[O.T.] Crisi economica

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dostum
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Re: [O.T.] Crisi economica

#16396 Messaggio da dostum »

dannati musi gialli

Per quanto possa sembrare strano, uno dei problemi principali dell’economia mondiale sono i consumatori cinesi. A maggio le vendite al dettaglio in Cina sono calate dello 0,6 per cento rispetto al maggio di un anno fa: è il primo calo dal dicembre del 2022, quando la Cina stava ancora uscendo dai suoi durissimi lockdown anti Covid, ed è un dato preceduto da molti anni di stagnazione.
Questa è anzitutto una cattiva notizia per l’economia cinese, perché se i consumi sono stagnanti o addirittura in calo significa che in teoria i negozi vendono meno, le industrie producono meno e l’economia non cresce. Nella realtà non è esattamente così, e qui arriva la cattiva notizia per tutto il resto del mondo.
Le industrie e le aziende cinesi, visto che non riescono a crescere vendendo al mercato interno, si stanno espandendo impetuosamente all’estero: la concorrenza cinese ha messo in grave difficoltà le industrie locali un po’ dappertutto, dall’Europa al sud-est asiatico. Non è un caso che, mentre i consumi interni calavano, le esportazioni verso l’estero aumentassero del 20 per cento su base annuale.
Il fatto che la Cina consumi troppo poco rispetto a quanto produce è noto da decenni. Se ne parla quanto meno dagli anni Duemila, ed è un tema ampiamente dibattuto anche all’interno della stessa classe dirigente cinese, che a più riprese nel corso degli anni ha promesso di risolverlo senza poi fare niente di davvero concreto. Man mano però che l’economia cinese cresceva e diventava più importante nel sistema mondiale gli effetti di questi squilibri hanno cominciato a diventare più grossi.
Attualmente in Cina i consumi interni valgono circa il 40 per cento del prodotto interno lordo (PIL) cinese. Significa che il 40 per cento della crescita del paese è generato dagli acquisti dei cittadini. È un dato basso, che può andare bene per un’economia ancora nelle prime fasi dello sviluppo. Solitamente, quando un’economia diventa via via più matura, la percentuale dei consumi sul PIL aumenta, perché i cittadini diventano più ricchi e con maggiori capacità di spesa, mentre le altre fonti di crescita si riducono. Negli Stati Uniti i consumi valgono più del 65 per cento del PIL, in Italia poco meno del 60, e così via.
Il percorso di sviluppo della Cina però è stato inusuale. Un po’ perché i consumatori cinesi non vogliono spendere. Storicamente le persone cinesi tendono a risparmiare molto, e inoltre l’economia nazionale da alcuni anni sta attraversando molte difficoltà che non incoraggiano le persone a investire e ad avere fiducia nel futuro. Tra le altre cose, in Cina è in corso una crisi immobiliare che va avanti dal 2022: negli anni precedenti milioni di persone avevano acquistato case e appartamenti investendo in abitazioni che adesso valgono anche il 30 per cento in meno.
Senza la possibilità di rifarsi delle perdite, oggi quelle persone hanno tagliato i consumi in altre cose come automobili, elettrodomestici e così via.
La disoccupazione, soprattutto giovanile, è molto alta, mentre salari e pensioni rimangono bassi. Il reddito medio pro capite nel 2025 era di circa 430 euro (anche se nelle zone urbane è molto più alto). Si stima inoltre che 200 milioni di persone, cioè circa un quinto di tutta la forza lavoro, siano impiegati nella cosiddetta gig economy, e che facciano mestieri precari e poco pagati come fattorino e autista. In queste condizioni i soldi sono pochi, la sicurezza per fare investimenti e progetti di lungo periodo manca, e di conseguenza i consumi rimangono stagnanti.
Il governo cinese potrebbe adottare delle misure per stimolare i consumi, un po’ come fanno i governi occidentali. Potrebbe tagliare le tasse, concedere sgravi e sussidi, dare direttamente soldi alle persone, come è successo in Occidente durante la pandemia da coronavirus. Potrebbe anche migliorare il sistema di welfare, che attualmente è ridotto al minimo: in questo modo le persone avrebbero meno bisogno di tenere soldi da parte in caso di emergenza. Ma qui c’è l’altra questione: non solo le persone cinesi non vogliono spendere, ma il governo non vuole che spendano, almeno oltre una certa soglia.
Il regime cinese gestisce e governa l’economia del paese soprattutto tramite le industrie e le aziende. Molte di queste sono pubbliche o a partecipazione pubblica, mentre le altre possono essere indirizzate tramite sussidi, investimenti, incentivi o minacce. Il regime fa in modo che l’economia cinese mantenga un buon grado di competizione e libertà d’impresa, ma segua grossomodo le direttive che vengono dalle autorità. Per esempio negli ultimi anni tutto si è concentrato su quelle che il presidente Xi Jinping ha chiamato le «nuove forze produttive», cioè sulla tecnologia, l’intelligenza artificiale, la transizione energetica e così via.
Per il regime la priorità non è tanto che l’economia sia in buon equilibrio tra produzione e consumi, ma che la produzione rispetti le priorità politiche dettate dallo stesso regime.
In questo contesto rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie sarebbe controproducente, perché richiederebbe una redistribuzione delle risorse verso consumi, welfare e servizi, riducendo almeno in parte quelle disponibili per gli investimenti produttivi. Inoltre se le persone avessero più soldi o più sicurezza per aumentare le spese, magari i loro consumi potrebbero andare in direzioni diverse rispetto alle priorità del regime. Il regime vuole che siano prodotti microchip e pannelli solari, ma le persone potrebbero voler comprare elettrodomestici e cosmetici. Questo finirebbe per distogliere risorse dalle priorità economico-politiche di Xi Jinping.
Dunque: a una popolazione già poco orientata ai consumi si somma un governo che non ha l’aumento dei consumi tra le sue priorità (anche se spesso nei documenti ufficiali dice il contrario).
La conseguenza, come dicevamo, è quello che viene chiamato il “China Shock” (più precisamente il China Shock 2.0, dopo quello che si verificò negli anni 2000 con l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio). Le industrie cinesi sono incentivate a tenere altissima la produzione, sia perché il regime vuole sviluppare alcuni settori sia perché è l’unico modo per mantenere la crescita. Ma visto che questa produzione non viene assorbita tutta internamente, viene esportata all’estero. I costi sono spesso bassi e i prodotti sono di qualità crescente, e il risultato è che la concorrenza locale viene sbaragliata.
La Germania sta perdendo 10 mila posti di lavoro al mese nel settore manifatturiero, in buona parte a causa delle concorrenza cinese. Negli ultimi quattro anni l’Indonesia ha perso 250 mila posti di lavoro nel solo settore tessile. L’Unione Europea è così preoccupata che ormai si parla apertamente della possibilità di una guerra commerciale dell’Europa contro la Cina.
Difficilmente le cose cambieranno in futuro, perché il regime di Xi Jinping ha messo in chiaro che intende privilegiare i propri obiettivi politici rispetto agli equilibri economici mondiali, e anche rispetto al benessere della sua popolazione. I paesi colpiti dal “China Shock” potrebbero rispondere con dazi e limitazioni delle importazioni, ma a quel punto i rischi di dannosi conflitti commerciali aumenterebbero.

