Dai, peggio di un Giulietto ChiesaGargarozzo ha scritto:L'11 settembre 2001 se non ci fossero state bombe dentro a quei grattacieli, quegli aerei gli avrebbero asportato solo il prepuzio
[O.T.] Donald Trump
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Re: [O.T.] Donald Trump
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Re: [O.T.] Donald Trump
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Re: [O.T.] Donald Trump
Trump vuole applicare il metodo-Iran anche alla Cina
La strategia degli Stati Uniti ormai è chiara e Pechino e Mosca sono avvisate, così come tutti i nemici degli Usa nel mondo, da Cuba al Venezuela, dal Nicaragua alla Siria. State attenti, o farete la fine di Teheran.
https://www.lettera43.it/cina-trump-iran/?refresh_ce
La strategia degli Stati Uniti ormai è chiara e Pechino e Mosca sono avvisate, così come tutti i nemici degli Usa nel mondo, da Cuba al Venezuela, dal Nicaragua alla Siria. State attenti, o farete la fine di Teheran.
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Re: [O.T.] Donald Trump
Anche se sei gli USA, contro tutto il mondo non ce la puoi fare!
« Bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa
Che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa »
Ariosto "Orlando furioso"
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Re: [O.T.] Donald Trump
l'economia del suo Pese dà ragione a lui,quindi si,può fare il cazzo che gli pare,gli altri si abbassano e si mettono a 90 gradi come giusto che sia
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Re: [O.T.] Donald Trump
Imho gli USA temono molto più la Cina di quanto non temessero l'URSS durante la Guerra Fredda. L'Unione Sovietica spendeva molto in armamenti ma economicamente aveva piedi d'argilla. La Cina è più temibile perchè - almeno per ora - punta più sulla crescita tecnologica e sulla penetrazione economica che sull' escalation militare. Anche dal punto di vista diplomatico, durante le varie crisi, Pechino tiene un profilo basso invitando tutti alla calma ecc. Nel breve periodo ai cinesi interessano soprattutto i soldi, sul lungo periodo preoccupano Washington che mostra i muscoli.
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Re: [O.T.] Donald Trump
però come scritto in altri post,la politica americana è enormemente invasiva in tutto il mondo,basti vedere internet e google in primis, tutti gli effetti che produce sulla società con la globalizzazione,anni fa qui nessuno si sarebbe offeso per parole semplici come negretto o altra roba,se dicevi ad una ragazza obesa parole come chiattona o chiattungella, lei si sarebbe messa a dieta,invece adesso no,la donna obesa ti porta in tribunale per averla chiamata chiattona e tu cittadino le devi dare almeno 15 mila euro di risarcimento per aver causato alla cosiddetta chiattona un danno psicologico assai grave.
Ogni donna oggi pretende che non si usino più parole come chiattona o chiattungella ma altre parole come ad esempio un po curvy o formosetta o i kiletti al posto giusto.
Il cosiddetto politically correct anche sui tizi di colore nero,ora non puoi più dire ho visto un tizio marocchino di colore negro,devi dire ho visto un marocchino di colore nero.
Il politically correct nato dalla sinistra cuckoldista americana è propagato in tutto il mondo grazie a internette,come spiegato in altri post,la cina e i paesucoli in culo al mondo che fanno lavorare i loro figli nelle miniere,senza diritti,pensare al piccolo cinesino che lavora 23 ore su 24 nel retrobottega con il 100% di umidità e temperatura di 5 gradi che alleva pollame e conigli.Costui apre internet e con la vpn salta il blocco e la censura di Stato e va sui siti pornazzi americani e vede le tettone americane,poi va su i siti instagram e vede il coetaneo americano sul motociclettone e il macchinone,e il paio di scarpe firmate,che gira insieme alla mignotta,in quel caso succede che ricade una sorta di depressione psicologica al piccolo cinesino e vuole ribellarsi,torna a casa in quell'unica ora di tempo libero e vuole giocare alla playstation ma non può, la nuova legge uscita dice che non si può giocare in orari notturni e quindi il cinesino rimane fottuto
https://www.gamesource.it/la-cina-impon ... ideogames/
e allora va in piazza e protesta contro il governo.
il Medio Oriente è ancora salvo da queste cose perché si tratta di Paesi tecnologicamente e civilmente retrogradi,aggrappati a culture retrograde basate sull'inciviltà e la religione,mentre l'oriente tecnologicamente ed economicamente è avanzato quanto l'occidente ma i suoi abitanti sono tenuti nell'ignoranza e all'oscuro sui cosiddetti privilegi europei e Americani.Con la globalizzazione tutto l'oriente sta implodendo per il l'esempio scritto sopra del cinesino,mancanza di diritti e una cultura che vuole emulare quella occidentale ma i loro dittatori cercano di censurare qualsivoglia risveglio dei giovani.Ecco perché la cina è destinata ad implodere dall'interno.
