Ripeto, l'importante è che si continui a fare il pride a Tel Aviv:
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[OT] Signore e signori: la guerra.
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Re: [OT] Signore e signori: la guerra.
inflazione europea in rialzo dall'1,9% al 2,5%
niente male dopo solo 1 mese ma si può ancora migliorare
niente male dopo solo 1 mese ma si può ancora migliorare
“Via, finito. L'ho dato via per l'America. L'ho regalato alla patria, alla democrazia. Così va meglio. A posto. Tutto bene. Ho donato il mio pisellino insensibile all'America. Ho donato il mio giovane pisellino alla democrazia. È perduto, non sente più nulla, finito chissà dove, là, vicino al fiume, fra le urla dell'artiglieria. Oh Dio, Dio, ridammelo! L'ho donato alla patria, l'ho immolato per tutto il paese. Ho dato il pisello per John Wayne e Howdy Doody, per Castiglia e Sparky il barbiere. Non mi ha mai detto nessuno che sarei tornato dalla guerra senza pene. Ma adesso sono tornato, la testa mi scoppia e non so cosa fare.” (Ron Kovic)
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Re: [OT] Signore e signori: la guerra.
Ma questo quando crepa?
il passato non può essere cambiato,il presente offre solo rimpianti e perdite,solo nei giorni a venire un'uomo può trovare conforto quando i ricordi svaniscono.CRASSO!
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Re: [OT] Signore e signori: la guerra.
questo militava nello stesso gruppo di quelli che hanno ammazzato Ytzhak Rabin
Il magazine americano New Yorker ha definito quello di Rabin «uno degli omicidi politici più efficaci della storia». In effetti il suo assassino, l’estremista Yigal Amir, ottenne tutti gli obiettivi che si era prefissato: nel giro di poco tempo il processo di pace con i palestinesi fallì, e la destra religiosa accumulò sempre più influenza. Molti dei personaggi che oggi hanno un ruolo centrale nella politica israeliana e nella guerra nella Striscia di Gaza ebbero un ruolo anche nei fatti che portarono all’assassinio di Rabin, compreso il primo ministro Benjamin Netanyahu. Nel luglio del 1995 Netanyahu organizzò una manifestazione in cui si mise a capo di un corteo che trasportava un cappio e una bara nera, destinati a Rabin. Un mese prima della sua uccisione partecipò a un’altra manifestazione in cui per ore i partecipanti cantarono: «Morte a Rabin». Pochi giorni prima dell’assassinio di Rabin un giovane attivista dell’estrema destra religiosa riuscì a strappare il logo dalla sua auto di stato, e disse in televisione: «Se siamo arrivati all’auto del primo ministro, possiamo arrivare anche a lui!». Il giovane attivista era Itamar Ben Gvir, l’attuale ministro della Sicurezza nazionale noto per le sue posizioni estremiste e ostili alla popolazione palestinese, nonché uno dei principali alleati di Netanyahu. A uccidere Rabin fu però Yigal Amir, un altro attivista dell’estrema destra religiosa poco noto all’intelligence. Per anni si discusse della possibilità che i servizi d’intelligence israeliani avrebbero potuto accorgersi di lui e fermarlo, anche perché Amir parlava abbastanza liberamente del suo piano di uccidere il primo ministro. Le indagini non hanno mai portato a niente.
https://www.ilpost.it/2025/11/04/assass ... 0-anni-fa/
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Re: [OT] Signore e signori: la guerra.
Israele: il kahanismo è tornato. E questa volta vuole restare
Dopo quarant’anni dalla messa al bando del movimento di Meir Kahane, la sua ideologia è oggi al centro della politica israeliana, trasformandosi da frangia eversiva a forza di governo al fianco di Netanyahu.
https://www.ispionline.it/it/pubblicazi ... are-225834
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Re: [OT] Signore e signori: la guerra.
BLACKOUT GLOBALE E COLLASSO DELL’ORDINE CIVILE
Cronaca di un crollo annunciato?
di Stefano E. Erario – FreeLancePress
Nel corso dei prossimi mesi una sequenza di eventi convergenti si manifesterà con una progressione più riconoscibile, mentre il conflitto tra Iran e blocco occidentale entrerà in una fase operativa più intensa e lo Stretto di Hormuz diventerà progressivamente un punto di interdizione strategica, con una riduzione significativa del traffico energetico mondiale che inizierà a comprimere in modo diretto l’intero sistema economico globale. Le operazioni militari nell’area del Golfo Persico produrranno un effetto immediato sui mercati, con un aumento rapido dei prezzi del petrolio e del gas, accompagnato da un rallentamento delle forniture verso Europa e Asia, mentre le petroliere inizieranno a ridurre le rotte e i flussi logistici subiranno contrazioni progressive, generando una tensione strutturale nelle reti energetiche già sotto pressione. Parallelamente, sistemi elettrici interconnessi in diverse aree del pianeta entreranno in una fase di instabilità crescente, con oscillazioni, sovraccarichi e successivi collassi locali che tenderanno a sincronizzarsi, fino a produrre blackout estesi e simultanei in più continenti, trasformando una crisi energetica in un evento sistemico globale.
