Nazismo dilagante (OT)

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dostum
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Re: Nazismo dilagante (OT)

#1516 Messaggio da dostum »

Croci celtiche, svastiche e scritte neofasciste: blitz "nero" all'istituto Bottardi di Roma
La denuncia della Rete degli studenti medi di Roma est: "Quel muro era stato appena ripulito da altre scritte di stampo neofascista"


Svastiche, croci celtiche e fasci littori sui muri dell’istituto tecnico per il turismo Livia Bottardi, in via Filiberto Petiti a La Rustica. La denuncia è arrivata dalla Rete degli studenti medi di Roma est, che lo scorso weekend (18-19 aprile) avevano organizzato una “iniziativa antifascista” davanti alla scuola, per ripulire quello stesso muro “già imbrattato con precedenti scritte neofasciste”.
Croci celtiche e svastiche sul muro della scuola
Nella giornata di lunedì 20 aprile studenti e studentesse hanno scoperto che il muro era stato nuovamente imbrattato con la scritta “Forza Nuova” a caratteri cubitali, accompagnata da croci celtiche, svastiche e provocazioni come “Vi piace questa street art antifascista?”.
“Con il favore delle tenebre i neofascisti di Forza Nuova hanno imbrattato i muri davanti all’istituto Livia Bottardi – spiegano dalla Rete degli studenti medi di Roma est -. Parliamo di un’organizzazione che l’opinione pubblica conosce fin troppo bene, un’organizzazione condannata per l’assalto alla sede della Cgil e che rivendica apertamente la violenza squadrista come pratica politica".
E poi: "Vedere scritte neofasciste davanti a una scuola intitolata a una vittima del terrorismo nero è un insulto intollerabile. La scuola deve essere, oggi più che mai, un presidio invalicabile di democrazia e antifascismo. E noi saremo sempre in prima linea per affermare questo principio”.
I precedenti
Non è la prima volta, nell’ultimo periodo, che gli spazi scolastici nella Capitale vengono imbrattati con simboli e scritte di estrema destra. Era accaduto per esempio lo scorso febbraio alla sede di via Boncompagni del liceo Righi. Fuori dalla scuola era comparsa la scritta “Righi fascista, la scuola è nostra”, accompagnata da una svastica. Mentre all’interno dell’istituto erano stati svuotati diversi estintori. A marzo poi il collettivo studentesco Ludus Righi ha denunciato la presenza di scritte come “Dux” e “Comunisti figli di Anna Frank” dentro uno dei bagni della stessa succursale di via Boncompagni.
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Re: Nazismo dilagante (OT)

#1517 Messaggio da dostum »