Ogni donna oggi pretende che non si usino più parole come chiattona o chiattungella ma altre parole come ad esempio un po curvy o formosetta o i kiletti al posto giusto.
Il cosiddetto politically correct anche sui tizi di colore nero,ora non puoi più dire ho visto un tizio marocchino di colore negro,devi dire ho visto un marocchino di colore nero.
Il politically correct nato dalla sinistra cuckoldista americana è propagato in tutto il mondo grazie a internette,come spiegato in altri post,la cina e i paesucoli in culo al mondo che fanno lavorare i loro figli nelle miniere,senza diritti,pensare al piccolo cinesino che lavora 23 ore su 24 nel retrobottega con il 100% di umidità e temperatura di 5 gradi che alleva pollame e conigli.Costui apre internet e con la vpn salta il blocco e la censura di Stato e va sui siti pornazzi americani e vede le tettone americane,poi va su i siti instagram e vede il coetaneo americano sul motociclettone e il macchinone,e il paio di scarpe firmate,che gira insieme alla mignotta,in quel caso succede che ricade una sorta di depressione psicologica al piccolo cinesino e vuole ribellarsi,torna a casa in quell'unica ora di tempo libero e vuole giocare alla playstation ma non può, la nuova legge uscita dice che non si può giocare in orari notturni e quindi il cinesino rimane fottuto
https://www.gamesource.it/la-cina-impon ... ideogames/
e allora va in piazza e protesta contro il governo.
il Medio Oriente è ancora salvo da queste cose perché si tratta di Paesi tecnologicamente e civilmente retrogradi,aggrappati a culture retrograde basate sull'inciviltà e la religione,mentre l'oriente tecnologicamente ed economicamente è avanzato quanto l'occidente ma i suoi abitanti sono tenuti nell'ignoranza e all'oscuro sui cosiddetti privilegi europei e Americani.Con la globalizzazione tutto l'oriente sta implodendo per il l'esempio scritto sopra del cinesino,mancanza di diritti e una cultura che vuole emulare quella occidentale ma i loro dittatori cercano di censurare qualsivoglia risveglio dei giovani.Ecco perché la cina è destinata ad implodere dall'interno.
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Re: [O.T.] Donald Trump
Non è detto Umby, potrebbe succedere l'opposto. Proprio perchè il cinesino con la connessione di fortuna viene a conoscenza del Paradiso Terrestre Occidentale (figa, macchinoni ecc.) può trasformare il trauma che ne deriva in un'etica del lavoro che Confucio gli fa una raspa. Lavorerà e studierà ancora di più, anzi lavorerà e studierà contemporaneamente, tipo che mentre sta lavando i piatti incatenato nei sotterranei del ristorante risolve mentalmente le equazioni differenziali. Non è detto che facciano la Rivoluzione, la loro cultura li spinge a sacrificarsi ancora di più per migliorarsi. Se poi non riescono c'è sempre il suicidio.GiarneseUmnberto ha scritto:Ecco perché la cina è destinata ad implodere dall'interno.
Re: [O.T.] Donald Trump
Creazione della Flotta Imperiale
Usa, Donald Trump annuncia il logo della Space Force. E la Rete si scatena: "Ma è quello di Star Trek..."
WASHINGTON - Il presidente americano Donald Trump annuncia su Twitter il nuovo logo della Us Space Force ma scatena immediamente le risate della Rete. A molti, infatti, non è sfuggita l'impressionante somiglianza tra il logo twittato da Trump e quello della serie Star Trek, nata nel 1966 ma ancora assai popolare in tutto il mondo.
E dire che Trump aveva presentato il logo con malcelata soddisfazione: "Dopo essermi consultato con i nostri grandi leader militari, disegnatori e altri, sono felice di presentare il nuovo logo per la United States Space Force, la sesta branca delle nostre magnifiche forze armate!". Probabilmente, però, non si aspettava di scatenare le risate globali e, persino, l'accusa di plagio.