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Re: [O.T.] Crisi economica

#16397 Messaggio da dostum »

Poveri kartoffeln

AGI/AFP) - Berlino, 23 giu. - Tutti i treni in Germania sono "attualmente fermi nelle stazioni" stasera a causa di un guasto ai sistemi di comunicazione radio ferroviari, ha dichiarato la compagnia ferroviaria nazionale Deutsche Bahn. "I nostri tecnici stanno lavorando senza sosta per risolvere il problema", ha affermato Deutsche Bahn sul suo sito web, senza specificare la durata stimata dell'incidente.
Nel nord, anche i treni gestiti dalla compagnia ferroviaria regionale privata Metropol sono "completamente fermi a causa di un guasto diffuso ai sistemi radio ferroviari", ha dichiarato la compagnia sul suo sito web. "Riteniamo che non circolerà nulla stanotte", ha dichiarato il portavoce di Metropol, Simon Martens. Metropol gestisce linee regionali intorno ad Amburgo, Brema e Hannover, trasportando oltre 120.000 passeggeri al giorno, secondo il suo sito web. La compagnia consiglia ai propri clienti di "non viaggiare in treno oggi" o di cercare mezzi di trasporto alternativi.
Secondo l'azienda di trasporto pubblico di Berlino, questo disservizio interessa tutti i treni della Deutsche Bahn: urbani, regionali e a lunga percorrenza.Dopo decenni di sottoinvestimenti, che hanno portato a un calo della puntualità dei treni, la Germania sta cercando di modernizzare rapidamente la sua rete ferroviaria obsoleta attraverso ingenti investimenti pubblici. (AGI)
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Re: [O.T.] Crisi economica

#16398 Messaggio da dostum »