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Un gesto vile, carico di odio e simbolicamente gravissimo. È quello denunciato dal giornalista Luigi Alberti, che nelle scorse ore ha raccontato sui propri canali social quanto accaduto alla sua auto, parcheggiata in località Pocaia, nel comune di Sansepolcro.
Il veicolo è stato infatti danneggiato con una svastica incisa sulla carrozzeria, un dettaglio che rende l’episodio ancora più inquietante e violento, sia sul piano materiale che simbolico. Non un semplice atto vandalico superficiale, ma un segno tracciato con intenzione, che richiama una delle pagine più buie della storia.
È lo stesso Alberti a descrivere con parole dure e senza filtri quanto accaduto:
“Ringrazio l’autore di questo atto vandalico sulla mia auto. Mi permetterà di sporgere denuncia contro ignoti. Subire un gesto del genere fa veramente incazzare. Disegnare per di più una svastica denota la vigliaccheria di questo nazistello da strapazzo che forse non sa nemmeno di che cosa si tratti. Visto che nella zona commerciale a Pocaia ci sono telecamere, vediamo se questo scienziato ha il coraggio di venire fuori. O restare nel posto che merita: le fogne!”.
Parole che restituiscono tutta l’indignazione per un atto che non è solo vandalismo, ma assume i contorni di una vera e propria intimidazione, colpendo direttamente un professionista dell’informazione.
Sull’episodio è arrivata immediata anche la presa di posizione del partito Fratelli d’Italia, che in una nota firmata da Alessio Mattesini, presidente provinciale di Arezzo, e da Mirko La Torraca, commissario comunale, ha espresso una netta condanna.
“Esprimiamo la nostra piena solidarietà al giornalista Luigi Alberti per il grave atto vandalico e intimidatorio subito. Quanto accaduto rappresenta un gesto vile e inaccettabile, aggravato dalla presenza di simboli di odio che nulla hanno a che vedere con i valori democratici e civili che la nostra comunità condivide. Condanniamo con fermezza ogni forma di violenza, intimidazione e manifestazione di odio, ribadendo la necessità di difendere la libertà di stampa e il rispetto delle persone. Confidiamo che le autorità competenti possano fare piena luce sull’accaduto e individuare i responsabili”.
Ceccarelli: “Gesto vile che offende Arezzo e la libertà di informazione”.
“Esprimo la mia più profonda e convinta solidarietà all’amico Luigi Alberti per il vile atto subito. Vedere una svastica incisa sulla carrozzeria di un’auto non è solo un danno materiale, ma un segnale inquietante che non possiamo e non vogliamo ignorare, proprio a pochi giorni dalla festa dedicata alla lotta contro il nazi-fascismo”.
Con queste parole Vincenzo Ceccarelli, candidato sindaco di Arezzo, commenta l’episodio avvenuto a Sansepolcro ai danni del noto giornalista aretino.
“Luigi Alberti, oltre che un amico, è un professionista che da anni racconta il nostro territorio con passione e puntualità. Colpire lui, con un simbolo che richiama le pagine più tragiche e buie della nostra storia, significa offendere l’intera comunità aretina e tentare di colpire la libertà di stampa e il diritto-dovere di informare i cittadini. La violenza e l’odio ideologico sono i nemici giurati della convivenza civile e della democrazia. Arezzo e la sua provincia hanno radici democratiche e antifasciste profonde: non c’è spazio nelle nostre comunità per ‘vigliacchi’ che agiscono nell’ombra. Mi auguro che le autorità, anche grazie all’ausilio della tecnologia e delle telecamere presenti in zona, possano risalire in tempi brevi ai responsabili di questo gesto infame”.
Svastica sull’auto, solidarietà a Luigi Alberti da Marco Donati, Candidato Sindaco di Arezzo – Coalizione Civica: “Un atto grave che non può essere sottovalutato”
“La notizia dell’auto di Luigi Alberti sfregiata con una svastica non può lasciare indifferenti. Esprimo la mia piena solidarietà a Luigi Alberti: quando un giornalista subisce un’intimidazione, non viene colpito solo un bene privato, ma anche il suo lavoro e la libertà di informare. Non si tratta di una semplice bravata. È un gesto grave, che va preso sul serio e condannato senza ambiguità. Segnali di questo tipo non possono essere ignorati né minimizzati. Nel nostro territorio non ci può essere spazio per certi episodi né per chi li compie”.
A queste prese di posizione si unisce anche la redazione di Arezzo24, che esprime piena solidarietà e vicinanza al collega Luigi Alberti per quanto accaduto. Un episodio che colpisce non solo la persona, ma l’intero mondo dell’informazione e che richiama tutti alla necessità di difendere con fermezza il lavoro dei giornalisti e i principi di libertà e rispetto.
L’episodio riaccende così l’attenzione su un tema delicato come quello delle intimidazioni nei confronti dei giornalisti e, più in generale, sull’uso di simboli riconducibili a ideologie di odio. Ora la speranza è che le telecamere presenti nella zona commerciale di Porcaia possano fornire elementi utili alle indagini e portare rapidamente all’identificazione dei responsabili.
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dostum
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Re: Nazismo dilagante (OT)

#1518 Messaggio da dostum »

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Non è la prima volta che succede in paese, ma stavolta l’anonima mano disegnatrice di svastiche se l’è presa con il cuore della storia della comunità novalicense. Il simbolo nazista è infatti andato ad imbrattare stanotte la targa che ricorda l’episodio più doloroso dell’occupazione, il rastrellamento della popolazione civile del 26 giugno 1944. La targa fu posizionata la scorsa estate, domenica 22 giugno 2025. Al tempo i nazisti circondarono il paese e radunarono le donne e i bambini sul ponte verso l’abbazia, minacciando di farlo saltare con loro sopra, mentre gli uomini furono rinchiusi nei locali di quello che è oggi il ristorante delle Alpi, dove era stanziato il comando tedesco. Al termine della giornata 26 di loro furono deportati nei campi
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Re: Nazismo dilagante (OT)

#1519 Messaggio da dostum »

Una svastica. Disegnata con una matita nera su un volantino dell'Anpi che annunciava il programma di due giorni di iniziative per la Festa della Liberazione. L'hanno trovata sulla porta di ingresso dell'associazione partigiana a Portici.