Uno dei primi a intervenire è stato addirittura George Takei, uno degli attori della serie Star Trek: "Ci aspettiamo il pagamento dei diritti di autore" ha ironizzato su Twitter. Ma a seguire una cascata di commenti e meme che prendevano in giro la scelta del comandante in capo. Che sulla Us Space Force non è affatto fortunato, visto che qualche giorno fa, quando ha presentato le nuove divise dei cadetti del Corpo speciale, ha suscitato commenti sarcastici. La divisa, infatti,è una mimetica: "Come se nello Spazio ci si dovesse mimetizzare..." hanno scritto in tanti sui social.
La Us Space Force è nata lo scorso mese quando Trump ha firmato il National Defence Authorization Act, il bilancio del Pentagono per l’anno fiscale 2020. Il presidente ha spiegato che il nuovo corpo delle Forze Armate avrà il compito di "proteggere gli interessi degli Stati Uniti nello Spazio". Parole altisonanti, anche se nella realtà i militari non faranno altro che svolgere compiti difensivi e soprattutto scientifici. Niente di avventuroso, alla Star Trek, appunto, malgrado il logo farebbe pensare il contrario.
Nel frattempo la nuova serie "Star Trek", "Picard", è stata appena presentata in anteprima sul servizio streaming di CBS All Access


Usa, Donald Trump annuncia il logo della Space Force. E la Rete si scatena: "Ma è quello di Star Trek..."
WASHINGTON - Il presidente americano Donald Trump annuncia su Twitter il nuovo logo della Us Space Force ma scatena immediamente le risate della Rete. A molti, infatti, non è sfuggita l'impressionante somiglianza tra il logo twittato da Trump e quello della serie Star Trek, nata nel 1966 ma ancora assai popolare in tutto il mondo.
E dire che Trump aveva presentato il logo con malcelata soddisfazione: "Dopo essermi consultato con i nostri grandi leader militari, disegnatori e altri, sono felice di presentare il nuovo logo per la United States Space Force, la sesta branca delle nostre magnifiche forze armate!". Probabilmente, però, non si aspettava di scatenare le risate globali e, persino, l'accusa di plagio.
Uno dei primi a intervenire è stato addirittura George Takei, uno degli attori della serie Star Trek: "Ci aspettiamo il pagamento dei diritti di autore" ha ironizzato su Twitter. Ma a seguire una cascata di commenti e meme che prendevano in giro la scelta del comandante in capo. Che sulla Us Space Force non è affatto fortunato, visto che qualche giorno fa, quando ha presentato le nuove divise dei cadetti del Corpo speciale, ha suscitato commenti sarcastici. La divisa, infatti,è una mimetica: "Come se nello Spazio ci si dovesse mimetizzare..." hanno scritto in tanti sui social.
La Us Space Force è nata lo scorso mese quando Trump ha firmato il National Defence Authorization Act, il bilancio del Pentagono per l’anno fiscale 2020. Il presidente ha spiegato che il nuovo corpo delle Forze Armate avrà il compito di "proteggere gli interessi degli Stati Uniti nello Spazio". Parole altisonanti, anche se nella realtà i militari non faranno altro che svolgere compiti difensivi e soprattutto scientifici. Niente di avventuroso, alla Star Trek, appunto, malgrado il logo farebbe pensare il contrario.
