Sì abbasserei a 12 anni.
Non perché e’ capace di intendere e volere, ma semplicemente perché eviti di dare altre comtellate in giro.
Il carcere ha anche un potere deterrente.
Non sono contrario a rieducarlo ma dentro un carcere.
Un bambino di otto anni non lo manderei in carcere comunque ma se può fare danni irreparabili controllerei in qualche modo anche uno di otto anni. Quando fai queste cose il concetto di colpa diventa secondario rispetto al bisogno di proteggere i cittadini.
Anche i matti pericolosi vanno messi in condizione di non nuocere, se no ci rimettono gli innocenti
Sul potere deterrente del carcere andrei cauto, magari fosse vero.
In un 13enne del genere è più probabile che riesca ad aumentare l'odio e il caos mentale che altro.
Ogni caso è a sé, purtroppo, e con l'attuale mancanza di personale carcerario, è sempre più difficile seguire singolarmente ogni elemento.
“Via, finito. L'ho dato via per l'America. L'ho regalato alla patria, alla democrazia. Così va meglio. A posto. Tutto bene. Ho donato il mio pisellino insensibile all'America. Ho donato il mio giovane pisellino alla democrazia. È perduto, non sente più nulla, finito chissà dove, là, vicino al fiume, fra le urla dell'artiglieria. Oh Dio, Dio, ridammelo! L'ho donato alla patria, l'ho immolato per tutto il paese. Ho dato il pisello per John Wayne e Howdy Doody, per Castiglia e Sparky il barbiere. Non mi ha mai detto nessuno che sarei tornato dalla guerra senza pene. Ma adesso sono tornato, la testa mi scoppia e non so cosa fare.” (Ron Kovic)
al netto di tutto, seguire un gruppo Telegram (per quanto disgustoso o ridicolo) per me è un dettaglio che equivale a "guardava film porno".
La semplice visione di materiale trash o controverso per me è un fatto personale, diverso se là dentro postava intenzioni o documentazione delle proprie gesta
Garlasco, il generale Garofano parla in tv della cartella “Militare” di Stasi: “Ho visto immagini raccapriccianti”
L’ex generale ed ex consulente della difesa Sempio, Luciano Garofano, alla trasmissione tv “Lo Stato delle Cose” precisa: “Attraverso il lavoro dei Poggi, ho visto le immagini nel pc di Alberto Stasi molto raccapriccianti”.
“Via, finito. L'ho dato via per l'America. L'ho regalato alla patria, alla democrazia. Così va meglio. A posto. Tutto bene. Ho donato il mio pisellino insensibile all'America. Ho donato il mio giovane pisellino alla democrazia. È perduto, non sente più nulla, finito chissà dove, là, vicino al fiume, fra le urla dell'artiglieria. Oh Dio, Dio, ridammelo! L'ho donato alla patria, l'ho immolato per tutto il paese. Ho dato il pisello per John Wayne e Howdy Doody, per Castiglia e Sparky il barbiere. Non mi ha mai detto nessuno che sarei tornato dalla guerra senza pene. Ma adesso sono tornato, la testa mi scoppia e non so cosa fare.” (Ron Kovic)
Stai a vedere che Stasi aveva la stessa passione del Papero per la MFX.
A parte le battute si continua a rovistare nel torbido. Che cazzo vuol dire raccapriccianti. Raccapriccianti per lui o perchè erano veramente raccapriccianti?
Dòni, sa tirìa e cul indrìa, la capela la'n va avantei / Donne, se tirate il culo indietro, la cappella non va avanti. BITLIS
Quando la fatica supera il gusto e ora di lasciar perdere la Patacca e attaccarsi al lambrusco. Giacobazzi
Se esiste una scala di proporzionalitá, se le immagini dal PC di Stasi corrisponde un assassino, alle immagini di un qualsiasi utente di SZ corrisponde un genocida
sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Jelsi, 50 anni, sarebbero state avvelenate nella loro casa di Pietracatella con la ricina. Il fascicolo è stato aperto per ora contro ignoti
Svolta nel caso delle due donne, mamma e figlia, morte subito dopo Natale all'ospedale Cardarelli di Campobasso in seguito ad una sospetta intossicazione alimentare. C'è un nuovo fascicolo di indagine, al momento contro ignoti, per duplice omicidio premeditato. Lo si apprende da fonti qualificate. Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Jelsi, 50 anni, sarebbero state avvelenate nella loro casa di Pietracatella con la ricina. Tracce del veleno sono state trovate durante gli esami effettuati sul sangue, sia in Italia che all'estero.
Gli esami svolti in Italia, Svizzera e Stati Uniti
Gli esami sono stati effettuati in Italia, ma anche in Svizzera e gli accertamenti sono arrivati fino agli Stati Uniti per la ricerca di casi di avvelenamento simili a quello molisano. Le prime verifiche sugli alimenti utilizzati dalla famiglia nei giorni delle feste natalizie non avevano riscontrato anomalie e era stato ipotizzato un errore medico: le due donne erano tornate a casa dopo essersi recate al Pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Campobasso, ma le loro condizioni si erano poi aggravate fino alla morte. Per questo cinque medici sono stati indagati con l'ipotesi di reato di omicidio colposo.