"Un episodio di matrice fascista in occasione dell'81° anniversario della Festa Nazionale della Liberazione", denunciano l'associazione nazionale dei partigiani dell'area metropolitana di Napoli e la sezione di Portici in una nota congiunta. Che hanno denunciato l'episodio ai carabinieri.

"Sull'affissione posta al cancello della sede ANPI di Portici è stata apposta una svastica nera, simbolo del male assoluto e del nazismo", sottolineano i partigiani. Due gli appuntamenti che erano promossi dal volantino: un incontro al liceo scientifico Filippo Silvestri, venerdì, e ieri, in via San Cristoforo, la deposizione di una corona d'alloro in memoria del maresciallo medaglia d'oro al merito civile Ciro Siciliano, che si sacrificò per salvare dai nazisti la popolazione di Forno, nelle Alpi Apuane.
"L’ANPI di Portici esprime profonda indignazione per un gesto che definisce di gravità inedita, frutto di odio e profonda ignoranza", dicono nei giorni in cui a Portici è entrata nel vivo la campagna elettorale per le prossime amministrative di maggio. Sullo evolversi delle indagini l’ANPI metropolitana annuncia: "Seguiremo con estrema attenzione gli accertamenti delle autorità di pubblica sicurezza e promuoverà ogni iniziativa utile a salvaguardare i valori della Costituzione Antifascista, della libertà e della democrazia".

"Condanniamo il vile atto di matrice fascista compiuto da ignoti su una locandina che promuoveva gli eventi per il 25 aprile della sezione ANPI di Portici", afferma la CGIL di Napoli. Che continua: "In queste giornate, dove le associazioni democratiche e antifasciste rinnovano la memoria storica di un Paese che si liberò dal regime e scelse la libertà e la Costituzione come valori irrinunciabili, intimidazioni come queste non fermeranno le nostre azioni quotidiane a difesa della democrazia, della libertà di espressione e della tenuta sociale e solidale del nostro Paese".
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Re: Nazismo dilagante (OT)

#1520 Messaggio da Drogato_ di_porno »

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“Via, finito. L'ho dato via per l'America. L'ho regalato alla patria, alla democrazia. Così va meglio. A posto. Tutto bene. Ho donato il mio pisellino insensibile all'America. Ho donato il mio giovane pisellino alla democrazia. È perduto, non sente più nulla, finito chissà dove, là, vicino al fiume, fra le urla dell'artiglieria. Oh Dio, Dio, ridammelo! L'ho donato alla patria, l'ho immolato per tutto il paese. Ho dato il pisello per John Wayne e Howdy Doody, per Castiglia e Sparky il barbiere. Non mi ha mai detto nessuno che sarei tornato dalla guerra senza pene. Ma adesso sono tornato, la testa mi scoppia e non so cosa fare.” (Ron Kovic)

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Re: Nazismo dilagante (OT)

#1521 Messaggio da dostum »

Drogato_ di_porno ha scritto:
15/05/2026, 21:55
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Il Nonno baalkaniano era un autentico ariano docg ricorderai come venne individuato ma pure la nonna
https://www.superzeta.it/viewtopic.php? ... r#p2508980
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Re: Nazismo dilagante (OT)

#1522 Messaggio da OSCAR VENEZIA »

Lo stesso Balkan Wolf convintamente asseriva che un nonno era siciliano ( o Calabrese). D’altra parte anche Hitler che sbraitava tanto aveva un 25 % ebreo
Barabino libero!

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dostum
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Re: Nazismo dilagante (OT)

#1523 Messaggio da dostum »

OSCAR VENEZIA ha scritto:
16/05/2026, 9:20
Lo stesso Balkan Wolf convintamente asseriva che un nonno era siciliano ( o Calabrese). D’altra parte anche Hitler che sbraitava tanto aveva un 25 % ebreo
Tutti i capi nazzisti avevano aspetto da terroni
https://www.coridastadio.com/66633/Bologna
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Re: Nazismo dilagante (OT)

#1524 Messaggio da dostum »

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his Ain’t Rock ‘n’ Roll: Pop Music, the Swastika and the Third Reich è il nuovo libro di Daniel Rachel (White Rabbit Books), un racconto meticoloso ed esaustivo che esamina l’attrazione duratura e problematica del rock verso la svastica e il nazi-fascismo.