Il “virus” che arriva dalla Cina ha colpito soprattutto i costruttori della Germania. Le case tedesche avevano costruito i loro successi economici sulla Repubblica Popolare, con il 40% delle vendite globali di auto concentrate nel paese. La quota di mercato è crollata da oltre il 26 al 16%, erodendo in maniera significativa ricavi e utili.
La flessione dei volumi dei costruttori esteri in Cina, dove ormai un’auto su due venduta è elettrica, è stata trasversale. La penetrazione dei marchi stranieri era del 60% dieci anni fa, adesso è scivolata sotto il 30%, con tendenza a calare ulteriormente. Le case tedesche hanno investito massicciamente sul paese, venendo ben ricambiate almeno fino al 2020, quando la strategia non ha più retto in seguito a pandemia ed elettrificazione. Ciò che è premium in Europa non lo è più in Cina, e la “germanicità” non basta più.
Bmw rivede le stime, Porsche taglia ancora
Anche Bmw, che pareva meno esposta rispetto ai rivali tedeschi, ha dovuto rivedere le proprie stime di crescita per l’anno in corso. Il margine Ebit, già limato tra il 4 e il 6%, è stato ridotto tra l’1 e il 3%. Il rischio è che anche la casa bavarese intervenga sull’occupazione: non esistono comunicazioni ufficiali, ma gli osservatori azzardano 15.000 posizioni a rischio, dopo i piani già concordati con i sindacati di Mercedes-Benz e del gruppo Volkswagen per la soppressione, rispettivamente, di almeno 20.000 e 50.000 posti di lavoro in Germania entro il 2030.
Perfino la “cassaforte” Porsche, i cui guadagni sono stati praticamente azzerati nel bilancio del 2025, ridurrà ulteriormente il numero dei lavoratori. Ai 1.900 esuberi già ufficializzati dovrebbero aggiungersene altri 200, nello stabilimento di Lipsia.
reoccupante, per tempistica e risultato, è il sondaggio anonimo riportato dalla rivista Manager Magazin, secondo cui sei esponenti del Consiglio di amministrazione del gruppo Vw avrebbero definito “a rischio” l’esistenza del Gruppo, mentre per altri tre la situazione sarebbe “tesa”. Non è chiaro chi siano gli intervistati, perché tecnicamente i membri dell’organismo direttivo sono otto, ma pare che le critiche riguardino soprattutto le strategie in Cina e Nord America, dove è anche esploso il dieselgate.
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Re: [O.T.] Crisi economica

#16399 Messaggio da giorgiograndi »