Fonti attribuite alla Central Intelligence Agency e a circuiti collegati ai servizi europei descriveranno scenari di questo tipo come ipotesi già simulate, nelle quali la combinazione tra shock geopolitico e vulnerabilità digitale delle reti energetiche conduce a una perdita rapida di stabilità, con effetti a cascata su economia, comunicazioni e ordine sociale. Le prime comunicazioni ufficiali parleranno di crisi temporanee e di gestione della domanda, ma la durata e l’estensione degli eventi modificheranno rapidamente la percezione pubblica, mentre le città entreranno in una condizione operativa ridotta, con interruzioni dell’elettricità, rallentamenti nei sistemi digitali e difficoltà nella distribuzione dei beni essenziali.
In Europa, altamente dipendente dalle importazioni energetiche e caratterizzata da una forte integrazione infrastrutturale, l’impatto si manifesterà in modo rapido e diffuso, con trasporti bloccati, sistemi bancari rallentati e una riduzione progressiva delle scorte alimentari nei centri urbani, mentre le autorità introdurranno misure di razionamento e controllo dei consumi. Nel giro di pochi mes, la pressione sociale crescerà in modo visibile, con una fase iniziale di adattamento e cooperazione che lascerà spazio a tensioni, episodi di conflitto e occupazioni spontanee di spazi pubblici, mentre gruppi organizzati inizieranno a diffondere interpretazioni alternative sull’origine della crisi, collegandola a strategie globali di trasformazione. In ambienti analitici e informativi emergeranno riferimenti a strutture di potere informali, descritte come stati ombra, reti di influenza che operano tra finanza, sicurezza e governance globale, e che secondo alcune letture utilizzeranno la crisi come strumento di accelerazione per una riconfigurazione dell’ordine internazionale. Il concetto di nuovo ordine mondiale tornerà con frequenza crescente nel linguaggio pubblico, associato all’ipotesi di una centralizzazione delle risorse energetiche e digitali, mentre la popolazione, esposta a informazioni frammentarie, svilupperà una percezione diffusa di disallineamento tra versioni ufficiali e realtà operativa.
Nel frattempo il conflitto nel Golfo Persico si intensificherà ulteriormente, con tentativi di riapertura dello Stretto di Hormuz da parte delle forze occidentali e con una risposta iraniana basata su sistemi di interdizione navale e minacce dirette, aumentando il rischio di escalation verso un confronto su scala più ampia. La riduzione dei flussi energetici globali raggiungerà livelli critici, con perdite di milioni di barili al giorno che altereranno in modo radicale l’equilibrio tra domanda e offerta, mentre le economie entreranno in una fase di contrazione accelerata, caratterizzata da inflazione, riduzione della produzione e instabilità finanziaria. Le settimane successive vedranno un progressivo deterioramento delle condizioni sociali, con proteste che si svilupperanno in modo coordinato tra le principali città europee, da Parigi a Berlino fino a Roma e Madrid, con blocchi infrastrutturali, occupazioni e scontri con le forze dell’ordine, anch’esse operative in condizioni ridotte. La dimensione informativa diventerà centrale, con una competizione tra narrazioni ufficiali e interpretazioni alternative, mentre la scarsità di comunicazioni chiare favorirà la diffusione di analisi che collegano blackout, guerra e trasformazione globale in un unico processo coerente.
Le città entreranno progressivamente in una fase di instabilità strutturale, con amministrazioni locali in difficoltà, servizi ridotti e una crescente autonomia delle comunità territoriali, mentre emergeranno forme di autogestione basate su reti locali e scambi diretti. Il collasso dell’ordine civile si manifesterà come processo graduale ma continuo, caratterizzato da una perdita di controllo istituzionale su alcune aree e da una ridefinizione dei rapporti tra cittadini e autorità, mentre misure straordinarie verranno introdotte per contenere la crisi e ristabilire una forma di stabilità operativa.
Sul piano globale, la crisi produrrà una polarizzazione crescente tra blocchi geopolitici, con accuse reciproche e strategie di posizionamento che utilizzeranno energia, informazione e controllo delle rotte come strumenti principali, mentre lo Stretto di Hormuz rimarrà il punto critico attorno al quale ruoterà l’intero sistema. Nel medio termine emergeranno nuove configurazioni economiche e sociali, con una maggiore centralizzazione delle risorse e con sistemi di controllo più estesi, mentre la popolazione si adatterà a un contesto in cui la stabilità assumerà forme diverse rispetto al passato. L’insieme di questi elementi delineerà uno scenario in cui blackout sistemico, guerra energetica e tensione sociale convergeranno in un unico processo, producendo un collasso dell’ordine civile su scala globale e aprendo una fase storica caratterizzata da trasformazioni profonde e ancora in definizione.
