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22 feb 2026
Non solo omicidi Tutti i «suicidi» e le morti sospette del caso Epstein
Dal socio francese alle tre vittime più famose, fino all’assistente di Clinton e al dirigente di Deutsche Bank: una scia che fa paura
■ I sospetti omicidi intorno a Epstein sono, appunto, niente più che sospetti. Una serie di testimonianze o coincidenze che, sulla carta, dovrebbero già essere state vagliate dagli inquirenti. Ciò che non consente di sciogliere ogni dubbio, purtroppo, è il trattamento riservato al finanziere ebreo durante il primo processo del 2006, conclusosi con una sentenza ridicola a livello statale, nonostante le pesantissime accuse, e un accordo di non persecuzione a livello federale per lui e i suoi complici. Non si può dubitare, invece, perché si tratta di fatti, della scia di suicidi che ha accompagnato questa vicenda. A partire da quello, per quanto controverso, dello stesso faccendiere, fino ad arrivare al suo complice francese Jean Luc Brunel, alla vittima più nota Virginia Giuffre e a Mark Middleton, assistente di Billi Clinton. Ma non sono i soli.
Sulla morte di Epstein si è già detto molto su queste pagine: sono tante le coincidenze che inducono a dubitare del suicidio - telecamere non funzionanti, corpi finti mostrati ai media, video sospetti, testimonianze inquietanti - se non addirittura della morte. Che dire, invece, di quella di JeanLuc Brunel, influente agente di modelle francese, ma anche stretto collaboratore di Epstein
nel reclutamento di ragazze per lo sfruttamento sessuale? Secondo una recente ricostruzione del Wall Street Journal, Brunel era pronto a tradire Epstein e a riferire alle autorità ciò che sapeva sul traffico del finanziere. I nuovi file rivelano che nel 2016 il francese, tramite il suo avvocato, stava negoziando con i legali delle vittime. In quel frangente ammise di possedere fotografie compromettenti e di aver reclutato ragazze per Epstein in passato. Si arrivò perfino a fissare una data in cui Brunel si sarebbe presentato volontariamente all’ufficio del procuratore federale di New York in cambio dell’immunità. «Uno degli amici di Epstein, Jean Luc Brunel, ha aiutato a procurare ragazze. Vuole collaborare», si legge in un appunto di un procuratore federale datato febbraio 2016: «teme di essere incriminato».
Ma Epstein scoprì prima i negoziati. Il 3 maggio 2016 inviò un’email a Kathy Ruemmler per chiederle aiuto. Proprio lei, l’ex consigliera di Barack Obama, da pochi giorni dimessasi dal ruolo di responsabile legale di Goldman Sachs per la sua insistente (e compromettente) corrispondenza (Gregory Poe, tra 20 minuti». Alla fine Brunel non collaborò, non è chiaro il perché ma evidentemente l’ex consigliera di Obama c’entra qualcosa. Ed Epstein rimase libero (di violentare e far violentare ragazze) per altri tre anni.
produttore cinematografico che conosceva Epstein, si è buttato dal ventisettesimo piano del suo appartamento a Los Angeles a giugno del 2020. La sua ex fidanzata (morta di overdose poco prima) lo aveva spinto a parlare con l’Fbi delle attività di Epstein, secondo quanto riportato dalla zia di lei al Mirror. Non si può non ricordare, infine, il padre della Maxwell,morto nel 1991 in circostanze sospette cadendo dal suo yacht. Lo stesso Epstein, in una delle sue mail, scrive che fu ucciso dal Mossad, i servizi segreti israeliani, dopo aver minacciati di rivelare quanto fatto per loro in passato.