dostum ha scritto:
23/06/2026, 5:57
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Per quanto possa sembrare strano, uno dei problemi principali dell’economia mondiale sono i consumatori cinesi. A maggio le vendite al dettaglio in Cina sono calate dello 0,6 per cento rispetto al maggio di un anno fa: è il primo calo dal dicembre del 2022, quando la Cina stava ancora uscendo dai suoi durissimi lockdown anti Covid, ed è un dato preceduto da molti anni di stagnazione.
Questa è anzitutto una cattiva notizia per l’economia cinese, perché se i consumi sono stagnanti o addirittura in calo significa che in teoria i negozi vendono meno, le industrie producono meno e l’economia non cresce. Nella realtà non è esattamente così, e qui arriva la cattiva notizia per tutto il resto del mondo.
Le industrie e le aziende cinesi, visto che non riescono a crescere vendendo al mercato interno, si stanno espandendo impetuosamente all’estero: la concorrenza cinese ha messo in grave difficoltà le industrie locali un po’ dappertutto, dall’Europa al sud-est asiatico. Non è un caso che, mentre i consumi interni calavano, le esportazioni verso l’estero aumentassero del 20 per cento su base annuale.
Il fatto che la Cina consumi troppo poco rispetto a quanto produce è noto da decenni. Se ne parla quanto meno dagli anni Duemila, ed è un tema ampiamente dibattuto anche all’interno della stessa classe dirigente cinese, che a più riprese nel corso degli anni ha promesso di risolverlo senza poi fare niente di davvero concreto. Man mano però che l’economia cinese cresceva e diventava più importante nel sistema mondiale gli effetti di questi squilibri hanno cominciato a diventare più grossi.
Attualmente in Cina i consumi interni valgono circa il 40 per cento del prodotto interno lordo (PIL) cinese. Significa che il 40 per cento della crescita del paese è generato dagli acquisti dei cittadini. È un dato basso, che può andare bene per un’economia ancora nelle prime fasi dello sviluppo. Solitamente, quando un’economia diventa via via più matura, la percentuale dei consumi sul PIL aumenta, perché i cittadini diventano più ricchi e con maggiori capacità di spesa, mentre le altre fonti di crescita si riducono. Negli Stati Uniti i consumi valgono più del 65 per cento del PIL, in Italia poco meno del 60, e così via.
Il percorso di sviluppo della Cina però è stato inusuale. Un po’ perché i consumatori cinesi non vogliono spendere. Storicamente le persone cinesi tendono a risparmiare molto, e inoltre l’economia nazionale da alcuni anni sta attraversando molte difficoltà che non incoraggiano le persone a investire e ad avere fiducia nel futuro. Tra le altre cose, in Cina è in corso una crisi immobiliare che va avanti dal 2022: negli anni precedenti milioni di persone avevano acquistato case e appartamenti investendo in abitazioni che adesso valgono anche il 30 per cento in meno.
Senza la possibilità di rifarsi delle perdite, oggi quelle persone hanno tagliato i consumi in altre cose come automobili, elettrodomestici e così via.
La disoccupazione, soprattutto giovanile, è molto alta, mentre salari e pensioni rimangono bassi. Il reddito medio pro capite nel 2025 era di circa 430 euro (anche se nelle zone urbane è molto più alto). Si stima inoltre che 200 milioni di persone, cioè circa un quinto di tutta la forza lavoro, siano impiegati nella cosiddetta gig economy, e che facciano mestieri precari e poco pagati come fattorino e autista. In queste condizioni i soldi sono pochi, la sicurezza per fare investimenti e progetti di lungo periodo manca, e di conseguenza i consumi rimangono stagnanti.
Il governo cinese potrebbe adottare delle misure per stimolare i consumi, un po’ come fanno i governi occidentali. Potrebbe tagliare le tasse, concedere sgravi e sussidi, dare direttamente soldi alle persone, come è successo in Occidente durante la pandemia da coronavirus. Potrebbe anche migliorare il sistema di welfare, che attualmente è ridotto al minimo: in questo modo le persone avrebbero meno bisogno di tenere soldi da parte in caso di emergenza. Ma qui c’è l’altra questione: non solo le persone cinesi non vogliono spendere, ma il governo non vuole che spendano, almeno oltre una certa soglia.
Il regime cinese gestisce e governa l’economia del paese soprattutto tramite le industrie e le aziende. Molte di queste sono pubbliche o a partecipazione pubblica, mentre le altre possono essere indirizzate tramite sussidi, investimenti, incentivi o minacce. Il regime fa in modo che l’economia cinese mantenga un buon grado di competizione e libertà d’impresa, ma segua grossomodo le direttive che vengono dalle autorità. Per esempio negli ultimi anni tutto si è concentrato su quelle che il presidente Xi Jinping ha chiamato le «nuove forze produttive», cioè sulla tecnologia, l’intelligenza artificiale, la transizione energetica e così via.
Per il regime la priorità non è tanto che l’economia sia in buon equilibrio tra produzione e consumi, ma che la produzione rispetti le priorità politiche dettate dallo stesso regime.
In questo contesto rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie sarebbe controproducente, perché richiederebbe una redistribuzione delle risorse verso consumi, welfare e servizi, riducendo almeno in parte quelle disponibili per gli investimenti produttivi. Inoltre se le persone avessero più soldi o più sicurezza per aumentare le spese, magari i loro consumi potrebbero andare in direzioni diverse rispetto alle priorità del regime. Il regime vuole che siano prodotti microchip e pannelli solari, ma le persone potrebbero voler comprare elettrodomestici e cosmetici. Questo finirebbe per distogliere risorse dalle priorità economico-politiche di Xi Jinping.
Dunque: a una popolazione già poco orientata ai consumi si somma un governo che non ha l’aumento dei consumi tra le sue priorità (anche se spesso nei documenti ufficiali dice il contrario).
La conseguenza, come dicevamo, è quello che viene chiamato il “China Shock” (più precisamente il China Shock 2.0, dopo quello che si verificò negli anni 2000 con l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio). Le industrie cinesi sono incentivate a tenere altissima la produzione, sia perché il regime vuole sviluppare alcuni settori sia perché è l’unico modo per mantenere la crescita. Ma visto che questa produzione non viene assorbita tutta internamente, viene esportata all’estero. I costi sono spesso bassi e i prodotti sono di qualità crescente, e il risultato è che la concorrenza locale viene sbaragliata.
La Germania sta perdendo 10 mila posti di lavoro al mese nel settore manifatturiero, in buona parte a causa delle concorrenza cinese. Negli ultimi quattro anni l’Indonesia ha perso 250 mila posti di lavoro nel solo settore tessile. L’Unione Europea è così preoccupata che ormai si parla apertamente della possibilità di una guerra commerciale dell’Europa contro la Cina.
Difficilmente le cose cambieranno in futuro, perché il regime di Xi Jinping ha messo in chiaro che intende privilegiare i propri obiettivi politici rispetto agli equilibri economici mondiali, e anche rispetto al benessere della sua popolazione. I paesi colpiti dal “China Shock” potrebbero rispondere con dazi e limitazioni delle importazioni, ma a quel punto i rischi di dannosi conflitti commerciali aumenterebbero.

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Però i numeri vanno rapportati agli altri, altrimenti non hanno senso
In Unione Europea il consumo interno delle famiglie si attesta oggi al 52,5% del PIL, registrando una leggera flessione rispetto a 7 anni fa (2019), quando valeva circa il 54,1% del PIL
In usa il 70% del pil è consumo interno!

Il problema principale NON è la Cina. Il problema sono le tasse, le regole super idiote e la spesa pubblica fuori controllo per welfare e pensioni in ue!
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Linegoco: "...e se anche fosse (il fallimento della produzione pornografica) chi se ne importa? Nessuno sano di mente si mette a pagare qualcuno solo perché altrimenti fallisce...è ridicolo, ci si dovrebbe impoverire per arricchire altri?"
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"Usare questo o quello studio come bandiera per sostenere una tesi piuttosto che l'altra è sbagliato."
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Oscar: Quello che i miei studi non mi hanno ancora detto con certezza e’ se sono gli italiani a generare PD (senza articolo davanti come sinonimo di sostanza di scarto) o se e’ il PD a generare gli italiani.

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Re: [O.T.] Crisi economica

#16400 Messaggio da Azophfaz »

giorgiograndi ha scritto:
30/06/2026, 20:28


Però i numeri vanno rapportati agli altri, altrimenti non hanno senso
In Unione Europea il consumo interno delle famiglie si attesta oggi al 52,5% del PIL, registrando una leggera flessione rispetto a 7 anni fa (2019), quando valeva circa il 54,1% del PIL
In usa il 70% del pil è consumo interno!