Nel frattempo la nuova serie "Star Trek", "Picard", è stata appena presentata in anteprima sul servizio streaming di CBS All Access


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Re: [O.T.] Donald Trump
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Re: [O.T.] Donald Trump
La dirigenza imbecille e criminale del cosiddetto partito democratico (se il risultato non è "quello giusto" non è valido!) colpisce ancora
YORK. Iowa? Diciamolo, questo percorso elettorale americano non poteva cominciare peggio. Ieri notte ci si aspettava di tutto, una vittoria a sorpresa, un risultato in pareggio, un forte vantaggio, atteso, per Bernie Sanders, ma non si poteva immaginare che la corsa del partito democratico per detronizzare Donald Trump finisse in paralisi ai blocchi di partenza. Con molte conseguenze. La campagna di Donald Trump ha già ridicolizzato l’incompetenza dei democratici. Questo “non risultato”, questo tilt dei meccanismi per i conteggi elettorali ha già scombinato la coreografia e gli ingranaggi che portano alle primarie del New Hampshire: comunque sia, tutto, riallocazione dei donatori, impostazione della campagna, messaggi dei vincitori, partiranno in ritardo di almeno un giorno. Non si era mai visto o sentito. I conteggi dei caucus sono i più semplici, richiedono al massimo un paio d’ore, ma le ultime notizie ci dicono che «forse si saprà qualcosa martedì in giornata». La spiegazione la troviamo in risultati diversi, incongrui, in arrivo dai nuovi tre diversi metodi per conteggiare il voto 1) gli schieramenti nei caucus, 2) il voto popolare e 3) il numero dei delegati che spettano a ciascun concorrente. I democratici dell’Iowa volevano la trasparenza assoluta, la prova del nove, hanno voluto innovare e sono stati ripagati dal caos. Ed ecco che a notte già fonda, gli scrutatori sono dovuti tornare a un esame manuale della votazione e ricominciare da capo.
Così, per un attimo, in questa prima lunga, anzi lunghissima notte elettorale per la Casa Bianca 2020 è sembrato che in Iowa si cristallizzassero da una parte tutti i limiti della correttezza politica che ha voluto strafare, poi i limiti di una tecnologia digitale che non ha retto lo sforzo e infine, cosa più triste su cui capitalizzeranno in molti, tutti i malesseri dei processi democratici in crisi. E difatti, mentre in Iowa ci si perdeva nella confusione, ciascun candidato era pronto da una parte a dichiarare vittoria («abbiamo fatto storia, abbiamo vinto» è riuscito a dire Buttigieg quando si era all’oscuro di tutto) ma dall’altra a inficiare i risultati in caso di un voto reale sgradito. Come nel caso di Joe Biden che ha addirittura scritto una lettera minacciosa al partito.
Presto queste polemiche e caos che hanno fatto "storia" in Iowa diventeranno irrilevanti. Fra poche ore avremo i risultati, avremo un vincitore, le prospettive della vigilia si faranno più chiare e torneremo ai quesiti di sempre: possibile che Bernie Sanders, comunque il favorito in Iowa, possa davvero correre contro Donald Trump? Possibile che ci sia davvero alle porte una rivoluzione socialista, prima all’interno del partito Democratico e poi in America, come ci hanno raccontato ieri sera prima Bernie Sanders con gli occhi infiammati (Crazy Bernie lo chiama Trump) e poi Elizabeth Warren, determinata combattiva, ma con gli occhi già gonfi?
La risposta è no. Non solo per il ricordo della schiacciante sconfitta di Corbyn in Gran Bretagna che ha già portato molto realismo all’interno del partito. Ma soprattutto perché l’America non è la Finlandia, il modello economico sociale di riferimento di Sanders. Che la differenza fra un modello “nordico” e un modello “americano”, sia incolmabile me l’ha chiarita ieri Bill Clinton molto prima del caos dell’Iowa. Ci siamo trovati in un’altra occasione, simbolica di questi tempi di rottura, di svolta, di imbarbarimento: la cerimonia per ricordare la vita di un’eroe civile americano, Felix Rohatyn, mancato il 14 dicembre scorso. Rohatyn, leggendario banchiere di Lazard Frere, ha salvato dalla bancarotta prima Wall Street e poi New York negli anni Settanta. La sua storia: un fuggiasco dalle persecuzioni razziali naziste con i genitori, scappa prima in Francia poi a Casablanca e poi in Brasile prima di arrivare in America, accolto come rifugiato a 14 anni. Dopo i suoi successi poteva diventare segretario al Tesoro, ma proprio Clinton lo mandò come suo Ambasciatore in Francia. Se Rohatyn, un democratico doc fosse nel pieno delle sue forze, lui democratico acceso, sarebbe un nemico di Bernie Sanders, sarebbe uno di quelli da colpire con formule economiche senza né capo né coda. E’ questo che ieri Bill Clinton mi ha ricordato e mi ha voluto dire quando l’ho incontrato dopo la cerimonia al ricevimento a Carnegie Hall: «Ci mancano i Felix Rohatyn, e non solo per contrastare le pericolose derive di un Donald Trump, ma per contrastare quelle nel nostro partito». Clinton mi ha anche ricordato che lui, democratico, ha impostato politiche per la crescita e puntando al centrismo, ha portato il bilancio in pareggio. Se si seguissero le ricette di Sanders o della Warren, il deficit di oggi diventerebbe astronomico e il debito insostenibile. E allora? Vedremo.
