SoTTO di nove ha scritto: ↑15/10/2026, 19:49
Capitanvideo ha scritto: ↑15/10/2026, 11:15
Dall'inizio del conflitto nel 2014, leader mondiali, organizzazioni internazionali come l'Osce e l'Onu, e mediatori di vari paesi hanno promosso migliaia di contatti, vertici e colloqui, inclusi i celebri accordi di Minsk e i negoziati diretti del 2022, senza però riuscire a trovare una soluzione duratura.
Solo nell'ultimo anni ho perso il conto dei tentativi di tregue e mediazioni.
Sempre ignorate da Putin.
Quando inizi un concetto scaricando su Putin anche le mancate convergenze del dopo 2014 si può smettere di andare oltre.
Rileggi bene. La prima parte è un estratto di un articolo, dove non si dice che subito dopo il 2014 sia colpa esclusivamente di Putin.
Poi dico la mia, dove dico che nell'ultimo anno Putin ha rigettato ogni possibile trattativa.
P.s. Quando leggi "e creare delle potenti forze armate" significa la NATO che rifornisce per anni, PRIMA DELL'INVASIONE RUSSA, il vicino di caso dei russi.
Per te non avevano motivi per sentirsi minacciati (i Russi). Opinione legittima ma non è l'unica opinione che si può avere con quello che è successo e con quello che hanno persino ammesso. (al netto che i Russi rimangono imperialisti. Lo scrivo perchè altrimenti ti rifugi in un "sei dalla parte dei Russi").
Ma questo è chiaro. Il problema è che i Putiniani cominciano la storia dell'invasione dal 2022, mentre i Russi hanno iniziato ben prima. E ci sono tonnellate di prove e testimonianze.
Ma non è che se ufficialmente dici "abbiamo iniziato nel 2022" allora ok. Cioè, va bene per Orsini, detto William J. Ampio per gli amici.
GLi argomenti dei Travagli (chiamerò così i putiniani istruiti, di qui in poi. Si differenziano dai Vannacciani) si basano su questa serie di bugie: (mi faccio aiutare parzialmente altrimenti non finisco più)
1. Il presunto divieto della lingua russa nel 2014
La tesi afferma che l'Ucraina avrebbe "vietato l'uso del russo" provocando la ribellione del Donbass.
Nel febbraio 2014, subito dopo la fuga del presidente filo-russo Viktor Janukovyč (Euromaidan), il parlamento ucraino (la Rada) votò per abolire una legge del 2012 che garantiva lo status di lingua regionale al russo.
Tuttavia, il presidente ucraino ad interim, Oleksandr Turčynov, pose il veto su quell'abolizione. Di conseguenza, la legge del 2012 rimase in vigore e il russo non fu mai vietato durante lo scoppio della guerra nel Donbass.
Le leggi ucraine più restrittive sull'uso della lingua ucraina (che l'hanno resa obbligatoria nell'istruzione, nei media e nella pubblica amministrazione) sono state approvate tra il 2017 e il 2019, ovvero anni dopo l'inizio della guerra e l'occupazione dei territori. Non possono quindi esserne state la causa scatenante.
2. La presunta volontà di "cacciare" i cittadini del Donbass
Non ci sono prove storiche o documenti di istituzioni internazionali che attestino un tentativo del governo ucraino di espellere la popolazione russofona prima dell'inizio del conflitto. La guerra è iniziata nell'aprile del 2014 quando milizie armate (infiltrate, organizzate e guidate da cittadini russi ed ex membri dei servizi di sicurezza russi, come Igor Girkin, che ha pubblicamente ammesso di aver "premuto il grilletto della guerra") hanno preso il controllo con la forza dei palazzi governativi a Donetsk e Luhansk, in concomitanza con l'annessione della Crimea da parte della Russia.
3. Gli Accordi di Minsk e l'Autonomia
È vero che gli Accordi di Minsk II (febbraio 2015) prevedevano una riforma costituzionale ucraina per garantire il decentramento e uno "status speciale" per le aree ribelli di Donetsk e Luhansk. Tuttavia, il fallimento degli accordi non è dipeso semplicemente dal rifiuto ucraino di concedere l'autonomia, ma da una disputa insolubile sull'ordine di attuazione dei punti del trattato:
La posizione ucraina: Kiev chiedeva che, prima di votare lo status speciale e indire elezioni locali, la Russia ritirasse i propri soldati e armamenti e restituisse all'Ucraina il controllo dei confini statali, per garantire elezioni libere.