Il problema principale NON è la Cina. Il problema sono le tasse, le regole super idiote e la spesa pubblica fuori controllo per welfare e pensioni in ue!
INSOMMA abiamo constatato che fai a pugni con la storia infilando cazzate in ogni dove per presentarci la tua ideologia del cazzo, ora fai a pugni anche con l'economia sempre per infilarci quell'ideoloigia del cazzo made in USA che ormai è in declino totale tra debitucci e cazzate varie, ma spiegandolo in maniera elementare possiamo dire che a questo dato a cui tu fai vivacemente riferimento non segue automaticamente che il motivo sia "le tasse, le regole idiote e la spesa pubblica" Gli USA hanno un maggiore ricorso al credito al consumo e una minore propensione al risparmio, questo è un dato di fatto vedendo tutti i debitucci e cazzatine che avvengono negli USA, cosa che forse tu ignori, L'UE esporta molto di più in rapporto al PIL rispetto agli USA, quindi una quota maggiore della crescita deriva dalle esportazioni e dagli investimenti, non solo dai consumi.
I sistemi di welfare europei fanno sì che alcune spese (sanità, istruzione, pensioni) siano contabilizzate come spesa pubblica anziché come spesa diretta delle famiglie. Questo riduce meccanicamente il peso dei consumi privati sul PIL, senza significare necessariamente che si consumi meno o altre cazzate a cui fai tu riferimento in maniera molto vivace. Non è quindi una conclusione dimostrata dal dato che hai riportato.
Ridurre il tutto esclusivamente a tasse, regolamentazione e welfare richiederebbe dimostrare un nesso causale con analisi economiche specifiche che siano logiche e certosine, e nella letteratura economica le spiegazioni sono molto più articolate e quindi complicate, la cosa semplice è inneggiare a qualche ideologia del cazzo. In sostanza, stai usando un dato corretto per sostenere una tesi completamente sballata infilandoci la solita propaganda che gli USA siano migliori ma il dato preso in esame non dice assolutamente questo.
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Re: [O.T.] Crisi economica

#16401 Messaggio da giorgiograndi »

Tu stai di fuori.
Il paragone era con la Cina e come chi ha scritto quell’articolo ignora che l’eu esporta una % vicina a quella della Cina rispetto al pil. Come è sanguisuga la Cina noi lo siamo altrettanto.
Da qui l’idea che la Cina è cattiva perché esporta diventa una cazzata.

La spesa per il welfare non è un consumo. I consumi sono quelle cose che si comprano con i soldi già tassati, in “libero arbitrio” (cioè compro quello che cazzo mi pare, quando mi pare e come mi pare, anche a debito, perché sono cazzi miei e non ho bisogno di nessuno che mi fa da balia, il particolare uno stato che spende i soldi degli altri proprio non mi può spiegare come spendere i miei).

Non fai solo a cazzotti con l’economia ma con la logica e il mondo intero. In EU non c’è nemmeno una AI decente, non c’è un social network decente, non c’è una piattaforma di servizi pubblicitari online decente, tra un po saluti pure l’industria automobilistica.
(Stai guardando i mondiali? Manco a calcio riusciamo più a giocare.)
Con l’aumentare delle tasse (e quindi della spesa pubblica), il gettito fiscale diminuisce (per mancanza di investimenti) -> Curva di Laffer, si studia alle superiori. Per non parlare della teoria del “secchio bucato di okun” e di friedman che sosteneva che l’espansione dello stato deprime investimenti, innovazione, produzione e crescita (cosa successa in EU, insindacabilmente)
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Re: [O.T.] Crisi economica

#16402 Messaggio da Azophfaz »

giorgiograndi ha scritto:
30/06/2026, 21:45
Tu stai di fuori.
Il paragone era con la Cina e come chi ha scritto quell’articolo ignora che l’eu esporta una % vicina a quella della Cina rispetto al pil. Come è sanguisuga la Cina noi lo siamo altrettanto.
Da qui l’idea che la Cina è cattiva perché esporta diventa una cazzata.

La spesa per il welfare non è un consumo. I consumi sono quelle cose che si comprano con i soldi già tassati, in “libero arbitrio” (cioè compro quello che cazzo mi pare, quando mi pare e come mi pare, anche a debito, perché sono cazzi miei e non ho bisogno di nessuno che mi fa da balia, il particolare uno stato che spende i soldi degli altri proprio non mi può spiegare come spendere i miei).

Non fai solo a cazzotti con l’economia ma con la logica e il mondo intero. In EU non c’è nemmeno una AI decente, non c’è un social network decente, non c’è una piattaforma di servizi pubblicitari online decente, tra un po saluti pure l’industria automobilistica.
(Stai guardando i mondiali? Manco a calcio riusciamo più a giocare.)
Con l’aumentare delle tasse (e quindi della spesa pubblica), il gettito fiscale diminuisce (per mancanza di investimenti) -> Curva di Laffer, si studia alle superiori. Per non parlare della teoria del “secchio bucato di okun” e di friedman che sosteneva che l’espansione dello stato deprime investimenti, innovazione, produzione e crescita (cosa successa in EU, insindacabilmente)
La tua logica è:

"meno tasse = più innovazione".