Dopo il caotico appuntamento dell’Iowa avremo il 9 febbraio le primarie in New Hampshire e poi quelle in Nevada e in Carolina del Sud. Il caos, le polemiche, gli scossoni di ieri, porteranno a un “reality check”: possibile «cancellare il debito degli studenti, avere l’università gratis, la sanità riformata per tutti, tutto insieme» come ci ha detto ieri notte Sanders? Forse no. E forse il fallimento del processo elettorale dell’Iowa contribuirà a una riflessione più pacata sulle sfide aperte, che non potranno essere risolte con la demagogia.

YORK. Iowa? Diciamolo, questo percorso elettorale americano non poteva cominciare peggio. Ieri notte ci si aspettava di tutto, una vittoria a sorpresa, un risultato in pareggio, un forte vantaggio, atteso, per Bernie Sanders, ma non si poteva immaginare che la corsa del partito democratico per detronizzare Donald Trump finisse in paralisi ai blocchi di partenza. Con molte conseguenze. La campagna di Donald Trump ha già ridicolizzato l’incompetenza dei democratici. Questo “non risultato”, questo tilt dei meccanismi per i conteggi elettorali ha già scombinato la coreografia e gli ingranaggi che portano alle primarie del New Hampshire: comunque sia, tutto, riallocazione dei donatori, impostazione della campagna, messaggi dei vincitori, partiranno in ritardo di almeno un giorno. Non si era mai visto o sentito. I conteggi dei caucus sono i più semplici, richiedono al massimo un paio d’ore, ma le ultime notizie ci dicono che «forse si saprà qualcosa martedì in giornata». La spiegazione la troviamo in risultati diversi, incongrui, in arrivo dai nuovi tre diversi metodi per conteggiare il voto 1) gli schieramenti nei caucus, 2) il voto popolare e 3) il numero dei delegati che spettano a ciascun concorrente. I democratici dell’Iowa volevano la trasparenza assoluta, la prova del nove, hanno voluto innovare e sono stati ripagati dal caos. Ed ecco che a notte già fonda, gli scrutatori sono dovuti tornare a un esame manuale della votazione e ricominciare da capo.
Così, per un attimo, in questa prima lunga, anzi lunghissima notte elettorale per la Casa Bianca 2020 è sembrato che in Iowa si cristallizzassero da una parte tutti i limiti della correttezza politica che ha voluto strafare, poi i limiti di una tecnologia digitale che non ha retto lo sforzo e infine, cosa più triste su cui capitalizzeranno in molti, tutti i malesseri dei processi democratici in crisi. E difatti, mentre in Iowa ci si perdeva nella confusione, ciascun candidato era pronto da una parte a dichiarare vittoria («abbiamo fatto storia, abbiamo vinto» è riuscito a dire Buttigieg quando si era all’oscuro di tutto) ma dall’altra a inficiare i risultati in caso di un voto reale sgradito. Come nel caso di Joe Biden che ha addirittura scritto una lettera minacciosa al partito.
Presto queste polemiche e caos che hanno fatto "storia" in Iowa diventeranno irrilevanti. Fra poche ore avremo i risultati, avremo un vincitore, le prospettive della vigilia si faranno più chiare e torneremo ai quesiti di sempre: possibile che Bernie Sanders, comunque il favorito in Iowa, possa davvero correre contro Donald Trump? Possibile che ci sia davvero alle porte una rivoluzione socialista, prima all’interno del partito Democratico e poi in America, come ci hanno raccontato ieri sera prima Bernie Sanders con gli occhi infiammati (Crazy Bernie lo chiama Trump) e poi Elizabeth Warren, determinata combattiva, ma con gli occhi già gonfi?