La posizione russa: Mosca (che ha sempre negato la presenza delle proprie truppe regolari nel Donbass tra il 2014 e il 2022) pretendeva che l'Ucraina modificasse la costituzione e tenesse le elezioni prima di riavere il controllo dei confini.
4. Il paragone con la Svizzera e il Sud Tirolo (Alto Adige)
Il paragone storico e geopolitico presenta differenze strutturali:
Il modello svizzero e l'autonomia del Sud Tirolo sono stati costruiti attraverso lunghi processi democratici e accordi bilaterali (come l'Accordo De Gasperi-Gruber del 1946 tra Italia e Austria), ratificati in tempo di pace tra nazioni alleate e senza l'occupazione militare da parte di un esercito straniero.
Nel Donbass, la richiesta di autonomia è stata immediatamente militarizzata attraverso l'intervento attivo, seppur inizialmente non ufficiale, della Russia (fornitura di truppe, armi pesanti, logistica e finanziamenti). Questo ha trasformato una potenziale trattativa politica per il decentramento (effettivamente richiesta da una parte della popolazione locale nel 2014) in un conflitto armato ibrido tra due Stati, rendendo inapplicabile il modello di trattativa pacifica tipico del Sud Tirolo.
Quello che si vede è che la NATO era disposta più alla guerra che non ad una soluzione pacifica.
Aiutare una Paese europeo dopo che è stato invaso (nel 2014) significa essere più guerrafondai di chi ha invaso?
Ok, prendo nota. Mi può servire in futuro.
P.s. All'inizio della guerra la stampa occidentale parlava del popolo ucraino costretto a combatteva e resistere con le molotov fatte dalle vecchiette in cantina per far credere che non avessero altro per difendersi e spingere l'opinione pubblica occidentale a rifornire diarmi l'Ucraina.
e c'era chi ci credeva, così da poter sostenere che le armi siano arrivate DOPO l'attacco russo del 2022 e non PRIMA che suonava maluccio per la narrazione occidentale. Ancora oggi i fautori del "se non davamo le armi all'Ucraina non ci sarebbe più l'Ucraina" si riferiscono al DOPO 2022 ignorando bellamente che le armi già le fornivamo a iosa (soprattutto USA e GB) durante gli accordi di Minsk.
Questo lo sappiamo. Va bene. Nulla da dire.
La stessa GB che poco dopo l'invasione russa ha spinto per continuare la guerra. (visto che la ritirata russa li aveva ingolositi).
Interpretazione tua. Un grande classico della propaganda russa.
Affermazione smentita e ridimensionata sia dagli ucraini che dai britannici.
Durante i negoziati di Istanbul nella primavera del 2022, l'allora primo ministro Boris Johnson si recò a Kiev per ribadire il sostegno militare dell'Occidente. Sebbene la Russia abbia sostenuto che Johnson avesse imposto la fine delle trattative, i diplomatici ucraini e lo stesso Johnson hanno chiarito che la decisione di continuare a combattere fu autonoma. Questa scelta dipese dalle clausole inaccettabili stabilite da Mosca e dalla scoperta dei massacri compiuti dalle truppe russe a Buča.
Quella era una guerra civile e noi ci siamo schierati prima dell'ingresso ufficiale della Russia nel conflitto.
Un po' come ci siamo schierati da anni al fianco dell'Arabia Saudita contro i ribelli in Yemen. (che manco erano sul territorio Saudita a fare la guerra ma una guerra civile sul territorio yemenita). Ma li tutto ok, noi occidentali siamo liberi di interferire aiutando paesi amici e governi amici a fare la guerra fuori confine. I Russi no, loro sono sempre aggressori.
E si passa al classico benaltrismo. Non ce la fai a non tirarlo fuori ogni volta eh.
Basterebbe dire: "Si, PUTIN è un macellaio dittatore e non ha nessuna ragione. Certo che anche noi però di porcate ne abbiamo fatte, non dovremmo parlare, MA PUTIN E' UN ASSASSINO IMPERIALISTA E QUESTO NON CAMBIA"
E invece no. Non gliela fate.