Perfetto. Allora dimmi: quale Paese europeo con tasse basse è diventato la Silicon Valley del continente? L'Irlanda? Quella che ospita le sedi europee delle multinazionali grazie al regime fiscale, ma i colossi li hanno creati gli americani? Oppure la Bulgaria, con la flat tax al 10%, che dovrebbe essere piena di Google, Nvidia e OpenAI? Me li sono persi.
Per la tua stessa logica, basta abbassare le tasse e compaiono automaticamente i colossi tecnologici. :lol: Peccato che il mondo reale sia un filo più complicato.
Laffer certamente si studia alle superiori, quindi dovresti sapere anche cosa dice davvero, non le cazzate. La curva di Laffer non afferma che aumentare le tasse riduca automaticamente il gettito. Dice che esiste un punto oltre il quale succede. Il difficile però è dimostrare dove si trovi quel punto preciso. Tu non lo dimostri, spari solo cazzate.
E la curva di Laffer non dice "meno tasse = più gettito". Dice appunto che potrebbe succedere oltre un certo punto. Se bastasse pronunciare la parola "Laffer", qualsiasi economista avrebbe chiuso il dibattito quarant'anni fa. :wink:


È un po' come dire: "esiste il mal di testa, quindi qualsiasi dolore è un'emicrania". Hai preso un concetto teoricamente vero e lo stai usando fuori contesto per piazzarci la tua idelogia del cazzo.
Il problema del tuo ragionamento è sempre lo stesso, sostituisci le dimostrazioni con i nomi delle teorie che ti inventi a seconda di dove ti abbeveri, magari domani ci dirai che quel coglione con le corna che ha assaltato capitol hill ha la ricetta economica per cambiare il mondo :)


giorgiograndi ha scritto:
30/06/2026, 21:45
"La spesa per il welfare non è consumo."
Hai confuso la definizione contabile con gli effetti economici. I trasferimenti non sono classificati come consumo pubblico, ma quando pensionati e famiglie spendono quei soldi diventano consumo privato. Quindi dire che il welfare non alimenta i consumi è semplicemente falso.

Non abbiamo AI, social e piattaforme pubblicitarie :-D
È vero che l'Europa è indietro nel digitale. Quello che non hai dimostrato è la causa. Se fosse davvero "colpa delle tasse", allora i Paesi europei con tassazione più bassa dovrebbero dominare il settore. Ti ho risposto sopra che è la solita cazzata che infili in ogni discorso, infili un dato che economico-storico-culturale e poi ci piazzi la solita ideologia del cazzo per dimostrare che è una conseguenza di quel fattore quando in realtà non è una conseguenza manco per il cazzo di quello che ti inventi la mattina. I dati parlano chiaro che non è che le tasse tarpano le ali alla così detta AI superpotente :lol:

Tra poco salutiamo pure l'industria automobilistica :lol: L'industria automobilistica europea ha problemi derivanti scelte industriali sbagliate, e concorrenza cinese sempre più forte, oltre che transizione elettrica, costi energetici, investimenti, e ritardi tecnologici. Ridurre tutto a "tasse alte" è una semplificazione ridicola, come il discorso fatto sopra, sempre una conseguenza non dimostrabile in cui ci infili sempre la tua ideologia del cazzo :-D


Il secchio bucato di Okun. :lol: di nuovo a citare una teoria senza leggerne la conclusione. Okun dice che redistribuire comporta un costo di efficienza, descrive un compromesso tra efficienza ed equità. Non conclude che il welfare sia sbagliato o che lo Stato debba sparire.
giorgiograndi ha scritto:
30/06/2026, 21:45
Friedman dimostra che lo Stato frena crescita e innovazione.
Friedman sosteneva una certa visione dell'economia. Non è una legge della fisica. Esistono economisti altrettanto autorevoli che arrivano a conclusioni diverse. Citare Friedman non equivale a dimostrare alcun cazzo di niente, come citare teorie che ogni problema europeo derivi dalla spesa pubblica.