La risposta è no. Non solo per il ricordo della schiacciante sconfitta di Corbyn in Gran Bretagna che ha già portato molto realismo all’interno del partito. Ma soprattutto perché l’America non è la Finlandia, il modello economico sociale di riferimento di Sanders. Che la differenza fra un modello “nordico” e un modello “americano”, sia incolmabile me l’ha chiarita ieri Bill Clinton molto prima del caos dell’Iowa. Ci siamo trovati in un’altra occasione, simbolica di questi tempi di rottura, di svolta, di imbarbarimento: la cerimonia per ricordare la vita di un’eroe civile americano, Felix Rohatyn, mancato il 14 dicembre scorso. Rohatyn, leggendario banchiere di Lazard Frere, ha salvato dalla bancarotta prima Wall Street e poi New York negli anni Settanta. La sua storia: un fuggiasco dalle persecuzioni razziali naziste con i genitori, scappa prima in Francia poi a Casablanca e poi in Brasile prima di arrivare in America, accolto come rifugiato a 14 anni. Dopo i suoi successi poteva diventare segretario al Tesoro, ma proprio Clinton lo mandò come suo Ambasciatore in Francia. Se Rohatyn, un democratico doc fosse nel pieno delle sue forze, lui democratico acceso, sarebbe un nemico di Bernie Sanders, sarebbe uno di quelli da colpire con formule economiche senza né capo né coda. E’ questo che ieri Bill Clinton mi ha ricordato e mi ha voluto dire quando l’ho incontrato dopo la cerimonia al ricevimento a Carnegie Hall: «Ci mancano i Felix Rohatyn, e non solo per contrastare le pericolose derive di un Donald Trump, ma per contrastare quelle nel nostro partito». Clinton mi ha anche ricordato che lui, democratico, ha impostato politiche per la crescita e puntando al centrismo, ha portato il bilancio in pareggio. Se si seguissero le ricette di Sanders o della Warren, il deficit di oggi diventerebbe astronomico e il debito insostenibile. E allora? Vedremo.
Dopo il caotico appuntamento dell’Iowa avremo il 9 febbraio le primarie in New Hampshire e poi quelle in Nevada e in Carolina del Sud. Il caos, le polemiche, gli scossoni di ieri, porteranno a un “reality check”: possibile «cancellare il debito degli studenti, avere l’università gratis, la sanità riformata per tutti, tutto insieme» come ci ha detto ieri notte Sanders? Forse no. E forse il fallimento del processo elettorale dell’Iowa contribuirà a una riflessione più pacata sulle sfide aperte, che non potranno essere risolte con la demagogia.

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Re: [O.T.] Donald Trump
una sinistra degenerata.masochista e terribilmente incompetente,una situazione imbarazzante.La sinistra italiana come una spugna assorbe le cosiddette pulsioni masochiste e degenerate.
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Re: [O.T.] Donald Trump
la "più grande democrazia del mondo"
I costi e i non detti della violenza. Ma Usa e Ue sono proprio aree di pace?
Insomma, se ‘la più grande democrazia del mondo’ investe tanto in ‘guerre’, a tal punto da accettare una certa tensione interna e un perenne stato di belligeranza, allora è probabile che ci siano motivi strutturali e macroeconomici piuttosto importanti. In altre parole, la guerra può diventare una forma d’investimento a medio termine e una soluzione per portare in pareggio o anche in saldo positivo la bilancia dei pagamenti e, in particolare, il conto delle partite correnti. Un esempio eclatante ci fa risalire agli anni della seconda guerra mondiale, anni che indubbiamente consacrarono gli USA come indiscussa potenza mondiale. Il PIL statunitense dal 1938 al 1944 crebbe addirittura del 110,94%, mentre il reddito pro capite passò da 663,20 dollari a 1.654, 06 dollari. La prima vera flessione si ebbe nel 1946, -0,36%, ma, esattamente 4 anni dopo, nel 1950, cominciò la guerra di Corea, che generò, fino al 1954, un altro balzo del 37,86%, mentre, nell’anno che precedette il conflitto, nel 1949, il PIL era calato dello 0,71%. Com’è noto, la guerra di Corea non fece in tempo neppure a concludersi che già era pronto un altro conflitto. Negli oltre vent’anni della guerra del Vietnam (1953-1875), il PIL statunitense crebbe a una media del 7,36%.
https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2 ... a-ue-pace/
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Re: [O.T.] Donald Trump
mi sono visto il discorso dell'unione si raines24 che ha fatto,l'ho trovato simpatico,mai avevo visto queste americanate in cui ad ogni fine frase quelli del suo partito si alzavano e applaudivano,certo che ne ha fatte di cose positive l'amministrazione trump per gli americani, a sentire tutta la roba che ha elencato.

