppia Preston-Corvus, comunque, fa la sua figura.

SCENA 5 (Amber Rayne, Zoey Holloway, Tara Lynn Foxx)

Non tutte le Jene hanno gli stessi gusti. Alcune, ad esempio, ai cazzoni muscolosi preferiscono le fichette, specie se sono giovani e carine come Tara Lynn Foxx, lap-dancer di un club privato per sole donne con cui s’intrattengono Miss Brown (Rayne) e Miss Blue (Holloway). Un’ultimo threesome, ignare del destino funesto che le attende (entrambe resteranno uccise durante la rapina). Finalmente il regista si decide a variare un po’ il copione delle scopate e gli spettatori ringraziano. Amber e Zoey non si accontentano delle moine e degli strusciamenti di Tara, la vogliono tutta per se: la sua bocca carnosa, quelle belle tettine all’in su, il culone e la fica accoglienti. Fra divani di pelle, tende di velluto e tappezzerie da bordello di lusso, la chimica meravigliosa che alligna fra le tre signorine (nei loro ruoli più congeniali: morbida e sottomessa Tara, indiavolata e sboccatissima Amber, signorile e misurata Zoey) ci regala un partouze saffico spettacolare, pieno di ritmo e di variazioni, che ha tra i suoi momenti migliori la doppia penetrazione con le dita di Tara e il foot licking di Amber alla stessa Tara mentre si dimena come un’ossessa fica a fica con Zoey. Un gran finale che riscatta il film da qualche passaggio pornograficamente un po’ didascalico.

VOTO: 7

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 Oggetto del messaggio: Re: REZERVOIR DOGGS (2011, Exquisite)
MessaggioInviato: ven ago 19, 2011 9:10 am 
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Storico dell'impulso
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Iscritto il: 15/03/2010, 17:40
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Località: Tralfamadore
Sesso: Maschio
"Dov'e' il cesso in questo buco che devo cagare?"

Uno dei film da me preferiti in assoluto, un bel rifacimento in chiave porno, almeno da quello che si evince dalla tua recensione, perfetta come sempre.

Cerchero' di gustarmelo il prima possibile.

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Nessun culo merita una rottura di cazzo.


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