L'economia, purtroppo per te, è un po' più complicata degli slogan da bar. in Italia ti vedrei bene in uno di quei partitini del cazzo che dicono che possono risolvere le cose con il condono. :lol:

In generale, il tuo modo di ragionare è sempre lo stesso, prendi un concetto teorico, lo semplifichi stravolgendolo fino a trasformarlo in uno slogan populista, e poi lo usi come se fosse una logica soluzione economica. :lol: Un po come chi diceva che bisognava fare il blocco navale, ed era un dato insindacabile che andava come previsto :lol:
In EU non c’è nemmeno una AI decente
PS in europa come AI abbiamo emma che spara solo allucinazioni-cazzate, ma almeno è innocua finanziariamente, non fa perdere miliardi per le sue cazzate come invece avviene con le AI americane nelle aziende, che si ripercuote a catena anche su altre aziende e i risparmi del povero cittadino ammericano, quando fa un errore un'azienda americana perde miliardi, ma si sa che lì e pieno di debitucci e fotte sega del pozzo senza fondo
:lol: il caso Zillow ecc ecc
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Re: [O.T.] Crisi economica

#16403 Messaggio da giorgiograndi »

quante cazzate che scrivi, manco le basi.
"U rovesciata"
La relazione tra spesa pubblica e crescita segue una curva a forma di U rovesciata.
- Sotto una certa soglia (tasse e spesa troppo basse): La crescita è frenata
- Al livello ottimale: Lo Stato raccoglie abbastanza tasse per finanziare servizi essenziali in modo produttivo
- Sopra la soglia ottimale: Lo Stato diventa troppo grande, l'apparato burocratico inefficiente e il peso delle tasse supera i benefici

I dati dimostrano che tasse e spesa per il welfare frenano la crescita principalmente quando la spesa è orientata ai consumi correnti, al welfare e ai bonus assistenziali a pioggia, anziché agli investimenti in infrastrutture, innovazione e competenze.
La soglia ottimale oltre la quale la spesa pubblica e le tasse iniziano a frenare la crescita viene generalmente calcolata dai ricercatori tra il 25% e il 40% del PIL
Teoria dimostrata confrontando gli bilanci e risultati degli stati da Robert Barro, si trovano documenti europei, incluso il patto di stabilita' (documento che sicuramente non hai nemmeno letto), che ragionano proprio sulla base della U di Barrio.

Francia, italia, germania, Belgio, austria, spagna hanno tutte una spesa pubblica oltre il 50%
Il paradosso sono i paesi scandinavi (e anche la germania in senso lato), che hanno spesa pubblica ancora piu' alta, ma l'estrema efficienza dei servizi generati compensa la spesa con un ritorno per il pubblico che invece stimola la crescita.

Usa, svizzera, corea del sud e cechia (per esempio) stanno tutte nella parte buona della curva e infatti hanno avuto una crescita costante.

I dati dimostrano che gli stati con alta spesa pubblica e inefficienza (fancazzismo, mancanza di innovazione, troppa burocrazia), crescono di meno degli altri. I numeri sono quello che sono, se ti stanno in culo perche' non vanno d'accordo con la tua visione del mondo, fattene una ragione. Se l'eu e' economicamente un carrozzone stagnante, la colpa e' la spesa pubblica e della bassa produttivita'
Che poi e' il gatto che si mangia la coda: piu' spesa pubblica -> meno investimenti -> meno innovazione -> meno produttivita' -> meno consumi -> piu' spesa pubblica (che poi e' la logica della U di Barrio spiegata ai bambini)
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"Usare questo o quello studio come bandiera per sostenere una tesi piuttosto che l'altra è sbagliato."
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Oscar: Quello che i miei studi non mi hanno ancora detto con certezza e’ se sono gli italiani a generare PD (senza articolo davanti come sinonimo di sostanza di scarto) o se e’ il PD a generare gli italiani.

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Re: [O.T.] Crisi economica

#16404 Messaggio da Azophfaz »

giorgiograndi ha scritto:
01/07/2026, 12:47
quante cazzate che scrivi, manco le basi.
"U rovesciata"
La relazione tra spesa pubblica e crescita segue una curva a forma di U rovesciata.
- Sotto una certa soglia (tasse e spesa troppo basse): La crescita è frenata
- Al livello ottimale: Lo Stato raccoglie abbastanza tasse per finanziare servizi essenziali in modo produttivo
- Sopra la soglia ottimale: Lo Stato diventa troppo grande, l'apparato burocratico inefficiente e il peso delle tasse supera i benefici

I dati dimostrano che tasse e spesa per il welfare frenano la crescita principalmente quando la spesa è orientata ai consumi correnti, al welfare e ai bonus assistenziali a pioggia, anziché agli investimenti in infrastrutture, innovazione e competenze.
La soglia ottimale oltre la quale la spesa pubblica e le tasse iniziano a frenare la crescita viene generalmente calcolata dai ricercatori tra il 25% e il 40% del PIL
Teoria dimostrata confrontando gli bilanci e risultati degli stati da Robert Barro, si trovano documenti europei, incluso il patto di stabilita' (documento che sicuramente non hai nemmeno letto), che ragionano proprio sulla base della U di Barrio.

Francia, italia, germania, Belgio, austria, spagna hanno tutte una spesa pubblica oltre il 50%
Il paradosso sono i paesi scandinavi (e anche la germania in senso lato), che hanno spesa pubblica ancora piu' alta, ma l'estrema efficienza dei servizi generati compensa la spesa con un ritorno per il pubblico che invece stimola la crescita.

Usa, svizzera, corea del sud e cechia (per esempio) stanno tutte nella parte buona della curva e infatti hanno avuto una crescita costante.