In uno scenario di tensione energetica, interruzioni dei servizi e instabilità sociale, l’approccio più efficace resta fondato su preparazione concreta, disciplina personale e cooperazione locale, evitando interpretazioni estreme e mantenendo un orientamento operativo basato su fatti e capacità di adattamento.
La prima linea di stabilità riguarda l’autonomia minima domestica, che si costruisce attraverso una scorta ordinata e razionale di beni essenziali, senza accumuli irrazionali ma con una pianificazione lucida che includa acqua potabile per più giorni, alimenti a lunga conservazione, fonti di illuminazione indipendenti e strumenti base per la gestione quotidiana in assenza di elettricità, insieme a batterie, radio e dispositivi di ricarica alternativa che permettano di mantenere un minimo livello informativo. La gestione dell’energia personale assume un ruolo centrale, non solo in senso materiale ma anche operativo, poiché l’organizzazione delle attività quotidiane in funzione delle risorse disponibili consente di ridurre il consumo e di mantenere continuità nelle azioni essenziali, mentre la conoscenza di procedure semplici come la conservazione degli alimenti senza refrigerazione o l’utilizzo controllato delle risorse diventa un elemento pratico di resilienza. Sul piano finanziario è utile prevedere una quota di liquidità immediata, in quanto i sistemi elettronici possono subire rallentamenti o interruzioni, e parallelamente mantenere una diversificazione minima delle risorse, evitando dipendenze totali da un unico canale di accesso economico. La dimensione relazionale rappresenta un fattore decisivo, poiché la stabilità individuale si rafforza attraverso reti locali di fiducia, costituite da familiari, vicinato e contesti comunitari, all’interno delle quali si possono condividere informazioni, risorse e competenze, riducendo l’isolamento e migliorando la capacità di risposta collettiva. In contesti urbani europei, dove la densità abitativa è elevata, la collaborazione tra piccoli gruppi diventa uno strumento concreto per garantire sicurezza e continuità operativa, mentre l’adozione di comportamenti civili e ordinati contribuisce a mantenere un livello di equilibrio anche in presenza di tensioni diffuse.
La gestione dell’informazione richiede attenzione e selezione, privilegiando fonti istituzionali e verificabili e mantenendo un atteggiamento critico verso contenuti non confermati, in modo da evitare decisioni basate su percezioni distorte o su dati incompleti. Nel caso di proteste o situazioni di disordine, la priorità resta la sicurezza personale, con una valutazione costante del contesto e una scelta consapevole dei movimenti, evitando aree ad alto rischio e mantenendo percorsi alternativi e punti di riferimento chiari.
Sul piano sanitario è opportuno disporre di un kit di base con farmaci essenziali e materiali di primo intervento, insieme a una conoscenza minima delle pratiche di gestione delle emergenze, che permetta di affrontare situazioni comuni senza dipendere immediatamente da strutture sovraccariche.
Nel medio termine, la capacità di adattamento diventa la variabile principale, attraverso una riorganizzazione delle abitudini, una riduzione dei consumi non essenziali e una maggiore attenzione alla gestione delle risorse, mantenendo una visione lucida della realtà senza amplificazioni emotive.
Il comportamento civile rappresenta il fondamento dell’equilibrio collettivo, poiché il rispetto delle regole, la cooperazione e la responsabilità individuale contribuiscono a contenere gli effetti della crisi e a preservare le condizioni necessarie per un ritorno progressivo alla stabilità. L’insieme di queste azioni non elimina il rischio, ma consente di ridurre l’esposizione e di mantenere una capacità operativa concreta, trasformando uno scenario complesso in una condizione gestibile attraverso preparazione, lucidità e disciplina.
Se questa analisi dovesse trovare conferma nei fatti, ciò che si aprirebbe nei prossimi mesi assumerebbe il peso di un passaggio storico reale, nel quale l’idea stessa di normalità verrebbe messa alla prova e l’equilibrio su cui si regge la vita quotidiana entrerebbe in una fase di trasformazione concreta. Spererei di sbagliarmi in questo mio articolo, perché esisterebbe ancora la possibilità che le tensioni vengano contenute e che le dinamiche in atto trovino una stabilizzazione prima di raggiungere un punto critico, e la convergenza degli elementi osservati imporrebbe comunque attenzione e consapevolezza. Il punto centrale risiederebbe nel riconoscere la realtà per ciò che potrebbe diventare, mantenendo uno sguardo lucido e una capacità di risposta concreta, perché proprio nella preparazione si costruirebbe la differenza tra chi subirà gli eventi e chi saprà attraversarli.
Scongiuriamo questo scenario, ma prepariamoci.
Stefano Erario

"E' impossibile", disse il cervello.
"Provaci!", sussurrò il cuore.
"Vai via, brutto!", urlò la ragazza.
☪️ancer of humanity
"Provaci!", sussurrò il cuore.
"Vai via, brutto!", urlò la ragazza.
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