Daniel Rachel nasce come musicista per diventare poi uno scrittore vincitore di premi e gratificato dalle vendite. Tra i suoi libri precedenti si segnalano l’eccellente Too Much Too Young, the 2 Tone Records Story, Isle of Noises: Conversations with Great British Songwriters, Walls Come Tumbling Down e The Lost Album of the Beatles: What If the Beatles Hadn’t Split Up? Ha curato anche le note di copertina per molti artisti, tra cui The Kinks, Madness, Ocean Colour Scene, Ray Davies e Bryan Ferry.
Nell'arco degli ultimi sette decenni alcune delle figure più celebri del rock hanno flirtato con l'immaginario e la teatralità del Terzo Reich. In This Ain't Rock 'n' Roll Rachel naviga in queste acque turbolente e pericolose con prudenza, chiedendoci di guardare con occhi diversi agli artisti che ci hanno definito, ispirato e dato gioia, e di considerare perché così tanti siano stati attratti dall'estetica (a volte addirittura dai contenuti) di un’ideologia responsabile delle peggiori atrocità del ventesimo secolo.
Daniel Rachel ha scavato a fondo nell'ossessione duratura del rock e del pop per il nazismo. Perché continua ad accadere? In definitiva, il flirt con l'immaginario nazista non può essere separato dalla realtà dell'ideologia nazista e da ciò a cui ha portato... Speriamo che il rock, che dopotutto si è costruito sul potere della ribellione e sulla capacità di dire la verità in faccia al potere, sia all'altezza della sfida
The Times (UK)
Come ha ricordato Billy Bragg nell’introduzione a questa importante esplorazione del rapporto tra musica rock e pop e Terzo Reich, Daniel Rachel sfida le motivazioni di quegli artisti che hanno cercato glamour e notorietà sfruttando l'immaginario nazista.
Così facendo, solleva ancora una volta la domanda che fu posta a Leni Riefenstahl dopo il 1945, quando sostenne che, pur essendo affascinata dal nazismo, era politicamente ingenua e ignorante del destino di sei milioni di ebrei: «Come potevi non sapere?».
Sebbene avessi familiarità con numerose informazioni, come quelle di John Lennon che scimmiottava Adolf Hitler, Keith Moon che amava sfoggiare pubblicamente uniformi naziste, Brian Jones in divisa nazista sulla copertina di un a rivista danese, Keith Richards collezionista di parafernalia del nazionalsocialismo, i punk che esibivano sul braccio la fascia con la svastica e anche le connotazioni problematiche che hanno accompagnato sia i Joy Division sia i New Order nel corso degli anni, in questo libro ho trovato molto di cui non ero a conoscenza o a cui non avevo pensato: un esempio tra tutti, la società di produzione dei concerti dei gruppi della Factory si chiamava Final Solution.
L'elenco di coloro che hanno giocato con l'immaginario nazista, o si sono addirittura spinti oltre il limite, è piuttosto lungo e include artisti come Jimmy Page, David Bowie, Madonna, Spear of Destiny, Bobby Gillespie, Kula Shaker e Fat White Family, solo per citarne alcuni.
Una curiosità: visto che ho già citato Lennon, segnalo che in origine nella copertina di Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band avrebbe dovuto comparire la sagoma di Hitler, poi coperta nella versione definitiva.
Nel corso di un’intervista l'autore ha sottolineato che qualunque sia la ragione per cui band e artisti lo abbiano fatto, che sia per ingenuità, per generare uno shock o un rozzo tentativo di sovversione, il rock ha tollerato queste associazioni in un modo non accettato da nessun'altra forma d'arte.
Hitler ha mantenuto tutte le sue promesse. Disse che avrebbe sterminato gli ebrei e li ha sterminati sul serio.
Lemmy Kilmister dei Motörhead nella sua autobiografia, White Lines Fever ,del 2002
Da qui ne consegue una domanda: quanto dovrebbero essere responsabili i fan, i media e l'industria musicale per quella che è spesso sembrata una squallida attrazione per le perversioni eroticizzate di un regime fascista (interessanti a questo proposito le pagine dedicate a Salon Kitty di Tinto Brass e alla filmografia sado-nazi)?