I dati dimostrano che gli stati con alta spesa pubblica e inefficienza (fancazzismo, mancanza di innovazione, troppa burocrazia), crescono di meno degli altri. I numeri sono quello che sono, se ti stanno in culo perche' non vanno d'accordo con la tua visione del mondo, fattene una ragione. Se l'eu e' economicamente un carrozzone stagnante, la colpa e' la spesa pubblica e della bassa produttivita'
Che poi e' il gatto che si mangia la coda: piu' spesa pubblica -> meno investimenti -> meno innovazione -> meno produttivita' -> meno consumi -> piu' spesa pubblica (che poi e' la logica della U di Barrio spiegata ai bambini)


Barro non ha mai dimostrato una soglia universale del 25-40% del PIL oltre la quale la crescita rallenta. Quella è una delle tante ipotesi presenti in letteratura, non una legge economica. Inoltre stai confondendo correlazione e causalità, gli Stati possono spendere di più perché crescono poco, non necessariamente crescere poco perché spendono di più.

Dici che "i dati dimostrano" ma poi introduci subito un'eccezione enorme (i paesi scandinavi) :lol: spiegandola con l'efficienza della spesa. Quindi i dati non dimostrano che il problema sia la spesa pubblica in sé, dimostrano che conta la qualità delle istituzioni. È una conclusione molto diversa da quella che sostenevi all'inizio. Se ammetti che Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia crescono bene pur avendo una spesa pubblica molto elevata, allora non è la quantità della spesa a determinare la crescita, ma come viene spesa. :-D

Questo contraddice la tesi iniziale secondo cui il problema sarebbe principalmente "troppe tasse e troppo welfare". Che stranamente è la solita cazzata che ripetono i vari briatori e quella gentaglia del cazzo :lol:

La crescita dipende anche da demografia, produttività,capitale umano, investimenti privati,tecnologia, energia, commercio internazionale, qualità delle istituzioni, tassi di interesse, e dulcis in fundo approvvigionamento delle risorse essenziali. Ridurre il tutto alla spesa pubblica è una semplificazione estrema che neanche alle scuole elementari.
La Germania è proprio l'esempio che smentisce una spiegazione monocausale. Negli ultimi anni ha avuto una crescita debole soprattutto per la crisi energetica dopo la guerra in Ucraina, la dipendenza dal gas russo, il rallentamento della domanda cinese (mercato fondamentale per la sua industria) e la crisi del settore automobilistico. Tutti fattori che hanno ben poco a che vedere con il livello della tassazione o della spesa pubblica. Se bastasse avere meno spesa pubblica per crescere, la Germania avrebbe dovuto performare molto meglio della Francia. Evidentemente la crescita dipende da molti fattori che ho elencato sopra, e non da una singola "curva di Barro".

a me pare che le basi mancano proprio nel tuo caso specifico, continui a mescolare elementi teorici con semplificazioni estreme proprio come fanno i populisti nostrani con le ricette per le soluzioni, infilandoci però errori e affermazioni non dimostrate all'atto pratico, da qui nasce il fatto che oltre a fare a cazzotti con la storia lo fai pure con l'economia, mischiando roba per giungere alla conclusione banale e sempliciotta che la tua ricetta sia quella che dà prosperità e benessere. Ma è semplicemente una visione ideologica della macroeconomia su un modello culturale che in realtà oggi è in totale delcino (quello americano fondato sul capitale) spacciare per "scienza economica oggettiva" quello che in realtà è solo un posizionamento ideologico legato a un modello economico (quello del puro capitale) che oggi fatica a rispondere alle crisi complesse della nostra epoca.
L'idea che lo Stato debba intervenire pochissimo nell'economia. Meno tasse e più crescita :lol: La convinzione che tagliando le tasse ai ricchi e alle imprese (la cosiddetta trickle-down economics) la ricchezza "goccioli" spontaneamente verso il basso. Smantellamento del Welfare, considerare la sanità, la scuola e le tutele sociali come "costi improduttivi" e non come investimenti nel capitale umano. Questo modello culturale, pur avendo dominato il dibattito dagli anni '80 in poi, è oggi in forte declino o quantomeno sotto accusa e logorato per via dei suoi effetti collaterali, l'esplosione delle disuguaglianze sociali, la polarizzazione della ricchezza in mano a pochi rincoglioniti "elite", la precarizzazione del lavoro e il deterioramento delle infrastrutture pubbliche (fenomeni ben visibili proprio negli Stati Uniti). Con l'attuale classe dirigente che sembra quella del film "idiocracy" che ti consiglio di visionare che è praticamente quello che descrive meglio la fase in cui si trovano gli Stati Uniti, il percorso va lì
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Re: [O.T.] Crisi economica

#16405 Messaggio da giorgiograndi »

OK. hai ragione tu.
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Re: [O.T.] Crisi economica

#16406 Messaggio da estdipendente »

giorgiograndi ha scritto:
01/07/2026, 18:08
OK. hai ragione tu.
sono appena tornato dagli USA. sono esattamente come nell’immagine di Azzoppas. uguale. Gotham city praticamente.
che imbecille ragazzi

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