Rachel pone domande essenziali su azioni spesso trascurate o sottovalutate, senza lanciarsi in giudizi generalizzati né offrendo facili risposte. Così facendo, ci chiede di valutare con atteggiamento diverso la storia del rock e getta nuova luce sui sinistri echi del Terzo Reich nella cultura popolare e sull'eredità della storia del ventesimo (e ventunesimo) secolo che ci definisce oggi.
Ma la fascinazione verso la svastica sottintendeva una qualche adesione all’ideologia nazista, era una forma di provocazione nei confronti delle generazioni precedenti che il nazismo l’avevano combattuto o, più semplicemente, era la conseguenza di superficialità e ignoranza (chi l’indossava diceva invariabilmente di essere cool e anti-establishment) ?
In Inghilterra si cominciò seriamente a collegare nazismo e Shoa molto più tardi che nell’Europa continentale; inoltre la popolazione inglese subì sì durissimi bombardamenti, ma non l’occupazione come avvenne in molti altri Paesi. Hitler era il nemico sconfitto e in quanto tale era ridicolizzato in buffe imitazioni in televisione e a teatro. Il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau era ancora poco conosciuto e per i Sex Pistols “Belsen fu divertente” (“Belsen was a gas”, dove gas sta per divertimento ma ammicca piuttosto chiaramente allo Zyklon B, gas a base di acido cianidrico impiegato nelle camere a gas dei campi di sterminio.
A proposito di gas, i Throbbing Gristle riescono nel difficile compito di spingersi oltre con il brano “Zyklon B Zombies”, comparso nel 1978 sul retro del loro singolo d’esordio “United”: mi limito a scrivere che il testo è disturbante.
La svastica fu anche la causa di una discussione tra due manager/teorici del punk con origini ebraiche, Malcolm McLaren dei Sex Pistols e il suo amico Bernie Rhodes dei Clash.
L'attivista, artista e cronista punk Caroline Coon ricorda le prove per il primo festival punk al 100 Club nel 1976: Malcolm iniziò a distribuire bracciali con svastiche che aveva fatto realizzare per l’occasione. Siouxsie Sioux ne indossò subito uno e alcuni dei Pistols sembrarono sul punto di fare altrettanto. Sconvolto, Rhodes sbottò che, se qualcuno avesse indossato svastiche sul palco, non avrebbe potuto usare gli strumenti dei Clash come previsto. I Clash lo appoggiarono: il concerto si tenne, almeno per quella sera nessuna svastica.
Il libro è ricco di episodi come quello appena ricordato e dettagli sorprendenti, quindi la lettura risulta piacevole e scorrevole. La dissonanza cognitiva tra l'uso ribelle dell'immaginario nazista da parte del rock e l'orrore reale del regime nazista costituisce il nucleo emotivo di questo libro, nel corso del quale Rachel non dà quasi mai giudizi, non esplora da dove provenga il fascino musicale di questi personaggi, una discussione che l’avrebbe portato necessariamente abbastanza lontano dal rock, né suggerisce come affrontare l'estrema destra oggi.
Lascia parlare i musicisti, senza punteggiare ogni loro banalità con un commento editoriale: un atto di fiducia nei confronti dei suoi lettori, confidando che la loro posizione non sia dalla parte del razzismo e della crudeltà.
Un libro tempestivo che espone la storia complicata dell'uso dei simboli nazisti nella cultura della musica popolare dopo la Seconda Guerra Mondiale. Mentre i poteri in carica si dirigono verso un futuro di estrema destra, non c'è più nascondiglio per coloro che fingono di essere ignoranti sul vero significato del nazismo o che usano i suoi emblemi per il loro presunto fattore 'cool' o sovversivo. Hanno una scelta: ammettere la loro perversa fascinazione, senza cercare ridicole scappatoie, oppure scusarsi.
Pauline Black, The Selecter
P.S. Ma i buoni, quelli che si sono opposti a questi atteggiamenti e al razzismo? Ci sono anche loro (due nomi tra tutti, quelli di Paul Weller e del già citato Billy Bragg) ma ho preferito occuparmi solo dei cattivi: inutile negarlo, il loro fascino sinistro è intrigante.
This Ain’t Rock ‘n’ Roll: Pop Music, the Swastika and the Third Reich è uno dei venti titoli selezionati per essere il Rough Trade Book of 2025.
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